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Il No al referendum non ha bocciato solo una riforma della giustizia, ma un metodo

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di Massimiliano Di Fede

Il verdetto delle urne del 22 e 23 marzo non ha solo bocciato una riforma della giustizia: ha respinto un metodo. Con il 54% dei No, gli italiani hanno percepito che dietro la “separazione delle carriere” e l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare non c’era un desiderio di efficienza, ma un’eco lontana e inquietante. Quella di un potere esecutivo che, per natura ideologica e storia politica, fatica a tollerare un ordine giudiziario autonomo e indipendente.

Per capire il presente, bisogna studiare il passato. Nel 1923, l’allora Ministro della Giustizia del primo governo Mussolini, Aldo Oviglio, varò una riforma che fu il primo vero piccone contro lo Stato liberale. Con il pretesto di “riorganizzare” i tribunali, Mussolini iniziò ad assoggettare la magistratura al Ministero, epurando i giudici democratici (come Lodovico Mortara) e trasformando il magistrato in un funzionario gerarchicamente dipendente dal governo.

Oggi i tempi sono diversi, le camicie nere sono state sostituite dai completi istituzionali, ma il “metodo” del governo Meloni ha tradito una coerenza storica impressionante. L’Alta Corte Disciplinare, con i suoi membri laici di nomina politica, non era altro che la versione moderna di quell’asservimento: uno strumento per “punire” o condizionare chi, applicando la legge, si fosse trovato a intralciare il manovratore.

Giorgia Meloni, convinta che il consenso elettorale del 2022 fosse una delega in bianco per riscrivere i pesi e contrappesi della Repubblica, ha commesso un errore di hybris, di tracotanza. Ha ignorato l’insegnamento di Calamandrei, procedendo a colpi di maggioranza e snaturando il dibattito parlamentare. Pensava di trasformare il referendum in un plebiscito personale, sfruttando i podcast e i canali “pop” per parlare alla pancia del Paese, agitando spettri e casi di cronaca. Ma ha fatto male i conti con la memoria civile degli italiani. Se la storia insegna qualcosa, è che la magistratura è l’argine ultimo contro le derive autoritarie; tentare di scardinarlo è stato l’inizio della fine per molti, nel secolo scorso.

Il No massiccio, guidato soprattutto dagli under 34 (oltre il 61%), dimostra che le nuove generazioni, pur non avendo vissuto il Ventennio, ne riconoscono d’istinto i metodi. La sconfitta referendaria ha già prodotto le prime crepe: le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capa di gabinetto Bartolozzi sono i segnali di un governo che ha perso la bussola istituzionale.

L’Italia ha ribadito che la Costituzione non si tocca per regolare i conti con i giudici. Chi ignora la storia è condannato a ripeterne gli errori, ma questa volta il popolo italiano ha deciso di chiudere il libro prima dell’ultimo capitolo.

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L'articolo Il No al referendum non ha bocciato solo una riforma della giustizia, ma un metodo proviene da Il Fatto Quotidiano.




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