Roma, l'unica rivoluzione è seguire Gasp
Rivoluzione o meno, siamo vicini al redde rationem. Perché se è vero che la storia insegna come i cambiamenti sia meglio effettuarli che annunciarli , far volutamente sapere urbi et orbi qualcosa che i risultati paradossalmente potrebbero stravolgere nel giro di un mese, è alquanto rischioso . Somiglia più che a un reale proposito, un modo per tenere calma la piazza in un momento di difficoltà. E in questi casi cosa c'è di meglio che annunciare, o meglio, far trapelare il proposito di un repulisti della cosiddetta banda del sesto posto? Perché poi sarebbe interessante capire come si porrebbe il club di fronte a un gruppo che tra mille difficoltà riuscisse clamorosamente a tagliare il proprio traguardo stagionale, andando anche oltre quello che pensano l'allenatore (« Gruppo da quinto e sesto posto ») e la dirigenza (« Non si può dire a un allenatore "dobbiamo andare in Champions League" e basta. Stiamo costruendo, stiamo crescendo, e questa è la cosa più importante »). Ma nella cronaca quotidiana, l'obbligo è attenersi all'attualità. Rivoluzione, quindi. [...]
Il problema, quindi, lo ha paradossalmente centrato Gasperini che ha nel traguardo Champions un punto di partenza e non di arrivo . Perché se per rivoluzione intendiamo il numero dei calciatori che ogni stagione arriva a Trigoria, dalle parti di via Laurentina è in atto una rivoluzione perenne: 8 elementi più Baldanzi nel 2022-23, 9 più Rensch, Nelsson, Salah-Eddine, Gollini e Gourna-Douath nel 2023-24, 9 più Malen, Vaz, Venturino e Zaragoza quest'anno. Totale nell'ultimo triennio? Trentasei.
La domanda è quindi un'altra: quanti di questi che sono arrivati hanno messo in panchina Mancini, Cristante, Pellegrini, Celik e Dybala? Cosi quando il tecnico asserisce sabato di far attenzione a volersi liberare troppo facilmente di alcuni calciatori (« Occhio, se vanno via loro si fa presto ad arrivare dodicesimi ») per poi rincarare la dose nel post-gara di Milano (« Questa rosa va rinforzata non ricostruita, pensare di buttare tutto all'aria e ricominciare da zero è una follia ») è perché ha in mente che il titolare di oggi, possa diventare il primo rincalzo di domani. Bene o male quanto accaduto con Malen a gennaio o Wesley in estate. [...]
Ma la Roma può permettersi di avere 3/4 calciatori che guadagnano tre milioni in panchina? Quesiti che nascondono quello più importante, relativo all'allenatore. Se merita fiducia, va assecondato in tutto e per tutto . Se invece lo si ritiene troppo ingombrante, poco compatibile con le logiche di Trigoria, lo si ringrazia (a spasso difficilmente rimarrà: attenzione al Napoli, con Conte che strizza l'occhio alla Nazionale) e si riparte. In quel caso sì, con l'ennesima rivoluzione tecnica.
(Il Messaggero)
