Netanyahu a Teheran: «Il dito resta sul grilletto, pronti a riprendere la guerra in qualunque momento»
La dichiarazione era attesa per le 19.15: ed è arrivata, spietata come un monito biblico. L’annuncio del premier israeliano non è quello di un addio alle armi, ma semmai l’avvertimento fin troppo veemente di una tregua tattica dagli intenti bellicosi. Benjamin Netanyahu ha parlato al mondo per chiarire i (suoi) termini del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Il messaggio a Teheran è brutale nella sua estrema chiarezza: «L’Iran è più debole che mai. Israele è più forte che mai. Siamo pronti a tornare a combattere in qualsiasi momento».
Netanyahu sulla tregua con l’Iran: «Il dito resta sul grilletto»
E il messaggio è fin troppo diretto: per il premier israeliano l’intesa raggiunta non rappresenta il tramonto delle ostilità, bensì una tappa intermedia verso la vittoria totale. «Lo Stato di Israele ha raggiunto straordinari successi – ha rivendicato con durezza –. Successi che fino a poco tempo fa sembravano completamente inimmaginabili». E con tanto di chiosa che sa di ultimatum: «Questo è il bilancio della campagna fino a questo momento. Siamo pronti a tornare a combattere in qualsiasi momento, se necessario. Il dito è sul grilletto».
Netanyahu: «Tregua decisa con Usa, nessuna sorpresa»
Netanyahu ha tenuto a precisare che non c’è stata alcuna “sorpresa” da parte americana: il cessate il fuoco è stato coordinato con Israele, che mantiene la piena libertà d’azione. «Questa non è la fine della guerra», ha ribadito il premier. Sottolineando che l’obiettivo rimane lo smantellamento delle minacce esistenziali. E che se il regime degli Ayatollah dovesse sgarrare, Gerusalemme è pronta a tornare in azione.
Il nodo Libano e l’asse Washington-Gerusalemme
E mentre il fronte iraniano respira, il Libano resta fuori dal perimetro della distensione. Le ostilità nel Paese dei cedri continuano e, come confermato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, il dossier resta aperto sul tavolo di Donald Trump. Non solo. Ribadendo che il Libano non era incluso nell’accordo sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, la portavoce della Casa Bianca ha sottolineato: «Questo continuerà a essere discusso, ne sono certa, tra il presidente e il primo ministro (Benjamin) Netanyahu, gli Stati Uniti e Israele e tutte le parti coinvolte». A conferma e dimostrazione di un’asse Washington-Gerusalemme che non intende fare concessioni ai satelliti di Teheran, a partire da Hezbollah.
Casa Bianca: «Trump ancora valuta ritiro da Nato. Ne parlerà con Rutte»
Sullo sfondo, infine, resta il giudizio tombale di Trump sull’Alleanza Atlantica: «La Nato è stata messa alla prova e ha fallito». Una sentenza indirizzata direttamente a Bruxelles proprio mentre il tycoon si appresta a un colloquio «schietto e onesto» con Mark Rutte.
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