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Nel caso Crosetto-a-Dubai c’è un bell’elefante nella stanza: Alfredo Mantovano

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Se la vicenda Crosetto-a-Dubai fosse una stanza ci sarebbe un enorme elefante rosa nel bel mezzo di cui nessuno pare accorgersi, che si chiama Alfredo Mantovano.

Per vederlo bisogna scartare dalla scena tutto ciò che non serve, tipo: perché il ministro Crosetto era negli Emirati Arabi, cosa centrino famigliari, diplomatici, omologhi emiratini, il ministro Tajani, il volo di rientro “Lo pago il triplo”, l’Oman, la marginalità dell’Italia… e concentrarsi su una frase che il ministro Crosetto da ieri, rispondendo alle Commissione Esteri riunite di Camera e Senato, ripete e che suona pressappoco così: non sono partito di nascosto, prima di farlo mi sono consultato e mi hanno detto che non c’erano rischi imminenti (CorSera), oppure, come titola La Repubblica: “Non potevano non sapere che ero lì”.

A chi avesse come l’impressione di essere capitato davanti ad un film già visto, ricordo che effettivamente nell’ottobre del 2024 il ministro Crosetto raccontava di avere più di un indizio sulla possibile attività di spionaggio da parte dei Servizi (italiani!) su di lui e di come questa presunta attività avesse potuto mettere a rischio la sicurezza nazionale, salvo poi ridimensionare le sue stesse parole.
L’autorità politica delegata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al governo dei Servizi per le informazioni per la sicurezza della Repubblica, cioè i servizi segreti AISI ed AISE, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, parlamentare di lunghissimo corso, con rilevanti incarichi di governo nell’era berlusconiana.

Guido Crosetto ed Alfredo Mantovano fanno parte dello stesso partito cioè Fratelli d’Italia, ma gli scricchiolii tra i due si sentono da tempo.
L’ultimo è quello che si coglie leggendo con attenzione la relazione della Presidente della Commissione Antimafia, on. Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia), sulla vicenda “dossieraggi/Striano” portata al voto della plenaria giusto una settimana fa e che le opposizioni unite hanno sonoramente respinto. In essa trapela un forte risentimento per il modo con il quale le indagini scaturite dalla denuncia di Crosetto del 2 novembre 2022, siano state sviluppate dalla Procura di Roma ed in particolare dalla sostituta Giammaria e dal Procuratore Aggiunto Racanelli, i quali, a detta della Colosimo, avrebbero messo i due principali indagati e cioè il magistrato Laudati ed il finanziere Striano nelle condizioni di far sparire le prove delle condotte a loro carico, avvertendo in modo irrituale della inchiesta e ritardando perquisizioni e sequestri. La relazione delle opposizioni sul punto ha fatto notare che lungi dal poter intravvedere in queste trame un complotto da “toghe-rosse”, sia molto più facile rivelare un conflitto profondo e potenzialmente pericoloso per le Istituzioni tutto interno alla destra di governo, stante i buoni e consolidati rapporti tra Mantovano e Laudati ed il fatto davvero curioso della promozione ai vertici del Ministero della Giustizia proprio di quella dott.ssa Giammaria, per diretta volontà del ministro Nordio, nel Maggio del 2025.

Ma che succede dentro casa Meloni?

Che la temperatura dello scontro stia salendo in maniera spaventosa me lo fa pensare una recente intervista della Presidente Colosimo che, commentando gli esiti della indagine sui “dossieraggi”, ha però aggiunto sibillina che potrebbe tornare sulla questione degli spionaggi abusivi ed affrontare in particolare la vicenda Paragon ovvero la vicenda dell’utilizzo illegale del software spia venduto dalla società israeliana soltanto a pubbliche autorità e a condizione che non venisse adoperata contro soggetti che legittimamente svolgono attività politica o giornalistica. Nessuno ha mai chiarito ad oggi chi e perché abbia ordinato di intercettare, tra gli altri, anche due giornalisti professionisti come Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino di Fanpage. Una vicenda che aveva investito direttamente il sottosegretario Mantovano, in ragione delle sue responsabilità.
Insomma, più che il governo della Repubblica sembra la guerra dei Roses.

L'articolo Nel caso Crosetto-a-Dubai c’è un bell’elefante nella stanza: Alfredo Mantovano proviene da Il Fatto Quotidiano.




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