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Zorro Ranch, la nuova vita della residenza di Epstein: da villa degli orrori a luogo di ritiro spirituale per cristiani. E ripartono le indagini

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“Tutti prestavano attenzione a Parigi, Little St. James, New York e Miami, ma non a Zorro Ranch“. Chi parla al New York Times Eddy Aragon, dj di Albuquerque che ha trascorso anni a fare ricerche su Jeffrey Epstein. Zorro Ranch era la sua residenza in New Mexico, lontana da sguardi indiscreti. Una villa enorme nel deserto a sud di Santa Fe, dove potrebbero essere state sepolte due ragazze vittime di tratta, secondo quanto riportato da alcune mail contenute nei file pubblicati a fine gennaio dal Dipartimento di Giustizia e rilanciate da Chi l’ha visto?. Dichiarazioni tutte da verificare, eppure sconvolgenti: ma dal New Mexico “affermano che non è mai stata condotta un’indagine approfondita sulle attività criminali che potrebbero essersi verificate nel ranch durante i 26 anni in cui il condannato per reati sessuali ne è stato proprietario. Un’inchiesta statale sulle azioni del signor Epstein è stata presa in carico dai procuratori federali nel 2019, per poi fallire a quanto pare, secondo i funzionari del New Mexico e i documenti recentemente desecretati”, scrive il New York Times.

A gennaio però è stata istituita una commissione bipartisan per accertare la verità e anche il procuratore generale dello Stato ha annunciato la volontà di riaprire l’inchiesta che il suo ufficio aveva chiuso poco prima della morte di Epstein nel 2019. All’Fbi un whistleblower anonimo, che aveva lavorato nel ranch, aveva dichiarato che il pedofilo “aveva nascosto la morte di due ragazze abusate ordinando che fossero sepolte sulle colline fuori dal ranch“. Non si sa se l’Fbi abbia dato o meno seguito a delle indagini ma, secondo quanto emerge, a dicembre 2019 il ranch non era ancora stato perquisito dagli investigatori. Chi si era mosso all’epoca era l’ufficio del procuratore del New Mexico: aveva iniziato a interrogare testimoni locali per verificare se fossero stati commessi reati. Ma il lavoro viene bloccato dai procuratori federali del distretto meridionale di New York: chiedono di interrompere, secondo Hector Balderas, ex procuratore generale del New Mexico, perché vogliono essere loro alla testa delle indagini. Ma un anno dopo lo stesso Balderas richiama l’inefficacia dei federali e scrive loro una lettera, in cui chiede il sequestro dei beni di Epstein. “Riteniamo che questo ranch sia stato utilizzato da Epstein e altri per facilitare l’esecuzione e l’occultamento prolungato del suo traffico di bambini”, si legge nella lettera. Non ha ricevuto nessuna risposta. Così come non ha ricevuto risposta Aragon, quando nel 2019 ha inviato la segnalazione sui corpi sepolti alle autorità locali. Anche qui, silenzio.

Ora il New Mexico assicura di volere fare chiarezza. Ma dal 2023 c’è un nuovo proprietario del ranch, cosa che “complica potenzialmente le indagini dello Stato”. Chi possiede casa e terreni ora è Don Huffines, ex senatore repubblicano dello Stato e oggi magnate immobiliare. Ha detto che collaborerà con gli investigatori, ma allo stesso si candida a revisore dei conti del Texas. Il suo progetto nella residenza del pedofilo è di costruire un centro per ritiri di preghiera cristiani. Ha ribattezzato la residenza di Epstein San Rafael Ranch, in onore del santo patrono della guarigione. “Sta costruendo un nuovo cancello d’ingresso – scrive il Nyt – e, una volta completato, ha detto, sull’arco di pietra sopra l’ingresso ci sarà la scritta: “Beati coloro che vengono nel nome del Signore”.

Quando e perché Epstein comprò il ranch – L’acquisto risale al 1993: apparteneva alla famiglia di Bruce King, tre volte governatore del New Mexico. “Anche in questo caso, Epstein era così entrato in contatto con l’élite politica dello Stato, come aveva fatto altrove”. E aveva costruito un complesso enorme che comprendeva “una pista privata, un eliporto, un hangar per il suo jet personale e una villa ritenuta la più grande dello stato. Recinzioni di filo spinato costeggiavano la periferia e telecamere nascoste registravano gli spostamenti”. Un luogo perfetto per nascondersi e per nascondere cosa succedeva al suo interno. “Gli abitanti delle vicine città rurali vedevano le luci abbaglianti della villa di notte e il frequente traffico aereo, ma la maggior parte non sapeva chi ci vivesse o cosa stesse accadendo lì dentro”, si legge ancora sul Nyt. Epstein aveva contatti anche con Bill Richardson, un altro ex governatore del New Mexico, ambasciatore delle Nazioni Unite e segretario all’energia, morto nel 2023. A fianco del ranch, poi, il faccendiere “aveva affittato circa 1.200 acri di terreno pubblico adiacente”. Un’area perfetta per il pascolo, ma che invece è stata utilizzata per perpetrare attività illecite. A sostenerlo è “Stephanie Garcia Richard, commissario per i terreni pubblici del New Mexico, che ha annullato i contratti nel 2019″.

L'articolo Zorro Ranch, la nuova vita della residenza di Epstein: da villa degli orrori a luogo di ritiro spirituale per cristiani. E ripartono le indagini proviene da Il Fatto Quotidiano.




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