Perché è importante firmare la proposta di legge di iniziativa popolare contro l’allevamento in gabbia in Italia
di Simone Montuschi, presidente di Essere Animali
Mancano pochi giorni alla Pasqua e per molti italiani e italiane il pranzo terminerà con uno dei dolci simbolo di questa festività: la colomba. Nel nostro Paese però è difficile sapere se le uova utilizzate in questi prodotti provengano o meno da allevamenti in cui le galline sono allevate in gabbia: a differenza delle uova fresche infatti, per i prodotti trasformati non è obbligatoria l’indicazione in etichetta. Per far fronte a questo vuoto informativo, Essere Animali ha deciso di analizzare le comunicazioni dei maggiori produttori di colombe disponibili pubblicamente e di fornire una panoramica su chi ha già smesso di impiegare uova in gabbia, chi si è posto questo obiettivo per il futuro e chi invece non ha ancora assunto nessun impegno pubblico.
Da quanto emerge dal report che prende in analisi otto grandi aziende italiane, ad aver implementato politiche pubbliche che prevedono l’impiego di uova di galline allevate a terra sono: Balocco, Galup, Paluani, Tre Marie Ricorrenze e Vergani. Maina ha pubblicato un impegno a eliminare le uova di galline in gabbia entro Pasqua 2026, mentre Bauli e Melegatti sono le sole a non essersi ancora impegnate pubblicamente per tutti i loro prodotti contenenti uova, fatta eccezione per i croissant a marchio, le uniche referenze per cui fanno uso di uova da galline allevate a terra.
In Italia, secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, più di 9 italiani su 10 sono favorevoli al divieto dell’allevamento di animali in gabbia. Eppure il nostro Paese non ha ancora introdotto – come invece hanno fatto altre nazioni europee – un divieto all’utilizzo di ogni tipo di gabbia per le galline ovaiole.
Quelle singole sono già state vietate in tutta l’Unione europea nel 2012, ma altri paesi hanno fatto di più, mettendo al bando anche quelle arricchite. È il caso di Austria e Lussemburgo, mentre in Germania è prevista un’eliminazione completa entro il 2026-2029. La Francia ha vietato la costruzione di nuovi allevamenti in gabbia a partire dal 2018, mentre in Repubblica Ceca e Slovenia entrerà in vigore il divieto rispettivamente nel 2027 e nel 2029. In Svezia infine, pur non essendoci ancora un divieto formale, la transizione al cage-free è già avvenuta per iniziativa del settore produttivo.
E in Italia? Proprio per rispondere alla richieste di cittadini e aziende già impegnate in questa transizione, Essere Animali ha deciso di lanciare una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare l’allevamento in gabbia in Italia per tutte le specie. Per chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema sarà necessario raggiungere 50.000 firme entro settembre.
La stragrande maggioranza degli italiani si è già dichiarata contraria alla sofferenza degli animali in gabbia e a favore di un divieto su scala nazionale, per questo – oltre all’azione virtuosa che possono mettere in atto gli operatori del settore e alle scelte che possono fare i consumatori – è fondamentale che ci sia anche un’azione istituzionale e politica.
Firmare la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo lanciato è più importante che mai, affinché la politica si faccia carico delle istanze dei cittadini anche quando le aziende le ignorano o i processi sono troppo lenti rispetto alle esigenze e alle richieste dei cittadini e delle cittadine italiane ed europee.
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