Rogo del Constellation, interrogato il sindaco di Crans-Montana: sequestrato il cellulare. È indagato da marzo
La sua iscrizione nel registro degli indagati era arrivata, a dire delle parti civili, con grave ritardo solo nei primi giorni di marzo. Ma solo oggi al sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, è stato sequestrato il cellulare nell’ambito del filone dell’inchiesta sui mancati controlli del bar Constellation dove morirono soffocati o bruciati 41 persone perlopiù giovanissime e altre 115 rimasero ferite. Il primo cittadino, che non si è mai dimesso né ha chiesto scusa, viene interrogato a Sion dalla procura del Cantone Vallese. Al primo cittadino, entrato da un accesso secondario per evitare i giornalisti, vengono contestati incendio, omicidio e lesioni colposi in relazione agli omessi controlli di sicurezza nel locale andato a fuoco da lui stesso ammessi qualche giorno dopo le fiamme.
Durante l’audizione, ancora in corso, gli inquirenti hanno disposto anche il sequestro del suo telefono. Le domande si concentrano soprattutto sull’organizzazione dei controlli comunali nei locali della stazione turistica e sulle eventuali carenze che avrebbero impedito verifiche regolari. A guidare l’inchiesta è la procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, mentre in aula siedono decine di legali delle parti civili. Assenti invece i proprietari del discobar, i coniugi Moretti, anche loro indagati, ma rappresentati dai propri avvocati.
Per chi assiste le vittime, quello di oggi è un passaggio chiave. “È un interrogatorio molto importante, decisivo, ci aspettiamo dal rappresentante delle istituzioni un’ampia collaborazione senza se e senza ma”, ha dichiarato l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta una giovane italiana rimasta ferita nel rogo. “Siamo a un livello più alto delle indagini: finora abbiamo sentito i gestori e i tecnici, il fatto che adesso ci siano le istituzioni è un buon segno”. Sulla stessa linea anche altri legali di parte civile: secondo l’avvocato Alain Viscolo, Féraud è “uno dei principali indagati in questa vicenda”, mentre il collega Nicolas Mattenberger si aspetta chiarimenti “sull’organizzazione del Comune e sulle ragioni per cui non sono stati effettuati i controlli periodici: c’è una responsabilità politica”.
Le domande rivolte al sindaco arrivano al termine di una serie di interrogatori che, nei giorni scorsi, hanno iniziato a delineare un quadro sempre più preciso. Gli inquirenti hanno ascoltato diversi funzionari comunali addetti alla sicurezza, tra cui Baptiste Cotter e il suo predecessore Rudy Tissières, entrambi indagati. Proprio da queste audizioni emergerebbe una criticità strutturale: la mancanza di personale. “Dagli ultimi interrogatori viene confermato il quadro accusatorio riguardante le omissioni del Comune nei controlli di sicurezza”, ha spiegato ancora Ventimiglia, sottolineando come lo staff fosse “sottodimensionato e quindi non potesse materialmente svolgere tutti i compiti assegnati”. Una versione confermata anche dallo stesso Tissières, che davanti ai magistrati ha dichiarato: “Avevo segnalato i gravi problemi di organico del nostro ufficio”. Secondo quanto ricostruito, le ispezioni antincendio avrebbero dovuto essere effettuate con cadenza annuale, ma nel caso del Constellation non sarebbero state eseguite per cinque anni.
È proprio su questo punto che si concentra ora l’attenzione degli investigatori: capire se il sindaco fosse a conoscenza della carenza di risorse e, soprattutto, se abbia adottato misure per colmarla. “Vogliamo capire il punto di vista del sindaco e del suo assessore sulle omissioni nei controlli – ha aggiunto Ventimiglia – e se fossero consapevoli di non avere il personale necessario per svolgere le ispezioni”. L’inchiesta proseguirà nei prossimi giorni con nuovi interrogatori: dopo quello del sindaco, è attesa anche l’audizione dell’assessore comunale Kevin Barràs. Un passaggio che potrebbe contribuire a chiarire le responsabilità istituzionali in una delle più gravi tragedie recenti e per cui gli avvocati di parte civile hanno più volte denunciato la lentezza e le lacune procedurali tanto da spingere le parti civili a presentare una ricusazione.
Istanza che nei giorni scorsi a Camera pensale del tribunale del Cantone del Vallese ha respinto I magistrati elvetici “non hanno riscontrato, secondo i criteri stabiliti dalla giurisprudenza, – si legge nella motivazione – errori particolarmente gravi o ripetuti da parte del Ministero pubblico che costituiscano violazioni gravi dei doveri dei magistrati e che possano denotare un’apparenza oggettiva di parzialità delle procuratrici interessate”. La richiesta di ricusazione era stata depositata a inizio gennaio dall’avvocato di Ginevra Garen Ucari, legale di alcune famiglie delle vittime, sollevando alcuni rilievi nei confronti delle inquirenti tra cui quello di non aver assunto misure per evitare il pericolo di collusione e di inquinamento delle prove.
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