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Ddl migranti, via i limiti alle ispezioni nei Cpr. E a Milano il centrosinistra diffida Sala: “Chieda la chiusura del centro”

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Il via libera della Ragioneria generale dello Stato al disegno di legge in materia di immigrazione, che ora si prepara ad essere calendarizzato per i lavori in Senato. Varato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio scorso, il ddl che contiene il controverso “blocco navale” prevede uno stanziamento di 40 milioni di euro per il triennio 2026-2028, destinati in gran parte all’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo, operativo dal prossimo giugno. Rispetto alle prime versioni, il testo bollinato ha rimossa la clausola, fortemente contestata dalle opposizioni, che limitava le ispezioni dei parlamentari nei Centri per il rimpatrio (Cpr) alla sola facoltà di colloquio con gli stranieri che ne avessero fatto esplicita richiesta. Al contrario, aveva attaccato il segretario di +Europa, Riccardo Magi, la piena facoltà ispettiva “trova il suo fondamento nel dettato costituzionale”.

La novità arriva proprio nel giorno in cui la tensione sui Cpr si riaccende a Milano. La mattina del 10 aprile, una delegazione istituzionale ha infatti inviato una diffida formale al sindaco Giuseppe Sala per chiedere la chiusura definitiva del Cpr di via Corelli. A firmare la diffida sono stati l’europarlamentare del Pd Cecilia Strada, europarlamentare, i consiglieri regionali Onorio Rosati (Avs), Luca Paladini (Patto civico), Paolo Romano (Pd), e la consigliera del terzo Municipio, Rahel Sereke. Ancora una volta hanno denunciato come la struttura operi letteralmente fuori dalla legge, citando la recente sentenza della Corte Costituzionale cha ha chiesto al legislatore di disciplinare il trattenimento amministrativo. Per quanto riguarda via Corelli, hanno denunciato violazioni dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla salute e alla dignità, in un contesto segnato da criticità strutturali, episodi di violenza, atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. L’iniziativa si richiama allo Statuto del Comune di Milano e ai valori di uguaglianza che la città afferma di voler difendere e che tradirebbe ospitando la struttura.

“Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono. Ecco, la violenza degli argini siamo noi, sono le nostre istituzioni che stanno calpestando i diritti e la vita delle persone”, ha detto Strada. “Chiediamo che ognuno, per il ruolo che ricopre, faccia la propria parte per chiudere questi Centri di detenzione illegali. Chiediamo che il sindaco Sala eserciti tutte le sue prerogative perché ciò possa avvenire”, l’appello di Rosati. Mentre Paladini ha ricordato che “rappresentare le istituzioni vuol dire anche farsi ispettori di quali linee non sono valicabili, a partire dal rispetto dei diritti umani”. Ma nonostante il ripristino delle prerogative ispettive, il ddl introduce una restrizione che inciderà drasticamente sulla trasparenza, stabilendo che gli stranieri trattenuti possano utilizzare solo telefoni privi di fotocamera. Di fatto si impedisce loro di filmare o fotografare ciò che accade all’interno delle mura, rendendo impossibile una documentazione che in passato permesso fare luce su abusi e carenze, e che ora resterà affidata unicamente alle testimonianze raccolte durante le ispezioni.

Non solo, nel ddl rimangono provvedimenti come la stretta sui ricongiungimenti familiari e la riduzione del “prosieguo amministrativo“, da 21 a 19 anni, per i minori stranieri non accompagnati. Previsto dalla legge 47 del 2017, il prosieguo è un istituto concesso, dietro autorizzazione del tribunale dei minorenni, ai migranti arrivati minorenni in Italia che hanno intrapreso un percorso di formazione professionale, istruzione e inserimento normativo. “Sono giovani che si impegnano in un percorso di inclusione. Perché togliere loro questa opportunità? Anche a costo di privare il paese di lavoratori formati nel nostro paese? Perché?”, ha chiesto la senatrice Sandra Zampa, capogruppo Pd in commissione Affari sociali a Palazzo Madama, che definisce la misura “irrazionale e incomprensibile, dettata da un sentimento di pura ostilità e da razzismo nei confronti proprio di quei giovanissimi migranti che meriterebbero di essere sostenuti”.

Infine, il cosiddetto “blocco navale” per interdire temporaneamente l’attraversamento delle acque territoriali “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza”. Più probabilmente, l’ennesimo tentativo di innescare un cortocircuito con il diritto internazionale per poi prendersela con la magistratura. La Convenzione Onu sul diritto del mare già consente di vietare l’ingresso nelle acque territoriali per motivi di sicurezza ed è legge in Italia. Ma stabilisce in modo preciso quando il passaggio di una nave è offensivo e uno Stato non può aggiungere nuove “minacce gravi” a sua discrezione soprattutto se violano l’obbligo di soccorso e i diritti fondamentali, come nel caso di navi umanitarie che hanno soccorso persone in mare durante un’operazione SAR (ricerca e soccorso), coordinata dalle autorità costiere.

L'articolo Ddl migranti, via i limiti alle ispezioni nei Cpr. E a Milano il centrosinistra diffida Sala: “Chieda la chiusura del centro” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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