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Casi di epatite A dopo il dragaggio dei fondali: a Bagnoli servirebbe lo stesso monitoraggio di Taranto

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In data 27 febbraio 2026 presso la Prefettura di Napoli abbiamo finalmente visto riconoscere la totale assenza di dati epidemiologici suddivisi per distretto all’interno della Asl 1 Napoli centro in grado di distinguere, da almeno 40 anni a questa parte, il differente andamento di incidenza e mortalità per cancro nei distretti di Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo, Pianura rispetto al distretto di Capri.

Il sito di Bagnoli Italsider è sostanzialmente equipollente, come Sin, a quello dell’Ilva di Taranto, trattandosi in entrambi i casi delle acciaierie più grandi di Italia per molti decenni, con la unica ma fondamentale differenza che la Italsider di Bagnoli è stata chiusa definitivamente circa 30 anni fa, mentre l’Ilva di Taranto sia pur agonizzante resta attiva ancora oggi.

I danni alla salute pubblica conseguenti a tali impianti sono ormai stati ben identificati nel corso di decenni di battaglie ambientali, ma nel caso di Bagnoli ancora non si è proceduto ad alcun tipo di bonifica reale in oltre 30 anni. Gravissimo rischio per la salute pubblica ma anche per l’intero ambiente marino circostante, il Sin di Bagnoli è costituito oggi dalla mancata rimozione della colmata a mare che si è deciso di non procedere ad eliminare in quanto si ritiene pressoché impossibile smaltire a norma e in alcun luogo le circa 195mila tonnellate di materiale pesantemente tossico e inquinante, ma si sta procedendo a dragare i fondali dove si stima la presenza di circa 35 milioni di tonnellate di materiali pesantemente tossici.

Questo dragaggio dei fondali dai massimi esperti del settore viene ritenuto però particolarmente pericoloso non solo per la salute pubblica umana, ma anche e soprattutto per l’intero equilibrio dell’ecosistema marino della zona. L’agenzia Reuters ha in questi giorni espresso preoccupazioni in merito alle bonifiche in atto a Bagnoli in vista dell’America’s Cup, evidenziando tensioni tra l’accelerazione dei lavori per l’evento sportivo e la sicurezza ambientale a lungo termine. In sintesi, la preoccupazione principale riportata è che l’America’s Cup stia agendo da catalizzatore per interventi urbanistici invasivi piuttosto che per una bonifica radicale, lasciando un’ipoteca sul futuro ambientale dell’area.

Con numerosi articoli scientifici e divulgativi (J. Geochemical Exploration, De Vivo et al., 2026: Il caso di studio Bagnoli-Napoli, Italia. Caratterizzazione iniziale del sito; piani di bonifica, precedenti e attuali, per il sito industriale dismesso), il Prof Benedetto De Vivo ha ben chiarito il gravissimo rischio per la salute umana dalla diffusione nell’ambiente marino di metalli pesanti come mercurio e cadmio e contaminanti come Ipa, diossine e pcb.

A Bagnoli è diffusamente presente una pesante contaminazione di Ipa (Idrocarburi Policlici Aromatici) e Pcb (Policlorobifenili), a terra, prevalentemente nei terreni della colmata, e in concentrazioni fino a mille volte superiori ai limiti di legge nei sedimenti marini, nei quali sono presenti in elevate concentrazioni anche mercurio (Hg) e stagno.

Proprio in questi giorni, i mitili del primo seno del mar Piccolo di Taranto (Sin Ilva), dopo molti anni, finalmente non risultano contaminati da diossine e pcb. Incredibilmente, mai nessuna autorità e/o responsabile sanitario napoletano ha considerato la inderogabile necessità di procedere ad analoghi e obbligatori monitoraggi di metalli pesanti (mercurio e cadmio), oltre che diossine e pcb, anche nel Sin di Bagnoli da oltre 40 anni, neppure in presenza del dragaggio dei fondali in corso da qualche mese.

Guarda caso, esattamente subito dopo l’inizio del dragaggio dei fondali a Bagnoli, stiamo registrando nell’area dei Sin flegreo e domitio-aversano un eccesso di casi di epatite virale A.

E’ ben noto dalla letteratura scientifica internazionale che l’inquinamento marino, come quello in corso per il dragaggio dei fondali, spezza l’equilibrio naturale anche con i virus presenti nell’ambiente. I virus marini non sono solo agenti patogeni nocivi, ma svolgono un ruolo fondamentale come “guardiani” dell’ecosistema, controllando le popolazioni batteriche e algali (meccanismo Kill the Winner) e facilitando il riciclo dei nutrienti. L’impatto antropico altera profondamente questo delicato sistema.

L’eccesso di nutrienti (eutrofizzazione) causato da scarichi fognari e agricoli non controllati come quelli registrati nella zona aversana flegrea favorisce la crescita incontrollata di alcuni microbi, portando a una proliferazione virale anomala. Sostanze chimiche come metalli pesanti (mercurio e cadmio), idrocarburi, pesticidi e plastiche possono agire come stressori ambientali che spingono i virus a passare da uno stato latente a uno attivo, infettando e uccidendo batteri in modo massiccio, alterando i cicli biogeochimici. L’inquinamento fecale introduce virus di origine umana (es. enterovirus) che di conseguenza possono sopravvivere a lungo in mare, in particolare legandosi alle microplastiche, anche all’interno dei mitili bivalve, creando i gravissimi rischi per la salute che stiamo registrando.

In conclusione quindi, e con estrema urgenza, risulta indispensabile procedere anche a un continuo e costante monitoraggio tossicologico e non solo microbiologico della fauna marina e dei mitili bivalve dell’area Sin Bagnoli e litorale domitio-flegreo, in analogia con quanto fatto nel Sin Ilva di Taranto.

L'articolo Casi di epatite A dopo il dragaggio dei fondali: a Bagnoli servirebbe lo stesso monitoraggio di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.




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