Global Sumud Flotilla, Tel Aviv: “175 attivisti verso Israele”. I legali degli attivisti: “Raccolte prove delle violazioni”
Decine di imbarcazioni sequestrate, persone “arrestate” a centinaia di chilometri di Gaza, in acque internazionali. E 175 attivisti scortati verso Israele. È in evoluzione il quadro di ciò che sta accadendo alle persone a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla dopo l’abbordaggio avvenuto ieri sera, giovedì 29 aprile, al largo di Creta. Il ministero degli Esteri di Tel Aviv fa sapere che “175 attivisti, provenienti da oltre 20 imbarcazioni, stanno raggiungendo pacificamente Israele”. Contestualmente la Marina israeliana, stando ad al-Jazeera, ha informato le persone a bordo di essere “in arresto”.
“Per ora siamo in attesa di capire dove portano le persone sequestrate” hanno dichiarato i legali della Flotilla. Per quanto riguarda gli italiani, “stiamo facendo il loro elenco e attendiamo di riparlare con la Farnesina, in contatto con Israele“. Da quanto si apprende finora, 17 imbarcazioni sono entrate nelle acque greche, mentre altre 14 le stanno seguendo. Il team di avvocati sta predisponendo una relazione che descrive dettagliatamente i fatti e le violazioni commesse da Tel Aviv, compresa la raccolta di provo fotografiche, video e tecniche.
“La relazione e la documentazione probatoria saranno consegnate oggi al NLT (National Leadership Tribunal) affinché le utilizzino per esercitare ulteriore pressione sui ministeri degli Esteri affinché intraprendano azioni e richiedano misure provvisorie d’urgenza nell’ambito del procedimento penale”. Da quanto si apprende finora, 17 imbarcazioni sono entrate nelle acque greche, mentre altre 14 le stanno seguendo.
Dal canto loro gli attivisti scrivono che “le azioni di Israele segnano una pericolosa e senza precedenti escalation: il rapimento di civili nel mezzo del Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza, sotto gli occhi del mondo intero. Sia chiaro di cosa si tratta. Si tratta di pirateria. Si tratta del sequestro illegale di esseri umani in alto mare vicino a Creta, un’affermazione che dimostra come Israele possa operare con totale impunità, ben oltre i propri confini, senza subire conseguenze”.
“Nessuno Stato ha il diritto di rivendicare, controllare o occupare acque internazionali. Eppure, è esattamente ciò che Israele ha fatto, estendendo il suo regime di controllo verso l’esterno, occupando il Mar Mediterraneo al largo delle coste europee” scrivono gli attivisti della Flotilla. “Nell’ambito della sua aggressione, la marina israeliana ha intercettato navi, disturbato le comunicazioni, compresi i canali di soccorso, e rapito con la forza civili. Non si tratta di zone di confine contese. Si tratta di acque internazionali”, sottolinea la Flotilla, affermando che “ancora più allarmante è il silenzio”. Infatti “i governi che affermano di difendere il diritto internazionale, ancora una volta, non hanno detto nulla. Nessuna condanna urgente. Nessuna richiesta immediata di rilascio dei prigionieri. Nessun appello a che i responsabili vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Questa assenza di risposta non è neutralità, è autorizzazione ed è complicità”,
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