Un anno di governo Merz? La grande coalizione è già col fiatone: risse tra ministri e sondaggi in picchiata
Dopo un anno in carica il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz è crollato nei sondaggi. Secondo Deutschlandtrend solo il 15% si dichiara soddisfatto del suo operato, il 45% poco ed il 39% niente affatto; valori che precedettero la caduta della coalizione precedente. Tutti i partiti sono valutati male, la Cdu dal 75%, la Csu dal 71% e la Spd dal 83% del campione. “Responsabilità per la Germania” era il titolo del contratto di coalizione tra Cdu-Csu e Spd in cui si prometteva un “cambiamento di rotta” e soprattutto di rafforzare l’economia. La mancata ripresa economica, i ritardi nel rinnovo delle infrastrutture, i tagli allo stato sociale, e lo stesso stile di Merz, che più di una volta si è lasciato andare ad esternazioni non abbastanza soppesate, alimentano l’insoddisfazione dell’opinione pubblica per una coalizione con una maggioranza parlamentare di appena 26 voti e litigiosa.
La ministra dell’Economia Katherina Reiche (Cdu), ad esempio, si è schierata con fermezza contro le proposte del vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil (Spd) relative a una tassa sugli extraprofitti: “Il nostro partner di coalizione si è distinto per aver avanzato proposte costose, inefficaci e costituzionalmente discutibili“, ha affermato. Pressato dalle critiche interne, riflesse nella rielezione a capogruppo di Jens Spahn cui molti indicano ambizioni di succedergli, Merz ha recentemente creduto di dover sferrare un attacco frontale contro la Spd affermando nel talk televisivo di Caren Miosga sulla tv pubblica Ard “i compromessi non sono una strada a senso unico”. Un attacco incauto a ridosso della dichiarazione del vicecancelliere Lars Klingbeil dopo che il Consiglio dei ministri aveva approvato le cifre chiave del bilancio 2027 “siamo consapevoli della responsabilità che portiamo nel garantire che la coalizione sia stabile”. L’alternativa di un governo monocolore di minoranza sarebbe fallimentare.
Proprio sull’esistenza di molte promesse ancora inevase l’opposizione però frusta il Governo. La AfD è ormai in netto vantaggio rispetto alla Cdu nei sondaggi ed erode anche l’elettorato della Spd presentandosi come “nuovo partito dei lavoratori”. I Verdi rimarcano a loro volta come il cancelliere non riesca a spiegarsi con precisione ed i tedeschi non gli perdonano accuse che non lavorerebbero abbastanza, o moniti che il sistema pensionistico obbligatorio sarebbe “tutt’al più una rete di sicurezza di base”. Merz era già partito con il passo sbagliato: da capo dell’opposizione aveva accettato il voto della AfD per far passare un inasprimento sull’immigrazione ed anche per questo fu bocciato al primo turno. Perché si potesse svolgere un’altra votazione quello stesso giorno, i Verdi e la Linke avevano dovuto accettare di accorciare i termini.
Dopo però il suo Governo ha mantenuto diverse promesse. Ha varato rapidamente un “incentivo agli investimenti” e inasprito la politica migratoria. Ha anche saputo stabilizzare il livello delle pensioni. Il “reddito di cittadinanza” (Bürgergeld) è stato sostituito dal sistema di “Sicurezza di base” (Grundsicherung), mantenendo così una promessa elettorale chiave di Cdu/Csu. Avviate la riforma della leva e la nuova strategia di difesa. La coalizione ha anche licenziato la riforma della sanità che promette consistenti risparmi, seppure debba ancora passare il voto al Bundestag. E tra spinta alle riforme e loro successiva accettazione c’è molta distanza, come ha dimostrato la riforma del lavoro del 2010 del socialdemocratico Gerhard Schröder.
Molti cittadini attribuiscono però al governo la responsabilità della stagnazione economica e degli elevati prezzi dell’energia. Vi è scarsa fiducia nella capacità della coalizione di individuare una via d’uscita dalla crisi. Sebbene ci siano segnali della diminuzione dei flussi migratori, le aspettative in merito a un’efficace gestione del fenomeno rimangono contrastanti. I successi sono stati offuscati anche dal grosso scivolone, della mancata nomina a giudice della Corte costituzionale della giurista Frauke Brosius-Gersdorf proposta dalla Spd.
Inoltre le i riforme più importanti delle pensioni, del welfare state, l’assistenza di lungo degenza e la riforma delle imposte sul reddito, sono ancora in sospeso e foriere di scontri. Tutto mentre quest’autunno si prospettano elezioni locali complicate, in particolare in Sassonia-Anhalt. Mentre la Cdu lotta per mantenere il controllo del governo e la Spd si batte per rientrare nel parlamento regionale, non si può escludere una maggioranza dell’AfD. È pertanto cruciale, per la coalizione di governo, che le riforme abbiano successo e che le dispute interne non ostacolino l’operato dell’esecutivo. Il leader della Csu, Markus Söder, ha da tempo messo in guardia da un fallimento i partner che il loro governo potrebbe essere “l’ultima cartuccia della democrazia“.
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