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Da Montecarlo all’Africa, la rotta di Papa Leone XIV: ricchezza e povertà come chiave del suo ministero

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La prima volta di un Papa a Monaco. E il secondo viaggio apostolico di Leone XIV, partito alle 7.22 del 28 marzo dall’eliporto della Città del Vaticano e atterrato a Monaco alle 9.03. Lì, dove “non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario”, il Pontefice ricorda che “ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale”. Niente va quindi “trattenuto, ma redistribuito, perché la vita di tutti sia migliore”. Monaco, 39mila abitanti, ha un PIL pro capite di circa 256.581 dollari. Quasi sette volte quello italiano (43.161 dollari). Più si va a sud, nel mappamondo, più si allarga la forbice: specie in Algeria, Angola, Camerun e Guinea Equatoriale, dove il Papa farà tappa dal 13 al 23 aprile. Se sommati, i loro redditi per abitante non fanno un decimo della ricchezza media monegasca. Non è un caso che, con il suo tono mite, Leone XIV alluda alle “configurazioni ingiuste del potere” e alle “strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici”.

Il Papa ha anche esortato il Principato a essere una “presenza che non schiaccia ma solleva”, affinché “nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità”. Non mancano certo i riferimenti alla vita – da “proteggere” in “qualunque momento e condizione” – e insiste sui “poveri al centro” e sulla necessità di “mettere in circolo” le risorse, evitando di nascondere “sotto terra” i talenti. La ricchezza riscopre quindi il suo senso se messa a “servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”. Il Papa ha incontrato i principi (riunione privata al Salon de Famille) e la comunità cattolica, tra cui giovani e catecumeni, e dice loro: “Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra”. In continuità con i suoi predecessori, Leone XIV sostiene che “la pace è più di “un mero equilibrio di forze” e che “l’altro” è un “fratello da custodire, non un nemico da abbattere”. Parla dallo Stade Louis II, ma pensa al Medio Oriente e, soprattutto, all’Africa, che lo attende ad aprile. Per dirla con il Vangelo: il Papa va prima dal ricco epulone che “banchetta lautamente” (Lc 16,19-31) e gli ricorda di non escludere gli ultimi, Lazzaro, che visiterà in seguito. Non sgrida, non sbraccia né insulta.

Ma fa il Pontefice, cioè il “costruttore di ponti”. Dalla ricca Monaco alla Guinea Equatoriale, dove il 70% della popolazione vive in condizioni di povertà. Guinea: “un Paese ricco, dove però le risorse non arrivano al popolo”, affermano i militanti della formazione politica locale Partido del Progreso, denunciando il regime presieduto dalla famiglia Obiang, sotto il quale gli “ospedali non hanno medicine”, “le scuole non hanno materiale didattico” e “nessuno ha dei diritti”. Il contatto di papa Prevost con queste due polarità, Monaco e Guinea, non è isolato ma mostra l’essenza di un ministero ispirato alla Regola di vita agostiniana, che promuove “pace” e “unità” nella Chiesa e “nel mondo”. Anche attraverso una “distribuzione fraterna dei beni”. Gli agostiniani sono tenuti anche a “difendere instancabilmente la giustizia e denunciare l’ingiustizia, secondo lo spirito del Vangelo”. Tra le tappe del viaggio africano di Prevost c’è anche l’antica Ippona (oggi Annaba, Algeria), dove Agostino fu vescovo.

La pace è dunque “tranquillità dell’ordine” (come scrive Agostino in De Civitate Dei) e si fonda sulla conciliazione degli opposti (et et) anziché secondo la logica di esclusione (aut aut). “Dio non può essere arruolato dalle tenebre”, sosteneva lo stesso Pontefice in una sua visita pastorale a Ponte Mammolo (Roma), condannando “l’assurda pretesa di risolvere i problemi con la guerra”. Stile controcorrente e talvolta incompreso, quello di Leone XIV, in tempi di guerra e fanatismi incrociati, dove le religioni – incluse alcune denominazioni cristiane – invocano Dio per giustificare l’annientamento del “nemico”. Lui, che aveva messo la Santa Sede “a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi”, vive ora un ministero – lungo, in prospettiva – plasmato da questo fardello: la ricerca di pace, che tarda e si allontana, in tempi di riarmo e disuguaglianze.

L'articolo Da Montecarlo all’Africa, la rotta di Papa Leone XIV: ricchezza e povertà come chiave del suo ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.




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