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Ivrea, il quadro rubato al papà di Amedeo Goria 57 anni fa: fu trovato nel garage di un ricco eporediese

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IVREA. È rimasto nel garage di un benestante eporediese per chissà quanto tempo, il quadro del maestro Giorgio De Chirico, rubato a Chiaverano nel 1969 ad Aldo Goria, padre del giornalista Amedeo, e ricomparso soltanto nel 2013 in possesso di Marco Germasi, appassionato d’arte. In 57 anni ha percorso solo i due chilometri che separano Chiaverano da Ivrea. L’avvocato Paolo Pacciani, che ha rappresentato l’indagato durante la richiesta d’archiviazione per prescrizione dal reato di riciclaggio ipotizzato dal pm Ludovico Bosso, ha chiarito: «Non solo abbiamo insistito sulla richiesta di archiviazione, ma riteniamo che Germasi non abbia proprio commesso il reato. Lui lo comprò da uno svuota cantine, che si era occupato del garage di un benestante signore eporediese». Insomma, secondo l’avvocato era ignaro della provenienza del “Venezia”.

Amedeo Goria, tuttavia, non si arrende. Ieri il suo avvocato Paolo Mendolicchio ha depositato un documento in cui i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio certificano che il bene fu inserito tra quelli provento di furto già nel 1969. «Al di là delle responsabilità - spiega Goria - a me interessa avere il quadro che è un ricordo di famiglia legato a mio padre e mia madre».

D’altronde erano gli stessi carabinieri del Nucleo tutela patrimonio a concludere sulla necessità di un decreto di esibizione atti a carico della Casa Christie’s di Milano e di una rogatoria internazionale rivolta alla Gran Bretagna nei confronti di Christie’s Londra, che ha battuto il dipinto all’asta nel 2015 per 35mila sterline, per conoscere l’identità dell’aggiudicatario, nell’informativa inviata alla procura di Ivrea. Pare che fosse un americano, ma al momento di più non si sa. L’identità resta decisiva: perché nel caso in cui fosse a conoscenza del passato dell’opera, si potrebbe procedere a confisca.

“Venezia” fu rubato in casa di Aldo Goria, medico condotto di Chiaverano scomparso nel 2016 ma ancora ricordato in paese. Il quadro sarà autenticato soltanto nel 2013, dopo una storia quantomeno avventurosa.

La procura di Ivrea ha compiuto una ricerca storica, recuperando la notizia di reato del 1969: il dipinto, infatti, non era sottoposto a nessuna allerta nonostante fosse stato rubato e, di fatto, poteva essere venduto. Goria, invece, lo aveva comprato in una galleria di Biella l’anno precedente al furto. La storia si riavvolge e ricomincia nel 2010, quando compare Germasi che si rivolge alla nota casa d’aste Christie’s, sezione di Milano, per vendere l’opera, che però non risultava ancora autenticata. Christie’s a sua volta si rivolge alla Fondazione De Chirico per farla certificare. Il quadro, però, risulta alterato, forse per nascondere la sua provenienza illecita. In quelle condizioni è impossibile autenticarlo e così la Fondazione respinge la richiesta. Allora il dipinto viene restaurato e, in seguito, parte la nuova richiesta. È Il 2013, stavolta è stato autenticato.

Nel 2015 viene battuto all’asta da Christie’s a Londra per 35mila sterline. Un terzo del suo valore originale secondo i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio. In quel periodo Aldo Goria era gravemente malato. Il 27 luglio 2016 morirà all’età di 93 anni. Nel 2023 i militari contattano Amedeo Goria, dopo un controllo a campione rivelandogli che quel Venezia battuto all’asta poteva essere di suo padre. Il giornalista sporge denuncia.

Ora il gup Andrea Cavoti si è riservato la decisione sulla richiesta d’archiviazione dell’indagine.




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