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Peste suina, vincoli tolti in 77 comuni. Per altri 107 restrizioni meno severe

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PAVIA. La revisione delle zone di restrizione, decisa dalla Commissione europea, elimina la zona numero tre, che ha blindato il territorio provinciale per oltre due anni a causa di regole severissime, e libera dai vincoli, dettati dalla Peste suina africana, 77 dei 184 Comuni della provincia. Rimane l’allerta per 55 centri che il nuovo regolamento Ue pone in zona di restrizione II, quella dove resta vietata la movimentazione dei maiali, possibile solo verso macelli designati, e dove vige il rispetto delle regole di biosicurezza che riguardano sia le aziende suinicole che gli stessi cittadini costretti, in caso di escursioni, al cambio di calzature e al lavaggio di scarpe e gomme di bici e auto.

Chi rimane in zona I

Sono invece 52 i Comuni, tra cui Pavia, ad essere finiti in zona di restrizione I, con regole meno severe per la movimentazione dei capi, considerata peraltro terra di confine in cui concentrare la lotta ai cinghiali. Cinghiali sui quali, essendo i principali vettori del virus, resta alta l’attenzione degli uomini della Polizia provinciale, guidati dal comandante Cristian Blora, che continuano a coordinare le attività di depopolamento volute dal commissario straordinario alla peste suina africana Giovanni Filippini, con lo scopo di arginare la Psa.

Va quindi mantenuto un livello avanzato di sorveglianza nei Comuni della zona II, quasi tutti quelli dell’Oltrepo, a causa della presenza di cinghiali positivi nel vicino territorio piacentino. Tra i centri finiti in zona I, molti si trovano all’interno del Parco del Ticino, come Carbonara, San Martino, Travacò, e lungo l’asta del Po, come Belgioioso, San Cipriano, Arena.

Le zone franche

Tirano un sospiro di sollievo i Comuni liberati da ogni vincolo, «per l’assenza di rischi e la piena efficacia delle azioni svolte», avevano spiegato da Regione Lombardia. Da Corteolona a Robbio, passando da Villanterio, Garlasco e Vigevano. «La Psa ha falcidiato fisicamente ed economicamente le imprese suinicole – sottolinea il direttore di Confagricoltura Alberto Lasagna –. Ci sono alcune aree della nostra provincia dove la suinicoltura è letteralmente scomparsa. La notizia del declassamento rappresenta quindi una boccata d’ossigeno per un settore devastato da un fenomeno durato oltre due anni. Ringraziamo le autorità lombarde, il commissario Filippini e il subcommissario Mario Chiari per l’importante lavoro svolto».

Le altre associazioni

«L’allentamento delle restrizioni segue il nostro incontro con il Commissario Ue alla Salute Oliver Varhelyi ed è il risultato delle azioni delle autorità – sostiene Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti –. L’ultimo caso negli allevamenti domestici risale a più di un anno fa e, grazie all’impegno della filiera e delle autorità sanitarie, oggi la malattia circola solo in aree limitate».

«Siamo soddisfatti della revisione delle zone di restrizione che auspicavamo da tempo. Vengono premiate le misure biosicurezza messe in atto dagli allevatori con grande disciplina – spiega il presidente di Cia Andrea Emilio Antonioli –. É comunque indispensabile non abbassare la guardia, in quanto ci avviciniamo al periodo estivo, quello più delicato in base all’esperienza sul territorio. Ora speriamo che vengano reperiti i fondi per gli indennizzi 2025».




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