Il giornalista Mario Giordano querelato da Maurizio Pappalardo per diffamazione
Pavia. È la presunta diffamazione televisiva il nuovo fronte giudiziario che coinvolge Maurizio Pappalardo, questa volta in qualità di parte offesa e non di imputato come nel procedimento “Clean 2”, nel quale l’ex maggiore dei Carabinieri è chiamato a rispondere di accuse gravi quali corruzione, peculato e stalking nei confronti dell’ex fidanzata, con una richiesta di condanna formulata dalla procura pari a 6 anni e 6 mesi di reclusione. In questo diverso capitolo, Pappalardo, assistito dagli avvocati Beatrice Saldarini e Lorenzo Nicolò Meazza, sposta il baricentro della vicenda sul piano della comunicazione pubblica e del racconto mediatico delle sue vicende giudiziarie.
La denuncia
Al centro della querela per diffamazione aggravata in concorso, presentata contro il direttore e conduttore di “Fuori dal Coro” Mario Giordano e contro l’inviata Marianna Canè, vi sono alcuni servizi andati in onda su Rete 4 alla fine del 2025. Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto di denuncia, le trasmissioni contestate avrebbero incluso passaggi ritenuti “allusivi” e lesivi della reputazione dell’ex ufficiale, con riferimenti giudicati impropri a un suo presunto coinvolgimento anche nelle prime fasi delle indagini sul delitto di Garlasco e con collegamenti tra l’inchiesta Clean 2 e altri filoni investigativi riconducibili al cosiddetto “Sistema Pavia”.
La difesa sostiene che tali contenuti abbiano finito per creare una narrazione unitaria e semplificata di vicende tra loro distinte, sovrapponendo procedimenti giudiziari differenti e ampliando il perimetro delle contestazioni oltre quanto effettivamente accertato nei singoli fascicoli. In questa prospettiva, la querela evidenzia come l’accostamento mediatico tra indagini separate avrebbe generato un effetto complessivo potenzialmente lesivo dell’immagine e della reputazione di Pappalardo, con una ricaduta pubblica significativa.
Il fascicolo è stato assegnato alla pm Chiara Giuiusa, che ha tuttavia chiesto l’archiviazione per entrambi i giornalisti, ritenendo che nei servizi televisivi non siano ravvisabili condotte penalmente rilevanti sotto il profilo della diffamazione.
No all’archiviazione
Secondo la valutazione della Procura, le espressioni utilizzate e il taglio dei servizi rientrerebbero nel perimetro del diritto di cronaca e del legittimo esercizio dell’attività giornalistica, senza sconfinare in affermazioni tali da integrare il reato contestato.
Una posizione che non ha chiuso il contenzioso. Pappalardo ha infatti presentato opposizione al decreto di archiviazione, chiedendo che sia un giudice a pronunciarsi nel merito delle contestazioni sollevate. Il caso è così approdato davanti al giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Lapi, chiamata a valutare se accogliere la richiesta della Procura oppure disporre ulteriori approfondimenti investigativi o diverse determinazioni sul piano processuale.
La prossima tappa
L’udienza è stata fissata per il 16 luglio e rappresenta un passaggio centrale dell’intera vicenda. In quella sede verrà infatti deciso se le accuse di diffamazione mosse nei confronti dei due giornalisti debbano essere archiviate definitivamente o se, al contrario, debbano proseguire verso ulteriori sviluppi. Da un lato la difesa insiste sulla lesione della reputazione derivante dalla narrazione televisiva e dalla sovrapposizione dei procedimenti; dall’altro la procura ribadisce la piena legittimità del racconto giornalistico e della sua impostazione. Spetterà quindi al giudice dell’udienza preliminare definire i contorni giuridici di questa vicenda.
