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Ricordi Rossoneri – Verona non è sempre fatale

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​Il 28 aprile 2002 il Milan scende in campo al Bentegodi contro il Verona con un obiettivo vitale: il quarto posto. La stagione è complicata, ma l’accesso ai preliminari di Champions League rappresenta il confine tra il successo e il fallimento del progetto tecnico. Il Verona, al contrario, vive un momento drammatico e cerca punti per una salvezza che sembra sfuggire di mano.
La partita si mette subito in salita. Mutu segna un gol incredibile da trenta metri e porta in vantaggio i padroni di casa. La reazione del Milan c’è, ma la sfortuna si mette di mezzo: Pirlo colpisce un palo su punizione alla fine del primo tempo.
Il secondo tempo comincia con un altro episodio negativo che sembra confermare la maledizione di questo stadio. Serginho ha l’occasione del pareggio su calcio di rigore, ma la palla finisce di nuovo sul palo. Lo spettro della “Fatal Verona” aleggia sul campo, ricordando i campionati persi nel 1973 e nel 1990. In un momento così critico, emerge però un protagonista inaspettato: Kakha Kaladze. Il difensore georgiano sale in cattedra, si sposta in avanti e si trasforma in un rifinitore aggiunto, cambiando il volto della sfida. Al minuto 65, Kaladze vede lo scatto di Inzaghi e scaglia una sventagliata precisa dalla metà campo. Il centravanti si coordina al limite dell’area, colpisce di controbalzo e batte Ferron. Il Milan trova l’1-1 e l’inerzia della gara cambia completamente. La squadra di Ancelotti smette di subire e inizia a chiudere il Verona nella propria trequarti, conscia che il pareggio serve a poco per la classifica. I rossoneri spingono e all’82’ trovano il gol del sorpasso. Kaladze inventa la giocata della giornata con un filtrante rasoterra che taglia in due la difesa scaligera. Pirlo intercetta la sfera in corsa, salta secco Ferron e deposita a porta vuota. L’esultanza del fantasista sotto la curva è lo sfogo di una squadra che sente di aver scacciato i propri fantasmi.

Questa vittoria rappresenta un bivio fondamentale per la storia moderna del club. Grazie a questi tre punti, il Milan blinda l’accesso all’Europa che conta. Senza quel pomeriggio al Bentegodi, la cavalcata dell’anno successivo che culmina nella finale di Manchester contro la Juventus non sarebbe mai esistita. Per il Verona, invece, il fischio finale segna l’inizio di un declino lento verso la Serie B, categoria in cui la società rimane per ben undici anni.
Verona non è sempre un luogo di sventure per i colori rossoneri. Quel pomeriggio di aprile dimostra che il destino si può cambiare con la volontà. Da questa sofferta vittoria nasce la leggenda europea del Milan di Ancelotti.

W Milan

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