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Volano stracci e sberle social, nel volume in uscita Conte fa il martire e Giggino lo sbugiarda: i “congiurati”? Oggi sono i suoi alleati nel campo largo

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Veleni, libri e poltrone: non c’è limite al grottesco quando si parla della parabola discendente del Movimento 5 Stelle. Sì, perché parliamo davvero di redde rationem risolto a colpi di scudisciate politiche e bordate tra ex commilitoni; di conti in sospeso affidati per il conto finale a un duello a distanza tra Conte e Di Maio che rispolvera il meglio di (o il peggio?) della letteratura di partito a 5 stelle.

Il libro di Conte scatena Di Maio: Giuseppi si dice vittima di congiurati con cui adesso governa

Nel libro dell’ex premier che uscirà ufficialmente solo domani, l’attuale presidente dei pentastellati riparte per il suo autoritratto dal racconto del presunto retroscena che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica a fine gennaio del 2022. Senza mancare di soffermarsi anche sui certo non brillanti rapporti tra lui, Mario Draghi, Beppe Grillo e ovviamente l’ex ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Un duello a colpi di citazioni, ricostruzioni e social

L’ultimo atto della tragicommedia va in scena allora tra le pagine di un’autobiografia (quella di Giuseppi), e i posto sui social, cavalcati da entrambi i duellanti, impegnati a prendersi a schiaffi (figurati) a colpi di accuse reciproche e di stracci che volano come se non ci fosse un domani,. Ma anche come se il pregresso pesasse ancora. E tanto… Al centro della rissa a distanza, le anticipazioni del libro di Conte, Una nuova primavera, dove l’”avvocato del popolo” alle prese con il racconto delle sue infinite rinascite (e giravolte), tenta di riscrivere la storia della rielezione di Mattarella e della caduta del suo governo bis.

Con Di Maio, che attraverso delle stories su Instagram non le manda a dire a Conte. Per il rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo persico, quelle del leader del Movimento 5 stelle sono «una pessima caduta di stile», specie ora che i protagonisti della “congiura” messa nera su bianco saranno i suoi alleati nel campo largo. E, in alcuni casi, ci governa anche insieme.

La “congiura” secondo Giuseppi

Una lunga cavalcata a ritroso nei “fasti” (nefasti?) della sua era di governatorato lunga due esecutivi a Palazzo Chigi, con l’autore che punta il dito contro l’ex sodale, accusandolo di avergli remato contro sulla candidatura di Elisabetta Belloni al Colle: «Partì un attacco concentrico per bruciarlo da parte di Matteo Renzi […], di Di Maio, deciso a contrastare qualsiasi nominativo appoggiato da me. E di Lorenzo Guerini». Non solo: Conte evoca finanche Domenico De Masi per rilanciare la tesi del complotto di Draghi che avrebbe tentato di «isolare il sottoscritto e appoggiare Di Maio».

Uno dei punti più controversi, con la lingua che batte dove il dente duole. Sì, perché a far indispettire Di Maio è soprattutto “l’incidente” che interruppe i rapporti tra Grillo e Draghi. Incidente che «avrebbe reso di pubblico dominio il tentativo di Draghi di convincere il fondatore del M5S a isolare il sottoscritto (Conte) e ad appoggiare Di Maio. A rivelare quell’episodio fu il sociologo Domenico De Masi, quando ormai Grillo lo aveva riferito anche ad alcuni parlamentari del Movimento».

Un punto dolente, per l’appunto, che motiva la risposta di Di Maio, affidata addirittura a tre diverse storie su Instagram. «Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire», inizia l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle. Che poi entra nel merito di quelle che lui considera delle accuse.

La prima: «Sono orgoglioso di aver contribuito alla rielezione di Mattarella e di aver avuto la stima di Draghi», scrive Di Maio. E subito dopo accusa Conte di aver raccontato «un episodio completamente falso». Quindi affonda il colpo proprio sul terreno politico: «Nel suo libro elenca i “congiurati”. Peccato che oggi siano tutti suoi alleati». Aggiungendo in calce: «Una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contradditorio».

La replica velenosa di “Giggino”

Da qui in poi, allora, la risposta dell’inviato speciale per il Golfo, risvegliatosi dal letargo istituzionale e dal suo “proverbiale riserbo”, sarà un continuo crescendo. Perché non solo Di Maio bolla le ricostruzioni di Conte come una «pessima caduta di stile». Stigmatizzando per lo più citazione e episodi come un «falso» d’autore. Ma anche perché il colpo basso di Giggino arriva sul più bello: sul piano della coerenza politica, con cui tenta di mettere a nudo l’ipocrisia del campo largo. «Conte nel suo libro elenca ulteriori “congiurati”: Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri… Peccato che oggi quei “draghiani” siano tutti i suoi alleati nel cosiddetto campo largo»…

Di Maio vs Conte e il paradosso del campo largo

Concludendo con una stoccata non proprio in punta di fioretto. Di Maio infatti, chiosando sul punto, infierisce ancora una volta: «La differenza è che nel suo libro si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme»… E alla fine della fiera delle vanità e delle recriminazioni al quadrato, il quadro che emerge è piuttosto desolante: da una parte un leader che si erge a vittima politica sopravvissuta a complotti e fronde.

Dall’altra un ex “capo politico” che rivendica con orgoglio autonomia di scelte (opportunismo politico?) e compromessi, che gli hanno permesso rilancio e nuova vita istituzionale dopo la debacle elettorale (e la sconfessione interna). Entrambi, però, accomunati dallo stesso peccato originale: la sete di potere che ha trasformato il “vaffa” delle origini, in un battibecco a oltranza tra ex “poltronisti” d’eccellenza.

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