Добавить новость
ru24.net
World News in Italian
Апрель
2026
1 2 3 4 5 6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30

“Le parole dei genitori possono distruggere l’autostima nei bambini”: i consigli della psicologa per farli crescere sicuri ed evitare ripercussioni nella vita (e a scuola)

0

Che cos’è l’autostima? “L’autostima è una costruzione profonda, che nasce nelle prime relazioni della vita e si sviluppa lungo tutto il percorso evolutivo, intrecciandosi con l’esperienza affettiva, educativa e sociale della persona” – come sostiene la dott.ssa Chiara Cucinotta, psicologa e psicoterapeuta sistemico relazionale.

La dimensione relazionale dell’autostima, in particolare, è stata approfondita in modo decisivo da John Bowlby attraverso la teoria dell’attaccamento. Bowlby ha mostrato come, nelle prime relazioni con le figure di accudimento, il bambino costruisca delle rappresentazioni interne di sé e degli altri. “Se le figure di riferimento sono disponibili, prevedibili e sensibili, il bambino interiorizza l’idea di essere degno di amore e di poter contare sugli altri. Al contrario, relazioni instabili, rifiutanti o incoerenti possono generare insicurezza e una percezione negativa di sé. In questo senso, l’autostima nasce prima di tutto all’interno di un legame“.

Come accrescere l’autostima nei bambini? Una classica domanda che i genitori si pongono nel percorso di educazione alla crescita dei loro bambini. Due sono gli aspetti principali da tenere in considerazione: il contesto familiare e l’ambiente. Educare i bambini al senso di fiducia in sé stessi e negli altri, significa in primis condurre il bambino alla scoperta di sé stesso, facendo fuoriuscire le sue emozioni, i suoi pensieri, garantendo un contesto familiare ed esterno il più sereno possibile, in cui il bambino si sente sicuro di potersi esprimere con gli affetti più vicini e non.

Attraverso l’esempio e i comportamenti l’adulto può istaurare un rapporto sincero con il proprio bambino per far accrescere e generare fiducia in sé stesso. Molti esperti affermano che l’alta autostima nei bambini, li rende capaci di affrontare la vita nel migliore dei modi. Viceversa, i bambini con bassa autostima sono colore che, nel corso della crescita, hanno vissuto e pertanto interiorizzato dei processi di non accettazione con il risultato di sentirsi non amati. Un esempio pratico che spesso non si dà peso è attribuire un’etichetta: “è un monello, combina solo guai”, questa etichetta fa sì che il bambino si senta inadeguato ed influenza negativamente la sua capacità di interazione, apprendimento e benessere emotivo.

Quali sono gli effetti di una bassa autostima? Come spiega la dott.ssa Cucinotta “nei bambini, una bassa autostima si manifesta spesso attraverso insicurezza, paura di sbagliare, ipersensibilità al giudizio degli adulti e dei coetanei, ritiro sociale sentendosi “inadeguato” o “non all’altezza” o comportamenti oppositivi provocatori, aggressivi o iperattivi. A livello scolastico, la bassa autostima influisce fortemente sull’apprendimento, riducendo motivazione e fiducia nelle proprie capacità, e compromettere la qualità delle relazioni con pari e adulti.

Sul piano relazionale, i bambini con bassa autostima faticano spesso a costruire legami equilibrati. Alcuni diventano eccessivamente compiacenti: cercano di piacere a tutti, si adattano, rinunciano ai propri bisogni pur di non essere rifiutati. Altri, invece, si chiudono, diffidano degli altri, evitano il contatto emotivo per paura di essere feriti. In entrambi i casi, il messaggio interno è simile: “Devo fare qualcosa per meritare l’amore” oppure “Non sono abbastanza per essere scelto”.

Nel lungo periodo, se la bassa autostima non viene intercettata e sostenuta, può diventare il terreno su cui si sviluppano, in adolescenza e in età adulta, problematiche più complesse: dipendenza dal giudizio altrui, relazioni sbilanciate, paura dell’abbandono, perfezionismo patologico, ansia sociale, difficoltà decisionali, fino a forme più strutturate di disagio psicologico.

È importante sottolineare, però, che la bassa autostima non è una condanna. Nei bambini, in particolare, è altamente plastica e modificabile. Relazioni affettive sicure, adulti che sanno riconoscere lo sforzo più che il risultato, contesti che permettono di sbagliare senza umiliazione e interventi educativi sensibili possono rafforzare in modo significativo il senso di valore personale”.

Allora cosa bisogna fare? Il rafforzamento dell’autostima passa principalmente attraverso relazioni adulte sicure, coerenti e rispettose. È fondamentale che il bambino si senta visto, ascoltato e valorizzato per ciò che è, non solo per ciò che fa. Occorre distinguere il valore personale dalla prestazione, rinforzare l’impegno più che il risultato, favorire esperienze di autonomia e competenza, e consentire l’errore senza umiliazione.» continua la dott.ssa Cucinotta «Un linguaggio non svalutante, l’educazione emotiva e la promozione di contesti relazionali inclusivi rappresentano fattori protettivi essenziali. Anche il modello adulto è determinante: un rapporto sano con i propri limiti favorisce lo sviluppo di un’immagine di sé equilibrata nel bambino. Nei casi di maggiore fragilità, un intervento psicologico precoce può costituire un importante supporto evolutivo“.

