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Il record della Spagna: oltre 22 milioni di occupati. Pedro Sánchez festeggia sui social con una maglia numero 22

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Nel pieno di un’Europa attraversata da tensioni geopolitiche e rincari energetici, la Spagna segna un record storico: oltre 22 milioni di occupati. “Per la prima volta, la Spagna raggiunge i 22 milioni di iscritti alla previdenza sociale. Siete voi a sostenere, promuovere e costruire questo Paese. Una squadra che sta scrivendo la storia. Ventidue milioni di posti di lavoro!”, ha rivendicato il premier Pedro Sanchez, celebrando il risultato con un video sui social con il presidente che, al termine, si gira e mostra una maglia numero 22. È il punto più alto di un ciclo economico che, secondo il governo, ha portato quasi 3,4 milioni di nuovi lavoratori dal 2018 a oggi. Un’espansione che ha avuto un peso decisivo anche a livello europeo: nel 2025, da sola, la Spagna ha generato circa la metà di tutti i nuovi posti di lavoro dell’Unione. Ma dietro il dato record — che riguarda anche l’occupazione femminile (10,4 milioni) e giovanile (oltre 3 milioni, +40% rispetto al 2018) — c’è un modello economico preciso, che intreccia mercato del lavoro ed energia.

Il “modello spagnolo”: lavoro ed energia

Per capire la crescita occupazionale spagnola bisogna uscire dalla lettura puramente statistica e guardare alla struttura dell’economia. Negli ultimi anni Madrid ha puntato su due direttrici: stabilizzazione del lavoro e riduzione della vulnerabilità energetica. Il calo della precarietà — con 5 milioni di contratti a tempo indeterminato in più rispetto a otto anni fa — è solo una parte della storia. L’altra riguarda l’energia. La Spagna ha investito massicciamente in rinnovabili, arrivando a coprire circa il 60% della produzione elettrica con fonti pulite. Questo ha avuto un effetto diretto sui costi per famiglie e imprese. Secondo diverse analisi, le bollette elettriche risultano significativamente più basse rispetto ad altri Paesi europei, anche fino al 40% in meno in alcuni casi . E soprattutto, il prezzo dell’energia è molto meno esposto alle oscillazioni del gas, che invece continuano a colpire economie come quella italiana. Il risultato è un vantaggio competitivo rilevante: meno shock energetici, maggiore stabilità per il sistema produttivo.

Occupazione record, ma anche scelta politica

Il dato dei 22 milioni di occupati non è quindi solo il frutto di una fase ciclica favorevole, ma il risultato di scelte politiche precise. Il governo Sanchez rivendica un approccio che combina politiche del lavoro – con maggiore stabilità contrattuale – e politiche industriali orientate alla transizione energetica. Questo ha prodotto effetti visibili: più occupazione stabile, crescita dell’occupazione femminile forte incremento dell’occupazione giovanile, maggiore resilienza agli shock esterni. Un modello che, almeno finora, sembra funzionare anche in un contesto internazionale difficile, segnato dalla guerra in Medio Oriente e dall’instabilità dei mercati energetici. Senza contare la lungimiranza di regolarizzare 500mila stranieri – in gran parte provenienti dal Sud America – che così potranno accedere a contratti di lavoro regolari. La Spagna si sta così trasformando in un laboratorio economico e politico per l’Europa. E il record dei 22 milioni di occupati in Spagna, più che un punto di arrivo, è il segnale di questa trasformazione. Eppure, il successo economico non si traduce automaticamente in consenso politico. La Spagna vive un paradosso: buoni risultati macroeconomici e tensioni politiche persistenti.

L'articolo Il record della Spagna: oltre 22 milioni di occupati. Pedro Sánchez festeggia sui social con una maglia numero 22 proviene da Il Fatto Quotidiano.




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