Vincent Lambert come Alfie: l’Onu chiede di non staccare la spina
Come il piccolo Alfie Evans, anche per un 42enne francese, l’ex infermiere psichiatrico Vincent Lambert, in stato vegetativo da oltre dieci anni, i medici dell’ospedale universitario di Reims hanno chiesto di interrompere i trattamenti che lo tengono in vita. E, anche in questo caso, i genitori non vogliono accettare la decisione e si battono perché l’équipe ospedaliera faccia marcia indietro.
Ma adesso, dalla loro parte, si è schierato il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Committee on the Rights of Persons with Disabilities – CRPD), che sabato ha chiesto alla Francia di sospendere ogni decisione sullo stop alle cure, in attesa di un’audizione in merito. Una risposta alla disposizione del Consiglio di stato francese, che il 24 aprile aveva convalidato la decisione dei medici di sospendere nutrizione e idratazione.
Il ministro francese della Salute, Agnès Buzyn, ha replicato che il governo avrebbe risposto alla richiesta del comitato delle Nazioni Unite, ma che non era legalmente obbligato a rispettarla. «Tutti gli organi giurisdizionali, sia nazionali che europei, confermano il fatto che l’équipe medica responsabile ha il diritto di fermare le cure», ha spiegato. «Non siamo legalmente vincolati all’opinione dell’ONU, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che dice e gli risponderemo». Lo Stato francese ha sei mesi per presentare le sue osservazioni al Comitato. Nel frattempo, l’ONU ha chiesto alla Francia di garantire che l’alimentazione e l’idratazione di Vincent Lambert non siano sospese, ai sensi della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
Vincent Lambert è in stato vegetativo da quando, nel 2008, è stato vittima di un incidente stradale. Respira in modo autonomo, è tetraplegico e, dunque, completamente immobile, nutrito e idratato in modo clinicamente assistito. Le indagini radiologiche hanno evidenziato lesioni cerebrali giudicate «irreversibili» e, per questo, non è stato registrato negli anni alcun segno di miglioramento.
Il caso, diventato il simbolo del dibattito sulla fine della vita in Francia, ha distrutto e disgiunto la sua famiglia: da un lato, i genitori Pierre e Viviane, un fratello e una sorella si oppongono alla cessazione d
elle cure; dall’altra, la moglie Rachel, il nipote François e cinque fratelli denunciano un «inutile» accanimento terapeutico. Se la madre afferma: «Contrariamente a quanto molti credono, Vincent non è un vegetale connesso a delle macchine. Manifesta regolarmente la sua presenza, ci riconosce. Ha bisogno di tempo, di fiducia, di benevolenza», la moglie è pronta a garantire: «Vincent non avrebbe mai voluto una vita come questa».
