E se Conte va in Nazionale? Tutti i nomi di De Laurentiis per la successione
Un allenatore che può lasciare una città in fermento. Una panchina che chiama con la voce della patria. E un presidente che, stavolta, vuole arrivare prima di tutti: se Antonio Conte va in Nazionale, Napoli ha molte alternative
La voce gira forte. La panchina azzurra dell’Italia è di nuovo in bilico e il nome di Conte torna naturale, quasi ovvio. Non c’è nulla di ufficiale.
Ma chi vive di calcio sa che certe correnti, quando si alzano, cambiano il meteo di un’intera stagione. Conte ha già dimostrato di saper rifare una squadra da zero, Euro 2016 alla mano: fuori la Spagna con un 2-0 memorabile, poi l’eliminazione ai rigori con la Germania. Carattere, metodo, scelte nette.
E qui arriva la domanda che a Napoli non si vuole rimandare. Se il richiamo della Nazionale lo spingesse davvero a salutare, cosa farebbe Aurelio De Laurentiis? Lezioni dal passato: l’addio di Spalletti, dopo lo scudetto del 2023, ha insegnato che bisogna avere il “piano B” già steso. E, dalle informazioni disponibili, un identikit esiste.
Il profilo è chiaro. Un tecnico italiano, relativamente giovane. Un allenatore con idea di gioco propositiva. Meglio se conosce la Serie A. Non è obbligatorio, però. Se avesse convinto all’estero con principi moderni, rientrerebbe comunque nella rosa. Fondamentale, infine, la disponibilità ad abbracciare la filosofia del club: sostenibilità, lavoro quotidiano, rispetto delle gerarchie interne. A Napoli non si compra un nome, si compra un progetto.
Questo non significa rinunciare all’ambizione. Significa incanalarla. Con staff strutturati, con dati, con cura dei dettagli. Lo si è visto quando la macchina ha funzionato: programmazione, scouting, valorizzazione. E la città, quando riconosce coerenza, restituisce fuoco. Ricordo i murales spuntare in una notte a Forcella: Napoli non aspetta i comunicati, fiuta la verità prima.
I profili nel mirino: da Italiano a Fabio Grosso
Il primo nome è naturale: Vincenzo Italiano. Ha dato un’identità limpida a ogni squadra passata dalle sue mani. Pressione alta, coraggio con il pallone, linee chiare. Ha riportato la Fiorentina in due finali europee consecutive. Dati verificabili, non slogan. A Napoli la sua idea troverebbe un terreno già arato da anni di costruzione.
Poi c’è Francesco Farioli. Giovane, internazionale, metodi moderni. All’estero ha imposto principi puliti: squadra corta, uscita dal basso ragionata, attenzione maniacale ai dettagli. La sua candidatura ha senso per visione e linguaggio. Sulla sua situazione attuale non ci sono elementi ufficiali che lo leghino al Porto: le voci vanno trattate come tali.
Più emotive, ma non per questo deboli, le piste Daniele De Rossi e Fabio Grosso. De Rossi ha dato nuova linfa a uno spogliatoio pesante, rimettendo in linea risultati e identità. Ha presenza, ha carisma, parla il calcio dei giocatori. Grosso ha vinto la Serie B con Frosinone con 80 punti, ha lavorato sulla crescita individuale e sull’intensità. Due campioni del mondo che oggi presentano curriculum diversi, ma una stessa urgenza: incidere.
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