Per vincere davvero ce ne vuole, ma intanto hanno perso loro. E ora tre obiettivi per ripartire
Tre cose. Primo, risolvere la faccenda dei migranti. I migranti siamo noi, i giovani che scappano perché non c’è lavoro (soldi per gl’intrallazzi invece sì). I migranti che vengono, braccia aperte: perché danno una mano, e spesso sono anche meglio di noi. Chi se la prende con loro, lo fa per mascherare le magagne. In Spagna, aiuto ai giovani e accoglienza: e se da loro funziona, perché da noi no?
Secondo: abolire la mafia. Ai tempi di Falcone c’eravamo quasi arrivati. La mafia però non è semplice delinquenza, dove bastano i carabinieri: è proprio gente che comanda, che ha potere e soldi. Levarglieli, e investire il denaro in produzione e lavoro.
Terzo: fa caldo, molto caldo, due gradi in più. Arrestare i ragazzi che protestano, o smettere d’inquinare cielo e terra?
Di guerra non ne parliamo neanche. La guerra è un delitto e basta, non servono parole. E’ anche un delitto idiota, perché ci rimettono tutti quanti, salvo chi ci fa i soldi.
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Di molte cose si parla, e si parlerà e s‘è parlato, quando si parla di governo (che oggi è abbastanza ridicolo, fra pranzi alle Sette Forchette e “non so, non sapevo”). Delle cose che importano, non si parla mai. Per cui dobbiamo pensarci noi, direttamente. Poche cose da fare, poche semplici e chiare, ma per davvero. Non sarà domattina. Ma neanche mai. Ci siamo contati, no?
“Abbiamo vinto!”. No, amici miei, ancora per vincere davvero, in tutto ciò che conta, ce ne vuole. Ma intanto hanno perso loro, i principini, e niente sarà più come prima. Ci vorrà un po’ di tempo, ma il tempo di quei signori ora è finito.
Comincia il tempo nostro, ora, in questo momento. Allacciamoci le scarpe strette e via, alla strada.
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