Un libro può essere una guida attraverso l’esempio, la riflessione e lo sviluppo dell’autostima è La bambina camaleonte scritto da Elena Bonetti, attrice e autrice di testi per l’infanzia, illustrato da Albertina Neri edito da Il Ciliegio. Un libro che tratta l’importanza dell’autostima.

Virginia, la protagonista, è una bambina talmente brava a copiare i colori degli altri che ad un certo punto non sa bene quale siano i suoi, finché una mattina guardandosi allo specchio non riesce più a vedersi, perché i colori degli altri bambini avevano letteralmente cancellato tutti i suoi colori. Piano piano è riuscita a valorizzare l’importanza di sé stessa: “proteggerò i miei colori perché sono speciali”. Ecco un viaggio intervista con l’autrice per soffermarci su questa tematica.

1. Com’è nata l’idea di scrivere la storia di Virginia?

Virginia è una bambina con una qualità particolare che utilizza per giocare; nel corso della storia però capisce che può utilizzare questo dono per uniformarsi agli altri in modo da essere accettata ed essere conforme al giudizio altrui. L’idea di scrivere la storia di Virginia è nata osservando una bambina durante i miei laboratori di teatro. Ho notato che la bambina in questione “modificava” il proprio atteggiamento, postura, modo di parlare copiando un altro alunno o alunna, i quali erano i diretti interessati dei feedback che l’adulto di riferimento, o anche gli altri compagni, davano in quel preciso momento. Ho osservato e riscontrato che la bambina si “trasformava” per essere inclusa.

2. Quanto pensi alla tua infanzia ti rivedi in Virginia? E se sì, perché?

Se ripenso alla mia infanzia mi rivedo in Virginia, perché ero una bambina molto timida, insicura, che aveva bisogno di costanti rassicurazioni. Nel profondo temevo di essere esclusa dal gioco, di non essere accettata, anche se, ai colloqui, le maestre hanno sempre riferito a mia mamma che ero sì una bambina sensibile, ma anche estroversa, leader, che trascinava gli altri in maniera positiva.

3. Attraverso la tua esperienza personale come educatrice teatrale nelle scuole, quanto è importante il teatro per i bambini e attraverso il teatro la costruzione di storie per la loro crescita?

Spesso i genitori non si rendono conto di costruire gabbie del giudizio attorno ai figli. I bambini assorbono le parole dei genitori attraverso il filtro: “Deludo la mamma e il papà” o “Non deludo la mamma e il papà” e associano inevitabilmente, di conseguenza, il risultato della propria performance all’amore dei genitori: “Se mi comporto bene allora la mia mamma mi vuole bene”. Penso che per aiutare i bambini a valorizzare la propria autostima, noi adulti dovremmo cercare di non imporre modelli preconfezionati in cui loro debbano rientrare. Dovremmo ascoltare i bambini, in modo da aiutarli a far fiorire le loro qualità e allo stesso tempo comprenderne i difetti per aiutarli a gestirli: accettarli, non soffocarli.

4. Che consiglio si può dare ai genitori, affinché possano contribuire a migliorare le fasi di crescita dei bambini, rendendoli più sicuri di sé?

Il mio background teatrale permea il respiro generale del libro. Credo fortemente che il teatro sia un mezzo importante per accrescere la stima dell’individuo, ma sempre in un contesto di gruppo: l’ascolto, il rispetto e il non giudizio sono cardini fondamentali dei miei laboratori. Il teatro accresce il potere del trasformismo: affrontare varie situazioni, capendole ed entrando in empatia, senza annichilirsi né appiattirsi. Indossare mille facce diverse per comprendere qualcosa in più di sé stessi, mettersi nei panni dell’altro, ma essere in grado di tornare al proprio io senza perdere autenticità. Il rischio altrimenti sarebbe che ognuno di noi possa perdere i propri colori, la propria luce individuale. Come diceva Pirandello, “la vita è teatro e il teatro è vita”.

5. Perché viaggiare con “La bambina camaleonte”?

Perché Virginia ci accompagna in un viaggio divertente, ma che nasconde anche ombre comuni a tutti noi. Grazie ai propri sbagli, Virginia si rialza e fa tesoro dell’esperienza per riuscire a superare le proprie paure.

L'articolo “Le parole dei genitori possono distruggere l’autostima nei bambini”: i consigli della psicologa per farli crescere sicuri ed evitare ripercussioni nella vita (e a scuola) proviene da Il Fatto Quotidiano.




Moscow.media
Частные объявления сегодня





Rss.plus
















Музыкальные новости




























Спорт в России и мире

Новости спорта


Новости тенниса