Sci di fondo, Klæbo è già il “Michael Phelps invernale”. Proseguirà fino al 2034? Intanto, nel 2027, lo aspetta già un nuovo primato…
Con la stagione invernale 2025-26 terminata, almeno per quanto riguarda le discipline della neve, si può già guardare all’inverno 2026-27 prima di dedicarsi alla pausa primaverile. Gli atleti, però, non potranno sedersi sugli allori. Già a maggio riparte la preparazione fisico-atletica in vista della ventura annata agonistica.
Uno dei grandi protagonisti degli ultimi mesi è stato Johannes Høsflot Klæbo. Il ventinovenne norvegese sta dominando lo sci di fondo come nessuno aveva mai fatto in passato. Anzi, diciamo pure che sta spadroneggiando nella propria disciplina come pochi hanno saputo fare nei propri sport di riferimento. Quanto compiuto tra i Mondiali di Trondheim 2025 e i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, ossia la vittoria di qualsiasi medaglia d’oro messa in palio, è eclatante.
Il fenomenale vichingo è peraltro diventato il secondo atleta nella storia dei Giochi Olimpici a raggiungere la doppia cifra in termini di medaglie del metallo più pregiato. Come lui nessuno in inverno. Più di lui, solo Michael Phelps. Di fatto, Klæbo può essere definito a pieno titolo “il Michael Phelps degli sport invernali”. Si parla di chi ha saputo costruirsi un palmarés fuori scala rispetto a quello di tutti gli altri. Di nuovo, non nella propria disciplina, bensì nel panorama olimpico tout-court.
Klæbo ha però un appuntamento con la storia anche nel 2026-27. Non legato all’oro, bensì al cristallo. In questa stagione ha messo in bacheca la sesta Coppa del Mondo della carriera, pareggiando i conti con il leggendario connazionale Bjørn Dæhlie, impostosi sei volte in classifica generale fra il 1992 e il 1999. Ça va sans dire, nessuno si è mai spinto a quota 7.
Può essere questa la missione di “JHK” nell’inverno venturo? Lui, nonostante stia sbaragliando il campo dello sci di fondo, è ancora motivato. Dice di avere bisogno di stimoli per proseguire, ma l’impressione è che li abbia, perché altrimenti non avrebbe detto di ritenere “allettante” la prospettiva di proseguire sino al 2034, quando avrà 37 anni.
Ne passerà di acqua sotto i ponti fra qui e l’edizione dei Giochi programmata nello Utah. Tuttavia, dopo aver realizzato quanto era apparentemente irrealizzabile nelle gare di un giorno (lo Slam nelle quattro competizioni individuali iridate e olimpiche), c’è spazio per fare altrettanto nell’ottica della classifica generale, che invece si basa sull’intero inverno.
Non è scontato vincerla, soprattutto con l’assurdo sistema di punteggio antimeritocratico dello sci di fondo attuale. Klæbo è però talmente forte da superare finanche le storture e le defaillance intellettuali di chi gestisce la disciplina. Per fortuna, perché se lo sci di fondo interessa ancora a qualcuno, il merito è soprattutto suo e delle sue imprese.
