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Opera in tre Atti | I movimenti di Empoli-Entella

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Grave

La gara casalinga con la Virtus Entella era stata descritta come una sorta di ultima spiaggia per evitare il tracollo. Una specie di “bonus” interno da capitalizzare contro un’avversaria che, su 17 gare lontano da Chiavari, aveva racimolato la miseria di 7 punti. Gli azzurri avevano un solo risultato a disposizione per fugare parte dei cattivi pensieri emersi nel corso degli ultimi, orribili tre mesi di campionato. Vincere per sopravvivere. Tre punti per dare un segnale di vitalità e offrire un moto d’orgoglio. È venuto fuori un modestissimo pareggio in rimonta tra le perplessità e il fatalismo di una platea che fatica ancora a credere a ciò a cui ha dovuto assistere. L’Empoli ha dimostrato, ancora una volta, di non avere la spina dorsale per affrontare un momento sportivamente difficilissimo. Una sorta di psicodramma determinato dall’impotenza della squadra a sottrarsi da una situazione che non aveva preventivato. Il pareggio interno con la Virtus Entella, che fa seguito al nulla cosmico di Genova e Padova, rappresenta il punto più basso toccato dagli azzurri negli ultimi trent’anni.

Lento

Adesso si fa durissima. Non solo per la pochezza perpetrata in un girone di ritorno da incubo ma anche per un calendario oggettivamente quasi inaccessibile. Abbiamo a che fare con 180 minuti in cui gli azzurri saranno di scena in trasferta contro le prime due della classe in volata per la serie A e al cospetto di un Avellino rinfrancato dalla cura Ballardini. Gli stessi benefici che, purtroppo, non possono essere attribuiti alla gestione di mister Fabio Caserta, ultimo allenatore in ordine di tempo a gestire lo sviluppo di una stagione in cui è stato sbagliato tutto ciò che era possibile sbagliare. Da quando l’ex tecnico di Bari e Catanzaro si è seduto sulla panchina azzurra, non è arrivato quello scossone emotivo che era lecito aspettarsi. Appena 6 punti in 6 gare e la rocambolesca vittoria interna con il Pescara a illuminare con una fioca luce le tenebre più scure. Le ultime tre partite (Samp, Padova, Virtus Entella) hanno messo definitivamente in mostra i limiti caratteriali di una squadra ormai sull’orlo di una crisi di nervi.

Adagio

Prima dell’espulsione che priverà in laguna gli azzurri del suo allenatore, Fabio Caserta aveva operato alcune scelte parse decisamente discutibili. Contro l’Entella non si è visto scendere in campo Saporiti, l’unico insieme all’estro di Elia e alla generosità di Shpendi, in grado di impensierire le difese avversarie. Si è invocato a gran voce l’utilizzo di una difesa a 4 quando è ormai evidente che questa squadra non abbia i crismi strutturali per interpretare un modulo diverso da quello, non a caso, utilizzato per quasi tutto il torneo. Una girandola incoerente di scelte offensive senza soluzione di continuità. Al debutto con il Mantova, fiducia a Ilie prima che il romeno finisca definitivamente ai margini. Contro la Samp, si prova la carta Nasti. Contro il Padova, via al tentativo di rispolverare un Popov finito per mesi in naftalina. Nel match con l’Entella, torna d’attualità il nome di Fila. Una spruzzata di Ceesay in qua e là, spesso fuori ruolo e in abiti tattici a oggi ancora indefiniti. Risultato? Una malinconica perdita di fiducia da parte di quasi tutti i giocatori offensivi. A oggi serve una sorta di miracolo sportivo. L’imponderabile che talvolta fa capolino anche negli scenari apparentemente più catastrofici. 

L'articolo Opera in tre Atti | I movimenti di Empoli-Entella proviene da PianetaEmpoli.




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