Epstein files, spunta anche il nome di Emanuela Orlandi: ecco cosa collega la scomparsa della Vatican Girl e la più grande banca degli Stati Uniti d’America
C’è anche il nome di Emanuela Orlandi negli Epstein files. Il mistero della scomparsa della cittadina vaticana compare nei documenti pubblicati dall’FBI lo scorso gennaio (accumulati in 20 anni di indagini) sul sito del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America. Nei file di indagine sulla rete di abusi sessuali del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, c’è spazio anche per uno egli episodi più oscuri della storia d’Italia. Per trovare questo segmento comune ai due casi, ci siamo affidati alla piattaforma Jmail: l’archivio pubblico navigabile creato per esplorare i “file di Epstein”.
La nostra ricerca
Il mistero di Emanuela Orlandi entra nel caso Epstein attraverso vie indirette. La vicenda della Vatican Girl è racchiusa negli Epstein File attraverso dei ritagli di giornale in cui si parla della Orlandi. Si tratta di una rassegna stampa che qualcuno ha prodotto. Come suggerisce Jmail (vedi foto) la ricerca sarebbe nata per raccogliere informazioni su quello che sembra una azione legale. Sì legge dal il titolo del file pdf in questione: “Government of the United States Virgin Island v. JP Morgan Chase Bank”. La ricerca di questi articoli risale al 2022 e il titolo del file sembra indicare la famosa causa civile del governo delle Isole Vergini (dov’era la principale tenuta di Epstein in cui si sono consumati gli abusi) contro la principale banca utilizzata da Epstein, la JP Morgan Chase. L’accusa del governo era di aver coperto e agevolato i traffici sessuali del miliardario pedofilo. Questa battaglia giudiziaria si è conclusa proprio nel 2023, con il raggiungimento di un accordo economico. Verrebbe dunque da chiedersi: perché qualcuno ha cercato degli articoli su Emanuela Orlandi nell’ambito di questo procedimento? Ma soprattutto, di quali articoli si tratta, considerata la mole immensa di stampa prodotta in 43 anni da questa vicenda?
L’articolo negli Epstein file
L’articolo presente nei file è quello che parla di un solo episodio in particolare: l’apertura delle tombe al cimitero teutonico. L’episodio risale al luglio del 2019, quando il Vaticano acconsentì ad aprire due tombe del cimitero del Vaticano in cui erano state sepolte, nell’ottocento, due principesse. L’iniziativa del tutto eccezionale fu motivata da una segnalazione anonima arrivata proprio all’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò. “Cercate dove indica l’angelo” si leggeva nel messaggio arrivatole come indizio per ritrovare i resti di Emanuela. All’apertura, le tombe furono trovate vuote, non contenevano neanche più i resti delle principesse. Quale potrebbe essere il legame tra questo episodio in particolare e il procedimento penale contro la banca di cui era cliente Epstein, la Jp Morgan?
La nostra ipotesi
Sulla base dei dati emersi, abbiamo sviluppato una nostra idea che possa collegare la presenza di questi articoli nel fascicolo sul processo contro la banca utilizzata da Epstein. Sono chiaramente le nostre solo ipotesi e non si esclude che questo articolo possa essere finito per caso in una rassegna stampa generica. Ma, può anche darsi che qualcuno nell’orbita di Epstein stesse monitorando la vicenda Orlandi e questo, alla luce dei rapporti di Epstein con il Vaticano di allora, non è affatto da escludere. Ci siamo chiesti, prima di tutto: cos’è che potrebbe collegare, anche se in maniera indiretta, Emanuela Orlandi e la più grande banca degli Stati Uniti d’America (e al Mondo) che aveva Jeffrey Epstein tra i suoi clienti più preziosi? In realtà, l’unica banca che viene in mente quando si parla di Emanuela Orlandi è lo Ior: la Banca del Vaticano più volte coinvolta nella scomparsa della Orlandi. La nostra ipotesi è che la presenza di Emanuela Orlandi si inserisca negli Epstein file indirettamente attraverso lo Ior, nel quadro della complessa pista finanziaria che nasce da uno dei possibili moventi del sequestro della cittadina vaticana. Secondo la cosiddetta pista finanziaria, Emanuela sarebbe stata rapita in quanto cittadina vaticana per ottenere la restituzione di soldi andati persi nel crack del Banco Ambrosiano, principale azionista dello Ior. L’allora capo dello Ior Paul Marcinkus è stato una figura chiave nel caso Orlandi. Ma questo accadde all’inizio degli anni ’80. Cosa ci porta all’apertura delle tombe nel 2019 e alla banca utilizzata da Epstein, la JP Morgan?
