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La ‘Preghiera’ di Andreoli? Mai letto nulla di così superficiale. Robert Peroni affascina sulla Groenlandia

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Con questo post intendo iniziare a scrivere – attraverso questo blog – di libri perché credo ancora nel “potere” della letteratura che sa cambiare la vita delle persone con una frase, che ha il dono di essere tramandata quando sa essere buona. Allo stesso tempo un libro può essere afono, può non dire nulla, rovinare una giornata o essere peggio ancora senza sapore.

Credo di non aver mai letto nulla di così superficiale su Dio. Preghiera del non credente di Vittorino Andreoli – scritto per “Terra Santa” edizioni – è la plateale dimostrazione che un ottimo psichiatra non è scontato che possa scrivere di tutto. Trovo le pagine vergate da Andreoli un’accozzaglia di frasi semplicistiche come “la chiesa la si deve considerare della terra e non del cielo” o “Dio è il creatore di un mondo in evoluzione” o ancora “difficile comprendere se e cosa tu chiedi agli uomini” che nemmeno riescono a far pensare a un Vittorino Andreoli non credente. Forse sarà non azzeccato il titolo ma nemmeno l’idea di far parlare Dio con lo psichiatra riesce a essere persuasiva ma appare più come la visione della Madonna ai pastorelli di Međugorje.

Nelle prime trenta-quaranta pagine Andreoli appare come un vero non credente in ricerca, un “incredulo” (forse) come direbbe Duccio Demetrio: “E’ bellissimo cercare Dio, anche se non lo si trova e persino se non esistesse”. Chiarisce fin da subito di non essere ateo e che “l’uomo non potendo capire Dio, ha una forte tendenza a costruirlo”. Aggiunge anche una definizione affascinante dal punto di vista lessicale: “Lo, anche Dio è una parola, ma non riesco a inginocchiarmi davanti al Caos, al Big Bang. A Dio sì”. Nella seconda parte sembra, invece, essersi convertito al punto da rivolgersi a Dio (a che serve se non lo credi?): “Signore sei tu a stabilire la nostra permanenza sulla terra, lasciami ancora qui, perché vorrei fare qualcosa di più significativo…”. Un’invocazione, una preghiera quasi devozionale ben lontana da un cristianesimo “moderno” che grazie a uomini come Enzo Bianchi ci ha insegnato che (se esistesse, aggiungo io) Dio non è una sorta di dispensatore delle nostre richieste.

Andreoli arriva a dire “l’esperienza di Dio è nella preghiera”. Certo, anche. Ma per chi non crede (chi scrive crede di non credere a Dio) considera la preghiera un’esperienza umana, spirituale, non certo di Dio. Un libro che parla molto più di Dio, del Signore che di Gesù, uomo.

Se volete comprendere qualcosa della Groenlandia vale la pena di leggere I sette tramonti. Nel respiro dei ghiacci l’eco di un nuovo inizio di Robert Peroni (Sperling&Kupfer). Peroni che oggi ha più di ottant’anni, vive da quarant’anni a Tasiilaq dove ha realizzato la Casa Rossa, un luogo che promuove il turismo sostenibile. In questo testo l’esploratore ci porta a conoscere il popolo inuit e quella misteriosa terra finita al centro dell’attenzione, riuscendo a far vedere e toccare la Groenlandia anche stando a casa propria. Ciò che affascina è la capacità dello scrittore di fornire al lettore gli strumenti per entrare nel cuore degli inuit: “Forse ognuno di noi appartiene a un luogo a livello spirituale o emotivo. Forse mi succederà quello che credono da queste parti: la mia anima si trasferirà nel corpo di un neonato e ricomincerà a vivere in un altro essere umano. L’anima non muore, passa, ho imparato a credere fra questi ghiacci”.

L'articolo La ‘Preghiera’ di Andreoli? Mai letto nulla di così superficiale. Robert Peroni affascina sulla Groenlandia proviene da Il Fatto Quotidiano.




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