“Dal mio Italia-Svezia non è cambiato nulla, intervenga il Governo. Il ct è l’ultimo dei problemi”: lo sfogo di Ventura
“Non è tutta colpa dei ct, è evidente. Ha le sue responsabilità, ma non è un problema di presidente federale o di allenatore, bensì di cultura, di sistema. Facciamo sempre finta di niente”. Ancora critiche al calcio italiano dopo l’eliminazione per mano della Bosnia. Questa volta arrivano da chi conosce bene il mondo Nazionale: Gian Piero Ventura, ct dell’Italia nel 2017 quando l’Italia fu estromessa dai Mondiali in Russia del 2018 ai playoff per mano della Svezia, ha parlato a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1.
“Dopo il 2006, siamo usciti subito sia nel 2010 che nel 2014. Poi non ci siamo qualificati per tre Mondiali di fila. L’ultimo Europeo è stato bruttissimo. C’è stata solo la parentesi dell’Europeo vinto, la classica eccezione che conferma la regola. Ogni volta ci ritroviamo a parlare, a spiegare”, ribadisce Ventura che poi punta il dito: “Le criticità sono strutturali, deve intervenire il governo, non solo quello federale. Ognuno ha la propria ricetta. Un conto è dirlo e un conto è poi farlo. Da Italia-Svezia del 2017 non è cambiato nulla“.
Ma quali sono le soluzioni? Ventura ha tirato in ballo il dossier presentato da Roberto Baggio nel 2011, mai considerato e finito nel dimenticatoio. “Leggevo in questi giorni che Roberto Baggio aveva proposto 900 pagine di idee, lo feci anch’io. Avevo presentato un report, ritenevo che ci fosse la necessità di comportamenti diversi. I palazzi si costruiscono dalle fondamenta, non dall’attico. Un tempo, i giovani giocavano 4-5 ore al giorno, tutti i giorni. Giocavano per strada o negli oratori. Se questi spazi non ci sono più perché la società è cambiata, bisogna crearne di nuovi“.
E qui Ventura ha tirato in ballo la questione dei centri federali con personale qualificato, allenatori capaci e con uno stipendio adeguato che gli consenta di dedicarsi solo a quella tipologia di attività: “Servono centri federali per dare possibilità in tutta Italia di poter sviluppare questa tematica. Nei centri vanno messi allenatori–educatori capaci e pagati, che non hanno l’obiettivo di vincere il torneino, ma di creare e di far crescere. Dopo aver creato e cresciuto, non deve esserci la dispersione: il passaggio dalla primavera alla prima squadra è troppo grande in Italia”, aggiunge Ventura, che per il dopo Gattuso sottolinea: “Credo che sia l’ultimo dei problemi. Qualsiasi sia il ct, se non viene messo nelle condizioni di lavorare al meglio, opererà sempre in questo contesto di difficoltà. Nel 2006 abbiamo vinto perché avevamo una generazione di fenomeni. Oggi questa generazione non c’è. Bisogna prima creare i presupposti affinché un ct possa incidere radicalmente“.
L’altro tema è quello dello scarso coraggio nel lanciare i giovani in Nazionale e nei club di Serie A. Adesso però, nella mediocrità, è giusto ripartire da qui può ridare entusiasmo, vivacità e forze fresche all’Italia: “Mi viene in mente l’esempio di Vergara: ha fatto 7-8 partite molto buone, è stato già paragonato a Sivori. È nel Napoli da sempre, ma non avrebbe giocato neanche un minuto se non ci fossero stati tutti gli infortuni che ha avuto il Napoli quest’anno. Lo stesso Pisilli è da tempo che si conosce, poteva avere molto più minuti sulle spalle e sulle gambe. In Italia funziona così, mentre in Spagna non ci si stupisce nel vedere un 2008 o un 2010 titolare in Champions o in Liga. In Germania hanno investito 200-300 milioni per costruire campi, centri di formazione. Leggevo che hanno investito anche su alcuni centri che lavorano sulla gestione dello stress e sull’ansia da prestazione”.
Fisicità a discapito della tecnica: “Una volta si viveva solo ed esclusivamente di tecnica. Oggi spesso nei settori giovanili l’ambizione dell’allenatore non è quello di crescere un talento, ma raggiungere un obiettivo per poter poi uscire dal settore giovanile e fare strada in maniera individuale. Serve cambiare atteggiamento, il modo di proporre e di proporsi”. Infine, la gogna mediatica subita dopo Italia-Svezia: “Siamo stati eliminati dalla Svezia, poi arrivata quinta al Mondiale. L’attacco fu personale, bisognava trovare un capro espiatorio. Ma ormai fa parte del passato. Certamente ha inciso sulla mia scelta di staccare. Fu una violenza in alcuni casi anche gratuita”.
Ma se dipendesse da lui, se la riprenderebbe una patata bollente come quella della Nazionale? Ventura non ha dubbi: “Assolutamente no. Non l’avrei voluta prendere neanche quando l’ho presa. Dopo pochissimo tempo, mi resi conto che avevo fatto la scelta sbagliata ed era un momento in cui di scelte ne potevo fare diverse, anche molto interessanti . Ma è inutile piangersi addosso. Non c’erano i presupposti allora, non ci sono oggi. Chiunque siederà sulla panchina azzurra, incontrerà difficoltà oggettive”.
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