ATP Roma, Sinner: “Senza di noi gli Slam non si giocano, i soldi sono una conseguenza del rispetto”
Da Roma, il nostro inviato
Jannik Sinner esordirà sabato agli Internazionali d’Italia 2026, quantomeno in campo. Oggi ha infatti tenuto la tradizionale conferenza stampa pre torneo, il media day. Con la solita serenità, tranquillità, approfondendo anche temi che esulano semplicemente dal campo.
“Sicuramente sto più sul presente“, spiega Sinner guardando tanto alla stanchezza quanto alle prospettive, “è bellissimo tornare a Roma. L’anno scorso ero rientrato dopo mesi, sentendo affetto da tantissime persone. Sono super contento di essere qua. Durante il torneo sentivo di star recuperando la stanchezza, mi sento abbastanza bene. Ho avuto tre giorni totalmente liberi, senza fare nulla. E ora ho tre giorni per preparare il torneo, vediamo come reagisco in campo“.
“Credo che Carlos ha qualità incredibili, in questo momento come nessuno. Lo vedevi già da tanto che lui ha questa capacità di picchi altissimi, quando diventa quasi impossibile stargli dietro. Però credo di essere un giocatore molto costante, cerco di stare lì mentalmente, su tutti i punti. Sto cercando di dare il massimo. Poi essere n.1, n.2 cambia poco, perché la partita poi riparte da zero, e si gioca tutto in campo. Carlos è stato sfortunato, perché se fosse qua la situazione sarebbe diversa. Da parte mia sono contento di quello che sto facendo, ma ora c’è un altro torneo“.
Sinner: tra 1000 e personalità
“Certo che mi diverto“, sorride Sinner riguardo le parole di Adriano Panatta al Corriere della Sera, dicendo che lui al tempo amava vivere, “ma a fine giornata cerco di fare tutto per essere il miglior tennista possibile. Ci sono tanti sacrifici, momenti in cui penso, ma cerco di essere un pelino più forte. La mia determinazione e la mia vita. Ci sono momenti in cui faccio quello che voglio fare. Ho 24 anni, mi devo anche divertire. Lo faccio vedere un po’ meno, ma ognuno è diverso. In questi giorni ho giocato a golf e calcio, il mio divertimento. Non c’è una regola, alla fine in questi giorni qua l’obiettivo principale era riposarmi“.
Sinner parla anche del tema dei Masters 1000 più lunghi, stuzzicato dalla domanda del direttore Ubaldo Scanagatta. Sulle difficoltà della versione da 12 giorni: “In questo momento non possiamo cambiare i Masters 1000, spendere energie è inutile. Però siamo anche d’accordo che forse a tutti piace l’evento di una settimana. Quest’anno ho giocato a Montecarlo, l’anno scorso a Parigi. La settimana passa più velocemente, finisce una partita e pensi già a quella dopo. Se hai il giorno libero ci pensi, pensi ad allenarti, ti alleni per essere pronto. Il che è tanto un bene quanto un male“.
“E’ stato difficile lasciare la mia famiglia da piccolo“, riflette Sinner, “so comunque che mi supportano in ogni decisione, così come anche i miei amici, che non ho visto per molto tempo. Ho comunque ancora alcuni amici che mi conoscono bene sin da quando ero giovane e non ero nessuno. Quelle sono le amicizie migliori. Allo stesso tempo ho dovuto adattarmi a un nuovo stile di vita. Non ero mai stato prima in palestra e non giocavo più di tot volte a settimana. In quel periodo tutto è cambiato. Ma credo sia stato fondamentale per me, anche per la crescita della mia persona, oltre che del giocatore. Sicuramente sognavo di giocare nei migliori palcoscenici al mondo. Sono stato fortunato di capitare in quella struttura, dove ho conosciuto molte persone e nella quale ho vissuto con una famiglia con la quale sono ancora in contatto. E’ stata un’esperienza incredibile
Questione Slam
Non può mancare anche l’opinione di Jannik sulla lettera scritta agli Slam dai top player: “Siamo in un momento dove maschi e femmine stanno insieme, stiamo chiedendo. I soldi sono una conseguenza, del rispetto che gli Slam ci danno. Senza di noi il torneo non c’è. Siamo stati zitti per tanto tempo, e ora siamo arrivati a un punto dove è giusto parlare di questa roba qua. Stiamo facendo un buon lavoro, ci stanno rappresentando bene. Sappiamo l’importanza e il prestigio degli Slam. Non chiediamo il 50%, non ci piacerebbe neanche, ma al momento prendiamo un po’ troppo poco“.
“E’ una cosa che non riguarda solo i top player, ma tutti i giocatori Noi top 10 maschi e femmine abbiamo scritto questa lettera”, prosegue Jannik, “e non è positivo che dopo un anno non siamo ancora arrivati a una conclusione per quello che vorremmo ottenere. Noi giocatori siamo un po’ delusi dal montepremi del Roland Garros. Nelle prossime settimane scopriremo anche quale sarà il montepremi di Wimbledon. Speriamo che sia migliore. Capisco anche i giocatori che parlano di boicottaggio, anche perchè è da tempo che c’è questa questione aperta. Vedremo in futuro se cambierà qualcosa
