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Cobolli: “Sono più professionale, voglio essere costante”

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Flavio Cobolli raggiunge la quindicesima posizione del ranking mondiale, segnando il punto più alto della propria carriera dopo il trionfo di Acapulco – il suo primo titolo sul cemento. In finale ha prevalso su Frances Tiafoe 7-6(4), 6-4 superando la striscia negativa di due sconfitte consecutive contro il giocatore statunitense. Questo successo si aggiunge ai titoli di Bucarest e Amburgo conquistati nel 2025, portando a tre i trofei complessivi in bacheca. Con questo risultato, l’azzurro diventa l’ottavo italiano a entrare nella top 15 mondiale nell’era Open, unendosi a Sinner (n. 1), Panatta (n. 4), Musetti (n. 5), Berrettini (n. 6), Barazzutti (n. 7), Fognini (n. 9) e Bertolucci (n. 12). Fondamentale per questo percorso di crescita è stata la Coppa Davis, ricordo inciso sulla sua pelle con il tatuaggio di Hulk, simbolo della forza che l’ha portato a vincere i suoi incontri. Nonostante un inizio di 2026 complesso, può puntare ora verso l’orizzonte della top 10. In un’intervista per La Gazzetta dello Sport racconta del suo percorso.

D. Flavio, anche questa volta dopo un momento complicato ha trovato la forza di scuotersi, ha ritrovato gioco e fiducia. Qual è stata la chiave?
Cobolli: “A parte il team e la famiglia, che mi sono sempre vicini, penso che la chiave sia come lavoro fuori dal campo. Dopo le sconfitte mi tiro su le maniche e rimetto subito sotto. Sono molto orgoglioso di me stesso e nell’ultimo anno mi sento maturato, anche come atteggiamento, sono più professionale”.  

L’immagine di lei che si strappa la maglia in Davis è tra quelle più iconiche del nostro tennis. Quanto l’ha cambiata quella vittoria?
Cobolli: “Tanto. Prima di tutto perché, come ho detto tante volte, vincere con la Nazionale è stato il mio sogno fin da bambino, e poi mi ha fatto capire tante coseInnanzitutto, ho capito di essere un giocatore più difficile da incontrare, e poi che posso giocare su tutte le superfici. Mi hanno sempre detto che sul cemento non avrei potuto mai raggiungere grandi risultati. Alla fine le partite migliori, prima di questo titolo, le avevo fatte sul cemento indoor. Anche con Jannik, ad esempio, dove agli ottavi di Vienna ho giocato molto bene anche se poi sono uscito sconfitto. Mi sono divertito molto in quella partita (contro Sinner), sono più consapevole, sono affamato, e cosa a mio avviso molto importante, questa vita mi piace sempre di più, anche quando devo affrontare delle difficoltà”.

Il suo team resta a conduzione famigliare, con suo papà Stefano come coach. Avete aggiunto qualche altro professionista per il 2026?
Cobolli: “Insieme a noi ora c’è anche Gerardo Brescia, un tecnico che ci dà una mano attraverso la federazione. Poi c’è un fisioterapista che viaggerà con me nelle settimane più importanti, Fabio Coniglio” 

Ora è tra i primi 15 al mondo, con vista Top 10. Le cose sono cambiate?
Cobolli: “Stanno, e sto, cercando di mettermi nella miglior situazione possibile per riuscire a rendere al meglio e essere costante tutto l’anno. Poi, i risultati verranno di conseguenza”.  

In Australia ha iniziato il 2026 con tutta la famiglia: papà, mamma e fratello. Prima di Acapulco, poi, ha chiamato in “soccorso” la sua fidanzata Matilde. Quanta carica le dà avere con sé le persone che ama?
Cobolli: “Più che carica, mi mettono tranquillità e serenità. Ed è ciò di cui ho più bisogno, perché mi carico già tanto da solo. Con loro ritrovo l’equilibrio”.  

Mancava solo Edoardo Bove, il suo amico fraterno fin dai tempi delle giovanili della Roma.
Cobolli: “Per fortuna adesso ha molto meno tempo libero, è una gioia che sia tornato in campo. Spero presto di essere io a sedermi in tribuna per lui”.

(di Sabrina Giorgi)




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