Iran, così la US Air Force cerca di salvare il pilota disperso: elicotteri a bassa quota, paracadutisti, satelliti e guerra elettronica
C’è un soldato della US Air Force disperso behind enemy lines. Dietro alle linee nemiche, in Iran. E’ uno dei due membri dell’equipaggio dell’F15E abbattuto dalla contraerea di Teheran. Nel giro di poche ore, il Pentagono ha lanciato una complessa operazione di ricerca in profondità nel territorio iraniano per riportarlo a casa. Elicotteri Black Hawk e aerei da trasporto e comando C-130 Hercules, utilizzati per il rifornimento in volo, il coordinamento e la ricerca dei piloti dispersi, sono stati filmati fin da venerdì mattina mentre volavano a bassa quota nell’area di Kohkilouyeh e Boyer-Ahmad, provincia a 500 km a sud-ovest della capitale si ritiene che il militare sia atterrato.
Operazioni di questo tipo cominciano con un’assenza. Un segnale radar che si spegne, una comunicazione interrotta. È quello che il documento Air Force Doctrine Publication 3-50: Personnel Recovery – la dottrina ufficiale dell’aeronautica Usa per il recupero del personale isolato aggiornata il 26 settembre 2025 – definisce “evento isolante“. Il primo passaggio è la segnalazione, “la notifica di un evento di isolamento che avvia il processo di recupero”, che deve essere “rapida e accurata“. In termini operativi, questa fase attiva la catena di comando del Personnel Recovery Coordination Cell, unità specializzata nelle operazioni di salvataggio, a cui viene affidato il coordinamento della missione e che avvia i flussi informativi verso il livello congiunto.
Una volta confermata la perdita, entra in azione un sistema integrato costituito dalla “somma degli sforzi militari, diplomatici e civili per preparare ed eseguire il recupero del personale isolato” e basato su cinque compiti fondamentali – report, locate, support, recover, reintegrate – che costituiscono l’ossatura dell’intervento. Il centro di coordinamento raccoglie dati di intelligence, valuta minacce, condizioni meteorologiche, corridoi sicuri e capacità di rifornimento in volo, elementi senza i quali la missione non può essere lanciata.
La fase successiva è la localizzazione del pilota, che avviene tramite “sorveglianza elettronica di teatro” – l’analisi delle emissioni elettromagnetiche che potrebbero indicare una minaccia per le squadre di recupero o per il disperso -, piattaforme ISR (intelligence, surveillance, reconnaissance), assetti spaziali come i satelliti e persino rapporti visivi di altri piloti in volo. Una volta individuata la posizione del disperso, è necessario confermarne l’identità. Lo si fa attraverso sequenze di lettere o numeri scambiate via radio, segnali visivi e dati personali contenuti nei sistemi ISOPREP, dossier individuali preparati prima della missione per ognuno dei partecipanti.
Quando il pilota viene individuato, si passa al recupero. Qui entrano in gioco i mezzi come gli elicotteri Black Hawk e gli aerei C-130 Hercules visti in azione nei cieli iraniani, che rientrano in una struttura più ampia chiamata Combat Search and Rescue Task Force, un’unità che combina velivoli, squadre a terra e supporto elettronico per operare in ambienti ostili. Gli elicotteri operano a bassa quota e spesso in formazione multipla per garantire protezione reciproca, mentre i velivoli ad ala fissa operano su raggio operativo più ampio, fungono da nodo di comunicazione e permettono l’inserzione o l’estrazione di squadre di recupero formate.
Le forze impiegate sono “addestrate per localizzare e recuperare il personale isolato”. Si tratta di team specializzati – come i Tactical Recovery Teams composti da “pararescuemen“, paracadutisti specializzati nel recupero e nel soccorso medico in ambienti ostili, e “Combat Rescue Officer“, capaci di operare con il supporto di velivoli, armi e tecnologie progettati per neutralizzare, distruggere o “accecare” i sistemi di difesa aerea avversaria e piattaforme di guerra elettronica. L’intera operazione è guidata da figure chiave come il Rescue Mission Commander, che ha l’autorità di decidere l’esecuzione del recupero sulla base del livello di rischio.
Nel frattempo, il pilota a terra è chiamato a mettere in pratica l’addestramento ricevuto. Ogni aviatore è preparato a “sopravvivere, evadere, resistere e fuggire”. Il training è calibrato sul livello di rischio e può includere pianificazione dettagliata dell’area operativa, studio del terreno e procedure di evasione. Durante tutta l’operazione, il pilota riceve supporto continuo non solo di carattere fisico, ma anche psicologico e operativo, che include cinque obiettivi: “Mantenere la consapevolezza della situazione, proteggere il pilota, stabilire comunicazioni bidirezionali, sostenere il morale e fornire rifornimenti, anche tramite lanci aerei”.
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