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Via 790mila euro al cugino disabile, condannati marito e moglie

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BRONI. Si chiude con una doppia condanna il processo che vedeva imputati marito e moglie, residenti in un centro dell’Oltrepo (53 anni lui, 42 anni lui: omettiamo i nomi a tutela delle vittime dei reati), accusati di aver approfittato degli anziani zii di lei e del loro figlio disabile arrivando – secondo l’accusa – a sottrarre loro centinaia di migliaia di euro. Il tribunale collegiale ha condannato l’uomo a 3 anni e 8 mesi di reclusione e 1.600 euro di multa, mentre per la moglie è stata stabilita una pena di 3 anni e 3 mesi e 1.200 euro di multa. La condanna riguarda tutti e tre i capi d’imputazione: circonvenzione di incapace, violenza privata e lesioni. Accolta inoltre la richiesta della parte civile di una provvisionale immediatamente esecutiva di 580mila euro, pari alla metà del risarcimento complessivo stimato, mentre per il deposito delle motivazioni della sentenza il tribunale ha fissato 90 giorni. la vicenda Secondo quanto emerso nel processo, la vicenda si sarebbe sviluppata a partire dal 2017 tra diversi comuni del Nord Italia, tra il Vercellese e il Pavese, fino alla zona di Broni. Al centro della storia una coppia di anziani e il loro figlio, adulto ma affetto da una grave forma di autismo e dichiarato interdetto con sentenza del tribunale di Vercelli oltre vent’anni fa. Proprio la preoccupazione dei genitori per il futuro del figlio dopo la loro morte sarebbe stata, secondo l’impostazione accusatoria, la leva utilizzata dagli imputati, parenti delle persone offese. La coppia avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale nella gestione della vita quotidiana e del patrimonio familiare, presentandosi come futuro punto di riferimento per il figlio disabile. In questo contesto gli anziani sarebbero stati convinti a trasferirsi in un’abitazione a Inverno e Monteleone, di proprietà della donna, contribuendo economicamente a presunti lavori di ristrutturazione che però, secondo l’accusa, non sarebbero mai stati realizzati. Uno degli episodi principali riguarda l’acquisto di una villa nella zona di Broni. Il prezzo dell’immobile sarebbe stato prospettato agli anziani come pari a circa 1,5 milioni di euro, inducendoli a versarne circa la metà. In realtà, secondo la ricostruzione accusatoria, la villa sarebbe costata circa 500mila euro e sarebbe stata intestata esclusivamente alla coppia imputata. A ciò si sarebbero aggiunte richieste di contributi mensili tra i 1.500 e i 2.000 euro, sempre con la promessa di garantire assistenza e una migliore qualità di vita al figlio disabile. Secondo l’accusa, però, alle promesse non sarebbe seguita una reale tutela. Nel capo di imputazione compare anche un episodio di violenza privata, attribuito all’uomo, che avrebbe lasciato liberi due cani di grossa taglia nel giardino comune impedendo agli anziani e al figlio di uscire di casa. I rapporti familiari sarebbero poi degenerati in un clima di pressioni e tensioni, fino a un episodio di aggressione che avrebbe provocato lesioni e un ricovero ospedaliero. Le persone offese si sono costituite parte civile con gli avvocati Carlo Madama e Daniele Cei dello studio legale associato Madama e Cei. «Esprimiamo soddisfazione per una sentenza che restituisce, in attesa dell’esecuzione sull’immobile già sottoposto a sequestro, almeno la dignità a una famiglia già fortemente provata dalle condizioni del figlio», ha commentato l’avvocato Madama. —




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