Artemis II, l’equipaggio di Orion in viaggio verso la Terra: la traiettoria corretta dalla Nasa e l’ammaraggio nel Pacifico
La navetta Orion è ormai in viaggio verso la Terra e la missione Artemis II entra nella sua fase più delicata, quella del rientro atmosferico e dell’ammaraggio nel Pacifico, previsto intorno alle 2.07 italiane dell’11 aprile. Dopo aver completato un viaggio storico che ha riportato un equipaggio umano nell’orbita lunare a 56 anni di distanza dall’ultima volta, i quattro astronauti si preparano ad affrontare gli ultimi, cruciali minuti della missione. A bordo della capsula, il comandante Reid Wiseman, insieme a Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha già portato a termine le principali attività operative e scientifiche. La missione ha segnato traguardi significativi: dalla distanza record raggiunta rispetto alla Terra, mai toccata prima da esseri umani, alle osservazioni inedite del lato nascosto della Luna, fino allo spettacolo di un’eclissi totale di Sole osservata dallo spazio profondo. Gli astronauti hanno soprannominato la loro navetta “Integrity”, sottolineando lo spirito di coesione e resilienza che ha caratterizzato il viaggio.
Nonostante il successo delle fasi precedenti, l’attenzione è ora tutta concentrata sugli ultimi 100 chilometri, considerati i più rischiosi dell’intera missione. In particolare, saranno otto i minuti decisivi durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, quando la capsula dovrà resistere a temperature che sfiorano i 3000 gradi. Il comportamento dello scudo termico è osservato con estrema attenzione: durante la missione senza equipaggio Artemis I, infatti, aveva riportato danni. Per ridurre i rischi, la Nasa ha previsto una traiettoria di rientro con un’angolazione diversa rispetto ai piani iniziali, in modo da limitare il tempo di esposizione alle sollecitazioni termiche e aumentare la sicurezza dell’equipaggio. Parallelamente, a bordo della Orion, tutto procede secondo programma: gli astronauti hanno completato l’ultimo ciclo di addestramento e messo in sicurezza strumenti e attrezzature, evitando che oggetti non fissati possano diventare pericolosi durante la discesa.
Resta invece fuori portata, almeno per questa missione, il record di velocità per voli spaziali con equipaggio stabilito nel 1969 da Apollo 10. Le stime aggiornate indicano che Orion raggiungerà una velocità massima di circa 38.367 chilometri orari, inferiore ai 39.938 inizialmente ipotizzati, ma comunque impressionante: sufficiente, per fare un paragone, a coprire la distanza tra New York e Tokyo in meno di 20 minuti.
Nei momenti di relativa calma prima del rientro, l’equipaggio ha anche condiviso alcune riflessioni sull’esperienza vissuta. Wiseman ha ricordato con emozione la proposta dei colleghi di dedicare un cratere lunare alla moglie scomparsa, mentre Glover ha indicato nell’eclissi solare osservata dietro la Luna il momento più suggestivo. Koch, invece, ha raccontato la quotidianità a bordo della capsula: uno spazio ristretto ma funzionale, dove la convivenza richiede continui adattamenti e dove frasi come “non muovere il piede” diventano parte della routine. Ora, con il rientro imminente, la missione Artemis II si avvia alla conclusione, concentrando in pochi minuti tutte le incognite e le sfide di un viaggio che ha già scritto una nuova pagina dell’esplorazione umana dello spazio.
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