Artemis II, missione compiuta: il rientro sulla Terra è riuscito. Dall’ingresso in atmosfera allo splashdown nel Pacifico. Tutte le fasi finali della missione
“Missione compiuta“, e stavolta non è una frase da film: si è conclusa con successo la fase più delicata della missione Artemis II. La capsula Orion è rientrata nell’atmosfera terrestre e ha ammarato nel Pacifico alle 2.07 italiane, dopo circa dieci giorni di volo nello spazio profondo.
Un viaggio che ha riportato esseri umani nell’orbita lunare dopo oltre mezzo secolo e li ha spinti alla distanza più lontana mai raggiunta dalla Terra. Un passaggio chiave nel ritorno dell’uomo verso la Luna.
Il blackout della durata di circa sei minuti
Il rientro è il momento più critico di tutta la missione. Orion ha iniziato la discesa a velocità vicine ai 40mila chilometri orari, mentre gli astronauti hanno avvertito una forza fino a quasi quattro volte il proprio peso. L’attrito con l’atmosfera ha avvolto la capsula in una nube di plasma incandescente, con temperature fino a circa 2.700 gradi, interrompendo le comunicazioni per circa sei minuti.
È il cosiddetto blackout: da Terra non arriva più alcun segnale, ma è un passaggio previsto, studiato fin dalle missioni Apollo. Quando il contatto si ristabilisce, significa che la fase più rischiosa è superata. E si tira il fiato. Da lì in poi, la sequenza procede come da manuale: apertura dei paracadute, rallentamento progressivo e discesa controllata fino allo splashdown. La NASA ha definito l’ammaraggio “preciso”, centrato quasi perfettamente nel punto previsto.
Dopo l’impatto con l’oceano, Orion è stata stabilizzata grazie agli airbag, mentre le squadre di recupero hanno raggiunto la capsula per i controlli di sicurezza, escludendo la presenza di gas pericolosi prima di aprire il portellone.
Le condizioni dell’equipaggio sono risultate buone
L’equipaggio è in buone condizioni, come ha confermato il comandante Reid Wiseman. Le operazioni di uscita sono state graduali e assistite: è stata utilizzata anche una piattaforma gonfiabile per facilitare il trasferimento dalla capsula ai mezzi di recupero, complicato dalle condizioni del mare. Uno alla volta, gli astronauti sono stati issati sugli elicotteri con un verricello e trasferiti sulla nave di supporto USS John P. Murtha. Qui si sono mossi autonomamente, raggiungendo a piedi l’area medica per i controlli post-volo, previsti dopo missioni di questo tipo.
A seguire il rientro in diretta c’era anche la politica: il presidente Donald Trump ha assistito all’ammaraggio e lo ha definito “perfetto”, congratulandosi con l’equipaggio e rilanciando l’obiettivo delle future missioni verso Marte.
“Missione compiuta”
L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha parlato di “missione compiuta”, sottolineando il valore di questo volo: un test completo, in condizioni reali, del sistema che dovrà riportare gli astronauti verso la Luna. Artemis II non è solo una missione riuscita. È il passaggio che rende più concreto il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare e apre la strada alle prossime tappe, fino alle missioni ancora più lontane.
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