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Tregua in Iran, le compagnie aeree: “Mesi prima che costo del carburante e prezzi dei biglietti aerei si stabilizzino”

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Anche nel caso in cui la situazione in Medio Oriente dovesse stabilizzarsi, le conseguenze della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continueranno a farsi sentire sul settore dell’aviazione civile. Non lascia posto alle speranze dei consumatori Willie Walsh, direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo. Il nodo centrale resta quello del carburante, la cui mancanza negli ultimi giorni ha messo in difficoltà diversi aeroporti, anche italiani. Secondo Walsh “ci vorranno mesi per tornare ai livelli di fornitura necessari”, a causa delle interruzioni nella capacità di raffinazione dei paesi del Golfo: anche se il flusso di greggio dovesse riprendere regolarmente, la filiera produttiva richiederà tempo per riallinearsi. “Non credo che accadrà in poche settimane”, ha sottolineato il numero uno della Iata.

La crisi ha messo in luce anche un elemento strutturale spesso sottovalutato: “Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva”, ha osservato Walsh. Una vulnerabilità che, in situazioni di tensione geopolitica, si traduce rapidamente in shock sui prezzi. E, come già accaduto in passato, l’aumento del costo del petrolio si riflette sui passeggeri. “È inevitabile”, ha spiegato Walsh, riferendosi alla tendenza delle compagnie aeree a trasferire l’incremento dei costi operativi sui prezzi dei biglietti. Una dinamica che rischia di frenare la domanda, proprio mentre il settore stava consolidando la ripresa dopo gli anni difficili del Covid.

Negli ultimi giorni i viaggiatori hanno già sperimentato i primi effetti concreti della crisi. Voli cancellati o riprogrammati, rotte allungate per evitare le aree a rischio, ritardi accumulati negli hub internazionali e un generale aumento dei tempi di percorrenza hanno creato disagi diffusi. Molti passeggeri si sono trovati a fronteggiare rincari improvvisi e difficoltà nel trovare soluzioni alternative, mentre le compagnie cercavano di riorganizzare le operazioni in un contesto altamente instabile.

A complicare ulteriormente il quadro è stata la paralisi dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, attraverso cui transita il 20% del petrolio e del gas mondiale. La chiusura, durata settimane, ha spinto verso l’alto i prezzi del greggio e dei prodotti derivati, alimentando una spirale che ha coinvolto direttamente il trasporto aereo. Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran dovrebbe portare a una sua riapertura, con un conseguente calo dei prezzi del petrolio. Tuttavia, secondo Walsh, questo non basta a risolvere il problema: “Anche se il flusso di greggio riprende, se ci sono state interruzioni nella capacità di raffinazione, il problema persisterà per un certo periodo”.

Sul fronte operativo, parte del traffico aereo che tradizionalmente attraversa il Medio Oriente è stato dirottato verso compagnie di altre regioni. Una soluzione che però resta provvisoria. “Non c’è modo che possano sostituire la capacità fornita dalle compagnie del Golfo”, ha chiarito Walsh.

L'articolo Tregua in Iran, le compagnie aeree: “Mesi prima che costo del carburante e prezzi dei biglietti aerei si stabilizzino” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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