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Londra, segnali di insofferenza verso Palantir nel Sistema Sanitario Nazionale: il governo vuole sbarazzarsene

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Il lungo flirt tra il governo britannico e le grandi aziende tecnologiche americane dà segni di crisi. Dopo anni di stretta collaborazione, dal ruolo chiave di Palantir durante la pandemia di Covid fino alle partnership sull’intelligenza artificiale al centro dei piani di rilancio dell’economia, da Londra arrivano segnali di insofferenza per la dipendenza dai Big Tech Usa nella gestione di dati sensibili e delle infrastrutture critiche del paese.

La scorsa settimana la presidente della commissione parlamentare per scienza, innovazione e tecnologia, Chi Onwurah, ha respinto con durezza le affermazioni di Louis Mosley, vice presidente esecutivo di Palantir nel Regno Unito, secondo cui le critiche al contratto da 330 milioni di sterline con l’NHS England, il sistema sanitario inglese, sarebbero motivate unicamente da ragioni “ideologiche”. Negli stessi giorni, come rivelato dal Financial Times, diversi ministri hanno chiesto in modalità riservata pareri legali su come attivare la clausola di uscita (break clause) prevista nel contratto, che potrebbe consentirne la conclusione anticipata prima della revisione formale del 2027. In discussione, la convenienza rispetto ai costi; il rischio di sfruttamento dei dati; la fiducia dei pazienti e le controverse attività dell’azienda nei settori della sorveglianza e della difesa.

La saga era inizia nel marzo 2020, quando Palantir entra in NHS con un’offerta simbolica da £1 per costruire il NHS COVID-19 Data Store, strumento che aiutò a monitorare le capacità ospedaliere, la distribuzione di ventilatori e il rollout vaccinale. Quella misura d’emergenza si trasforma rapidamente in contratti da decine di milioni, spesso prorogati senza gara competitiva grazie a direttive ministeriali speciali. Nel novembre 2023 arriva il contratto principale per la Federated Data Platform: un accordo da circa £330 milioni (fino a sette anni) per collegare i dati frammentati tra le diverse aziende ospedalieri e I sistemi nazionali.

Palantir fornisce il software Foundry come semplice elaboratore di dati, mentre il NHS resta il titolare del trattamento. I sostenitori parlano di liste d’attesa più pulite, sale operatorie meglio organizzate e un numero maggiore di interventi elettivi. Ma l’adozione rimane disomogenea e più lenta del previsto. Critici interni ed esterni al NHS sostengono che la piattaforma offra funzionalità limitate rispetto a soluzioni locali o sviluppate nel Regno Unito, descrivendola talvolta come un costoso data warehouse con problemi di usabilità per analisi cliniche avanzate.

Poi ci sono i conflitti di interesse. Uno degli episodi più imbarazzanti riguarda Matthew Swindells, ex alto dirigente di NHS England. Dopo aver lasciato l’incarico nel 2019, fornisce consulenza a Palantir tramite la società di lobbying Global Counsel (co-fondata da Peter Mandelson). Nominato presidente di quattro grandi trust del nord-ovest di Londra, avrebbe dovuto astenersi da qualsiasi decisione su Palantir. Eppure nel maggio 2024 invia un’email interna per spingere l’inserimento di più dati dei medici di base in una piattaforma locale costruita da Palantir, da cui viene ancora pagato. Swindells ha negato irregolarità, ma le rivelazioni hanno portato alle sue dimissioni nel marzo 2026.

Le critiche etiche e sulla privacy restano al centro del dibattito. Il core business di Palantir, potenti strumenti di analisi usati da intelligence Usa, Pentagono e Ice per le deportazioni di immigrati, rende l’azienda un bersaglio. La British Medical Association, Medact, Amnesty International, Foxglove e vari sindacati considerano problematico che gestisca dati sanitari sensibili. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la sicurezza e la sovranità dei dati, il rischio di “function creep”, cioè che I dati dei pazienti vengano condivisi con il ministero degli Interni e le forze dell’ordine, la perdita di fiducia dei pazienti (oltre 47.000 hanno scritto ai trust per chiedere il ritiro della piattaforma) e le posizioni pubbliche del co-fondatore Peter Thiel, che ha definito l’NHS una manifestazione di “sindrome di Stoccolma” statalista. La British Medical Association ha invitato i medici a limitare l’uso della FDP, mentre una vasta coalizione civica ha esortato le aziende sanitarie a rifiutarne l’adozione.

Questa settimana è inoltre emerso che gli ingegneri di Palantir hanno accesso a sistemi interni del servizio sanitario, inclusa la directory con i contatti di circa 1,5 milioni di dipendenti. Non è una violazione del contratto, e Palantir sostiene che sia una prassi in casi analoghi, ma la notizia ha provocato forti reazioni tra il personale del NHS, che lo vede come un ulteriore e inaccettabile passo nell’integrazione di un’azienda statunitense controversa nel cuore delle operazioni pubbliche.

La dirigenza di NHS England difende il progetto come essenziale per efficienza e cura dei pazienti, mentre Palantir ribadisce di essere solo un processore di dati e liquida gran parte delle critiche come ideologiche. Il governo Labour sta però valutando seriamente un’uscita anticipata, con il segretario alla Salute Wes Streeting che ha preso in esame la questione.

Questo scontro è lo specchio di un dilemma più ampio fra la necessità di modernizzare l’integrazione dei dati nel NHS e considerazioni di sovranità, etica e fiducia pubblica, ovvie quando si affidano informazioni sanitarie a un’azienda straniera la cui principale expertise risiede nell’intelligence e nella sorveglianza, specie in un momento di forti tensioni geopolitiche fra Londra e Washington.

A rafforzare il segnale di raffreddamento nei rapporti con Big Tech Usa arriva un’altra notizia di questi giorni: OpenAI ha annunciato che metterà in pausa il progetto Stargate UK, il grande data center per intelligenza artificiale che doveva essere realizzato nel nord-est dell’Inghilterra in partnership con Nvidia e Nscale. La società ha citato come ragioni i costi elevati dell’energia nel Regno Unito e le incertezze regolatorie, inclusi temi legati al copyright, affermando che procederà solo quando “le condizioni giuste su regolamentazione e costo dell’energia” renderanno possibile un investimento infrastrutturale di lungo periodo. Per il governo Starmer è un colpo duro, visto che sull’espansione dei data center punta per il rilancio economico del paese e che, anche per questo, il Regno Unito ha scelto un approccio regolatorio più flessibile e pragmatico rispetto a quello dell’UE.

L'articolo Londra, segnali di insofferenza verso Palantir nel Sistema Sanitario Nazionale: il governo vuole sbarazzarsene proviene da Il Fatto Quotidiano.




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