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Accoltella 25enne per una pizza a Pavia: adolescenza tra denunce e sanzioni disciplinari a scuola

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PAVIA. Un ragazzo difficile, problematico, che da tempo viveva un disagio. Così lo descrivono nel quartiere in cui abita. Il 16enne fermato per l’omicidio di Gabriele Vaccaro, 25 anni, da un anno non andava più a scuola e si era già messo nei guai, più volte, frequentando quelle che il genitore, che aveva cercato di fargli cambiare strada, chiamava “cattive compagnie”. Alcuni mesi fa rimediò una denuncia per lesioni: era rimasto coinvolto, l’anno scorso, in una rissa con altri giovani in un parco pubblico della città.

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La rissa e le denunce

Non un banale litigio. Nella scazzottata era spuntato un coltello. Anzi, anche in quell’occasione, come nell’omicidio di Gabriele Vaccaro, l’arma non fu identificata con certezza perché mai ritrovata: si ipotizzò un punteruolo o una lama molto sottile e affilata. Il 16enne, comunque, ebbe la peggio e finì grave in ospedale, insieme a un coetaneo che riportò cinque giorni di prognosi. La polizia, dopo settimane di indagini, denunciò entrambi i ragazzi.

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Gli altri che avevano partecipato alla rissa non furono identificati, anche se i loro nomi nel quartiere circolavano senza freni sulla bocca di tanti residenti, che più volte avevano dovuto fare i conti con le intemperanze di quei ragazzi, con i loro atti vandalici e veri e propri gesti criminali, come le rapine ai danni di coetanei. Quasi tutti con nomi italiani e cognomi stranieri e alle spalle famiglie che vivevano in provincia di Pavia da tempo. Come la famiglia del 16enne: il padre, operaio, si è trasferito a Pavia ormai diversi anni fa, gli ultimi passati a gestire i colpi di testa del figlio, tentando di farlo tornare a scuola, un istituto superiore della città, e provando a convincerlo a prendersi un diploma. Senza successo.

Sospeso a scuola

Anche a scuola il ragazzo era stato più volte richiamato dagli insegnanti e aveva ricevuto provvedimenti disciplinari di sospensione, per episodi avvenuti in aula a danni di altri studenti. Il giovane era finito in ospedale anche nel 2023, sempre in seguito a uno scontro con un altro gruppo di giovani, in pieno centro. Non tutti ragazzi ai margini: in quella banda, come emerse dalle indagini, c’erano ragazzi della “Pavia bene”, figli di professionisti stimati.

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Le gang giovanili

Erano i mesi in cui a Pavia con una certa frequenza si registravano rapine per strada, messe a segno da giovani e giovanissimi ai danni di altri coetanei. Spesso con coltelli. Si cominciò a parlare con insistenza di violenza giovanile, un tema trattato come una vera e propria emergenza. La sorveglianza aumentò nei luoghi più sensibili della città: piazza del Lino, gli angoli di Strada Nuova e di corso Cavour, il centro commerciale Minerva. Qualcuno, tra cui l’allora assessore alla sicurezza Pietro Trivi, invocò l’esercito a Pavia. Le rapine presentavano quasi sempre lo stesso copione: le vittime venivano accerchiate e costrette, sotto le minacce, a consegnare quello che avevano. Prima le bande erano interessate ai cappellini griffati o al cellulare, poi alzarono il tiro e presero a fare razzìa delle paghette date dai genitori alle loro vittime.

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