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Intervista a Roger Draper: “Mio figlio non ha mai beneficiato di nepotismo”

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Ora che Jack Draper è diventato il tennista britannico di spicco della sua generazione, suo padre Roger può ripensare con un sorriso agli anni di critiche e lamentele, tutte basate sull’idea che Jack fosse un “figlio di papà”. Pochi oggi lo direbbero: a 24 anni, Draper ha dimostrato ampiamente il suo talento, non da ultimo vincendo l’anno scorso il cosiddetto “quinto slam” a Indian Wells. Ma da juniores era facile sostenere che viaggiasse per i tornei europei solo perché papà Roger era il CEO della Lawn Tennis Association (LTA).  

“Entrambi i miei ragazzi hanno dovuto affrontare questa cosa”, dice Draper senior sorprendendo con ironia. “Tutti incolpano la FA, o l’ECB, o la RFU, o la LTA, se il loro piccolo Johnny o Katie non ce la fa”. L’unico vantaggio di Jack? “Penso che non fosse per il mio lavoro – ho lasciato la LTA quando aveva 12 anni –, ma per essere cresciuto in una famiglia sportiva”.  

È cresciuto in una casa piena di frisbee, racchette e palloni –non solo palline da tennis, ma anche da calcio e cricket. Di notte giocavamo a biliardo, freccette, ping pong, e gli davamo contro per innervosirlo. C’era tutta questa sfida competitiva con Ben, me o Nicky”, la madre di Jack, ex campionessa nazionale e ora divorziata da Roger.  

Anche papà Draper era un atleta versatile, anche se mai di livello mondiale. Alla laurea in scienze sportive a Loughborough (fine anni ’80) si dedicò al rugby league. “Sono solo un ragazzo comune di Wigan”, dice. “Cerchiamo sempre di tenerlo con i piedi per terra. Abbiamo lavorato sodo, ottenuto buoni lavori, ma senza denaro ereditato. La nostra spinta era uscire da Wigan”.  

Jack è stato un progetto locale: basi tecniche alla Weybridge Tennis Academy (5-15 anni), ma il talento risale a prima, con mamma Nicky al Sutton Tennis & Squash Club. “Ero troppo occupato”, racconta Roger, “così lei lo portava con sé: invece dell’asilo, una gabbia con muro da tennis. Ci andava con la racchettina e, inspiegabilmente, colpiva di sinistro pur essendo destrorso”. Dopo 20 anni, Roger ha tra le mani un talento d’élite: un figlio che si carica addosso l’eredità di Andy Murray. “Sono solo super orgoglioso di lui», conclude. «Così contento che il suo duro lavoro stia dando frutti”. 

Federica Migliorati




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