“Traffico nello stretto di Hormuz invariato nel primo giorno di blocco voluto da Trump”
Il primo giorno pieno di applicazione del blocco voluto da Donald Trump per le navi che fanno scalo nei porti iraniani ha avuto un impatto limitato sul traffico nello Stretto di Hormuz. Martedì, secondo dati di navigazione visti da Reuters, almeno otto imbarcazioni tra cui tre petroliere riconducibili all’Iran hanno attraversato il passaggio. La misura ha comunque aumentato l’incertezza per armatori, compagnie petrolifere e assicuratori, già esposti ai rischi della guerra. E, nonostante alcuni transiti, i flussi restano drasticamente ridotti rispetto agli oltre 130 attraversamenti giornalieri registrati prima dell’inizio del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, secondo fonti del settore.
Nelle prime 24 ore di operatività, sei unità hanno invertito la rotta su ordine delle forze Usa, rientrando verso porti iraniani. Le tre petroliere legate a Teheran che hanno attraversato lo stretto non erano dirette verso scali iraniani e non sono quindi state colpite dalle restrizioni. Tra queste, la Peace Gulf battente bandiera panamense è diretta verso il porto di Hamriyah, negli Emirati Arabi Uniti, e trasporta tipicamente nafta iraniana destinata a riesportazioni verso l’Asia.
Altre navi, riporta Reuters, hanno continuato a muoversi nonostante il blocco. La petroliera Murlikishan, già attiva nel trasporto di greggio russo e iraniano, dovrebbe raggiungere l’Iraq il 16 aprile per caricare olio combustibile. La Rich Starry è la prima tanker a uscire dal Golfo dall’inizio delle restrizioni: una nave sotto sanzioni statunitensi, con circa 250mila barili di metanolo a bordo e legata alla società cinese Shanghai Xuanrun Shipping.
Dall’entrata in vigore della misura altre cinque imbarcazioni hanno poi attraversato lo stretto: due petroliere per prodotti chimici e gas, due bulk carrier e una nave cargo diretta al porto iraniano di Bandar Abbas. Una comunicazione militare statunitense, visionata da Reuters, precisa che le spedizioni umanitarie restano escluse dal blocco.
Secondo Fabrizio Coticchia, docente di scienze politiche all’università di Genova, Washington potrebbe optare per un’applicazione selettiva: “Non serve bloccare ogni nave o entrare nello stretto: è possibile un blocco intermittente”. I premi assicurativi per coprire i rischi di guerra non sono aumentati rispetto ai giorni precedenti, ma rimangono su livelli molto alti, di centinaia di migliaia di dollari a settimana, con revisioni delle coperture ogni 48 ore. Secondo la società di brokeraggio marittimo BRS, un ritorno alla normalità appare sempre più lontano: nel breve termine, il traffico commerciale nello stretto potrebbe ridursi al minimo o azzerarsi.
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