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Acquisti online: gli italiani spendono oltre 360 euro l’anno solo per la consegna a domicilio

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La comodità ha un prezzo. E, a quanto pare, non è affatto trascurabile. Tra consegne di cibo, pacchi e spesa online, gli italiani spendono oltre 360 euro l’anno solo per la praticità di ricevere a casa quello che ordinano. Si tratta di «piccole somme» che, però, a fine anno si sentono. È quanto emerge da una recente analisi della fintech Bravo, che ha fatto i conti riguardo alle abitudini di consumo digitali e al loro impatto sul bilancio familiare.

La tassa sulla comodità: oltre 360 euro l’anno per le consegne a domicilio

Ordinare una pizza, ricevere un pacco il giorno dopo o farsi portare la spesa a casa sono sempre più gesti quotidiani, soprattutto dopo la pandemia. Ma dietro queste comodità, si nasconde un costo frammentato e spesso sottovalutato. Secondo lo studio, infatti, sommando le spese di consegna legate ai principali servizi utilizzati (food delivery, e-commerce e spesa a domicilio) si può arrivare a superare i 360 euro annui. Il «trucco» sta nella percezione (errata): sono pochi euro alla volta, che però si accumulano nel tempo fino a incidere in modo concreto sul bilancio familiare. La formula più diffusa resta quella del «pay per delivery», ovvero il pagamento della singola consegna, che nel lungo periodo risulta la più onerosa. E quella che è una spesa accessoria rischia di trasformarsi in una voce strutturale difficilmente controllata.

Food delivery, e-commerce e spesa online: dove si spende di più

Oltre al quanto si spende, l’analisi fotografa anche come si spende, come stanno cambiando le abitudini di consumo degli italiani. Di quei 360 euro, la parte preponderante è giocata certamente dal food delivery, diventato ormai una consuetudine settimanale per una larga parte della popolazione. Più del 41% degli italiani utilizza questi servizi, spinto dalla praticità e dalla rapidità con cui è possibile ricevere un pasto pronto a casa. La frequenza media — circa 1,5 ordini a settimana — porta a un totale di 78 consegne l’anno. Anche ipotizzando un costo medio contenuto, pari a circa 3 euro per ordine, il conto finale raggiunge i 234 euro annui.

Subito dopo si colloca l’e-commerce, ormai strutturale per gli italiani. Sono oltre 35 milioni coloro che acquistano online e ben 25,9 milioni lo fanno almeno una volta al mese (Dati Netcomm). In questo caso, il costo della consegna, mediamente pari a 6,12 euro, si distribuisce su una vasta gamma di prodotti: dall’abbigliamento all’elettronica, dai libri agli articoli per la casa. Il risultato è una spesa che può arrivare fino a 73,44 euro all’anno solo per ricevere i prodotti acquistati. Qui emerge il paradosso: mentre il digitale promette convenienza e comparazione dei prezzi, la logistica rappresenta un costo aggiuntivo che spesso riduce il risparmio effettivo.

E poi c’è il capitolo della spesa a domicilio, un’abitudine cresciuta rapidamente durante la pandemia e rimasta stabile negli anni successivi. Circa il 25% degli italiani, oggi, non rinuncia alla spesa portata direttamente a casa. La frequenza è più bassa rispetto al food delivery (circa 8 ordini l’anno), ma il costo medio per consegna è più elevato (pari a 6,80 euro). La spesa complessiva a fine anno è di circa 54,40 euro annui.

Quello che accomuna tutte e tre le categorie, è la scarsa percezione dell’impatto finale. Proprio perché si tratta di micro-spese ripetute nel tempo, queste uscite tendono a passare inosservate nella quotidianità. Eppure, sommate, arrivano a sfiorare i 400 euro all’anno.

Consegne a domicilio: un mercato da miliardi e in crescita

Sono comportamenti che cambiano, in un mercato in forte espansione. Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano, il valore complessivo delle di alimentari, tra ristoranti, supermercati e negozi specializzati, ha raggiunto i 4,9 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 7% rispetto al 2024. Le sole consegne dei ristoranti valgono circa 2,5 miliardi di euro l’anno, secondo Fipe Confcommercio.

La comodità a fine anno si paga, e le spese «invisibili» a fine anno si vedono. In risposta, il mercato sta spingendo su formule in abbonamento e servizi premium che promettono consegne gratuite o scontate. Ma la vera differenza, alla fine, resta nella capacità dei consumatori di monitorare le proprie abitudini e accorgersi dei costi reali. E decidere poi in modo consapevole.




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