Il giallo delle tombe vuote
Torniamo all’estate del 2019. Quando davanti alla stampa mondiale le tombe delle due principesse vennero aperte e trovate vuote, accadde qualcosa di strano. Uno degli operai scalpellò troppo forte e scoprì che al di sotto di queste tombe c’era una stanza in cemento armato, incompatibile con una tomba dell’Ottocento. Era anch’essa vuota. Quelle tombe vuote e quella stanza, soprattutto, sono al centro di alcune conversazioni sul caso Orlandi, su telefoni riservati della Santa Sede. Nel 2023, proprio noi di FqMagazine abbiamo dato la notizia di queste chat di persone vicine a Papa Francesco risalenti al 2013-14, e che adesso sono atti di indagine. La conversazione avvenne tra due persone (monsignor Angelo Balda e Francesca Chaoqui, condannata per Vatileaks 2) che facevano parte di Cosea, un ente voluto da Papa Francesco per fare luce proprio sui conti dello Ior e ripulire la Santa Sede dagli scandali finanziari. Dalle chat si legge: “Bisogna far sparire quelle cose della Orlandi da lì e pagare i tombaroli”. Secondo Pietro Orlandi a cui erano arrivati gli screenshot di quelle conversazioni, queste chat indicavano le tombe vuote del Teutonico. Sulla base delle dichiarazioni emerse da quando questa chat sono saltate fuori, e anche sulla base delle recenti audizioni della commissione parlamentare di inchiesta Orlandi/Gregori, in quella stanza vuota c’era una misteriosa cassa contenenti documenti su Emanuela Orlandi con riferimenti a questioni finanziarie legate al Vaticano di quegli anni e quindi inevitabilmente allo IOR. La cassa rappresenta quindi un incrocio tra lo Ior e il mistero della scomparsa di Emanuela. Diverse fonti hanno ipotizzato che i documenti sul sequestro Orlandi e quelli sui flussi finanziari dello IOR dell’era Marcinkus siano custoditi insieme. Resta da chiarire l’ultimo elemento chiave di questa storia: qual è, se c’è, il legame dello IOR con la Jp Morgan, la banca utilizzata da Epstein?
Jp Morgan e i conti dello Ior
Indagini sia giornalistiche che giudiziarie (fonti: Il Sole24 ore, Il Corriere, Il Fatto Quotidiano) hanno fatto emergere che negli ultimi decenni, la JP Morgan ha avuto un ruolo in operazioni di trasferimento di grosse somme di denaro provenienti dallo Ior. Gli investigatori italiani si erano concentrati su movimenti anomali, tra cui il trasferimento di 23 milioni di euro dallo IOR alla JP Morgan di Francoforte (di cui 20 milioni nel 2012) passando per altre banche. L’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, nel suo memoriale ha fatto riferimento alla gestione di tali conti e alle pressioni ricevute, nel periodo in cui l’istituto era sotto inchiesta per violazione delle norme antiriciclaggio. JP Morgan ha poi interrotto i rapporti con lo IOR quando la gestione finanziaria vaticana non ha soddisfatto i requisiti di trasparenza necessari. Probabilmente, chi stava indagando sulla Jp Morgan, attraverso queste strade si è imbattuto nella strana e oscura vicenda di Emanuela Orlandi e agli oscuri intrecci con la Banca Vaticana.
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