Iran, tutte le possibili mosse di Trump: si tenta una sortita diplomatica
Gli Stati Uniti provano ad avviare un’iniziativa diplomatica in Iran. Lunedì, Donald Trump ha affermato che si sarebbero tenuti dei colloqui tra Washington e Teheran. «Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente», ha dichiarato, per poi annunciare uno stop di cinque giorni agli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Al contempo, indiscrezioni di stampa hanno rivelato che potrebbe tenersi a breve un incontro a Islamabad tra alti funzionari di Washington e di Teheran.
«Si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non negozieranno attraverso la stampa. La situazione è in continua evoluzione e le speculazioni sugli incontri non devono essere considerate definitive finché non saranno annunciate ufficialmente dalla Casa Bianca», ha affermato, dal canto suo, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Al contempo, Benjamin Netanyahu ha reso noto di aver parlato con Trump lunedì. «Il presidente Trump ritiene che ci sia l’opportunità di sfruttare gli straordinari risultati che abbiamo ottenuto con le forze armate statunitensi per realizzare gli obiettivi della guerra attraverso un accordo, un accordo che tutelerà i nostri interessi vitali», ha dichiarato il premier israeliano.
Dall’altra parte, il ministero degli Esteri iraniano ha negato che vi siano stati dei colloqui con Washington negli ultimi 24 giorni. «Non ci sono stati negoziati con gli Stati Uniti. Le notizie false hanno lo scopo di manipolare i mercati finanziari e petroliferi e di uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele», ha rincarato la dose il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.
A questo punto, le incognite sono principalmente due. La prima riguarda l’atteggiamento dell’Iran. È davvero possibile che, come dicono le alte sfere di Teheran, Trump si sia inventato tutto con il solo scopo di abbassare il costo dell’energia? Un’altra ipotesi è che l’iniziativa diplomatica sia in corso e che l’Iran stia tergiversando in un’ottica di tattica negoziale. Una terza possibilità, infine, è che le spaccature interne al regime khomeinista stiano aumentando e che si stia svolgendo una lotta intestina per stabilire quale linea seguire nei confronti di Washington. D’altronde, una dialettica simile si era innescata anche l’anno scorso a seguito della guerra dei dodici giorni.
L’altra incognita riguarda il rapporto tra Trump e Netanyahu. All’inizio del conflitto, il premier israeliano chiese conto agli americani di presunti contatti segreti con gli iraniani. È inoltre noto come lo Stato ebraico veda con freddezza la «soluzione venezuelana» auspicata da Washington, propendendo maggiormente per un regime change classico. Da questo punto di vista, è interessante notare come, nelle scorse ore, la figura di JD Vance stia riprendendo quota: il numero due della Casa Bianca ha sentito telefonicamente Netanyahu e potrebbe essere coinvolto negli eventuali incontri di Islamabad. A ottobre, emerse come, nell’attuale amministrazione americana, il vicepresidente sia forse la figura meno morbida nei confronti del premier israeliano. Trump potrebbe fare, in altre parole, leva sul suo vice per spingere Netanyahu ad assecondare la sua strategia diplomatica con la Repubblica islamica.
