La nuova F1 che rallenta in curva cambia il ruolo del pilota. “Siamo diventati inutili”: cosa c’è dietro l’allarme di Alonso
“Il ruolo del pilota, così, diventa inutile”. Fernando Alonso, in oltre vent’anni di Formula 1, non è stato mai banale né in pista né davanti ai microfoni. Lo spagnolo dell’Aston Martin è stato estremamente critico nel commentare lo stile di guida introdotto con il cambio regolamentare che debutta in Australia, dove domenica scatta la stagione 2026 di F1. La novità principale, tra le altre, riguarda la power unit: il motore è diventato perfettamente ibrido, il 50% a combustione e il 50% elettrico. Perciò l’attenzione maggiore si pone sulla batteria, elemento fondamentale di questa nuova stagione, secondo quasi tutti i piloti.
Per garantire la massima espressione di velocità sui rettilinei si dovrà rallentare in curva, quasi fino a veleggiare. I piloti saranno costretti, dunque, ad alzare il piede dall’acceleratore ben prima del punto di staccata e lasciar quasi scorrere la macchina per permettere alla parte termica di caricare energia e sprigionarla, poi, sui dritti. Una tecnica, lift and coast, già vista – e di cui soprattutto la Ferrari doveva abusare negli anni passati – per risparmiare carburante e vita delle gomme. Lo stesso “gioco” che dovrà favorire la batteria.
La Federazione e i team stanno già discutendo di cambiare l’approccio, però. Tutto gira intorno al deployment, cioè il rilascio di questa potenza elettrica. Se dovesse abbassarsi, si parla di scendere a una soglia compresa tra i 200 e i 300 kW dagli attuali 350, l’energia liberata per andare al massimo sui rettilinei chiaramente diminuirà, permettendo un minor bisogno di ricarica in curva e quindi di doverla percorrere troppo lentamente. Una manovra per restituire importanza al pilota. Va specificato, però, che tale variazione di potenza è ammesso solo in particolari tratti della pista predeterminati dalla direzione gara all’inizio del weekend di gara.
Perché non è un caso che l’allarme sia stato lanciato da un due volte campione del mondo come Alonso. Parole che hanno fatto eco all’attacco del giorno precedente di Max Verstappen. Il quattro volte iridato della Red Bull aveva sentenziato su queste macchine: “Sembra la Formula E (il campionato delle monoposto elettriche della Fia) sotto steroidi”. Ma da dove nasce la perplessità? Lo spagnolo ha ricordato come negli anni Novanta e Duemila il pilota faceva una differenza enorme. Alzare il piede dall’acceleratore il più tardi possibile, frenare nell’ultimo centimetro di pista disponibile e percorrere le curve alla massima velocità facevano la differenza tra un buon giro di qualifica e la pole position, tra un attacco a vuoto e un gran sorpasso decisivo in pista.
L’olandese e lo stesso Alonso, poi, sono abituati a parlare chiaro. Il pilota dell’Aston Martin addirittura ha usato un’iperbole, dicendo che queste monoposto le potrebbe guidare anche il loro chef. La paura è vedere piloti esecutori e non istintivi, cioè radiocomandati dal muretto box per eseguire con massima precisione tutte le procedure per avere la massima potenza solo in rettilineo.
Un’altra grande novità è la partenza. Perché in questo caso il pilota, invece, conterà il doppio. Se fino allo scorso anno lo spegnimento dei semafori esaltava solamente reattività e riflessi dei piloti, da questa stagione sarà fondamentale preparare la procedura corretta. Una volta schierati in griglia, i piloti dovranno caricare manualmente il turbo, che fino alla scorsa stagione era tenuto in rotazione elettronicamente, per partire forte. In caso di errore si rischia di rimanere con la macchina ferma in griglia.
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