L’età dell’oro
Il concetto di Health span (durata della salute) si è sostituito a quello di Life span (durata della vita), perché la longevità, se non è associata a una buona condizione psico-fisica, non è (per niente) una gioia. La medicina dell’aging promette di mantenerci sani a lungo. Ecco come
Tutti i soggetti giovani stanno bene allo stesso modo, chi invecchia, invece, invecchia «bene» a modo suo. Riscrivere l’incipit di Anna Karenina non è un vezzo: serve a sottolineare un concetto cruciale per la medicina dell’aging: l’impossibilità di generalizzare, la necessità di personalizzare fino al Dna il programma da applicare a ogni persona, perché ognuno, oltre al tempo che passa, ha fragilità specifiche da dover riparare (e sì, si può agire anche sul destino scritto nei geni, perché è un destino reattivo alle correzioni).
«Prendersi cura del proprio benessere è un comportamento responsabile, perché le correzioni rimangono nel corredo genetico che si trasmette», dice il dottor Paolo Mariconti, medico, anestesista e psicoterapeuta, farmacologo, esperto di medicina del dolore e membro del comitato scientifico dell’Amia (Associazione medici italiani anti-aging), autore del libro sull’argomento, L’età dell’oro (Edizioni Virgilio). Insomma, prendersi cura di sé aiuta anche i posteri a star meglio e più a lungo.
«La medicina dell’aging però non è preventiva», dice Mariconti, «ma predittiva: ci si prende cura dei sani prima che si manifestino dei problemi». Per iniziare servono una serie di esami (ematici, della composizione della massa corporea, del microbiota, genetici) che presentano allo specialista il quadro personalissimo su cui costruire un programma. Poi, le leve su cui si può agire sono quelle note (l’attività fisica, l’alimentazione, lo stress, l’integrazione nutrizionale), sempre riviste e aggiornate da nuovi studi. Con Mariconti abbiamo commentato alcune «tesi» relative alla longevità, la loro veridicità, la possibilità di realizzarle e anche come compensarle, se difficilmente praticabili, causa «logorio» della vita moderna (info sul sito: agingandpain.it).
Ridurre l’introito di calorie rallenta l’invecchiamento
«Senz’altro introduciamo più calorie di quelle che consumiamo e questo crea un deposito di adipe, che non è soltanto un «magazzino» di energia, ma è un tessuto attivo, che entra in dialogo con altri tessuti attraverso la secrezione di ormoni e diventa una delle cause dell’infiammazione silente (o inflammaging, uno stato infiammatorio cronico e asintomatico causa di invecchiamento). Liberandosi dei grassi ci si libera anche di meccanismi patogenici legati alla sovra alimentazione. Una persona non iper nutrita tende a mantenere nel tempo caratteristiche di agilità, muscolarità, equilibrio, coordinazione e forza muscolare». L’adipe in accumulo può avere conseguenze pericolose. «Anche in soggetti dall’aspetto insospettabile, attraverso esami specifici, come la bioimpedenziometria, ma anche altri più sofisticati, si è notata la presenza di un’infiltrazione di grasso nel muscolo, con tutti i danni, metabolici e non solo, che questo comporta».
N.B.: La caloric restriction ha mostrato di avere effetti positivi sulla longevità ma attenzione a mai deprivare l’organismo di sostanze indispensabili, va fatto sotto controllo medico e previa diagnosi.
Meglio un’attività fisica di resistenza, ad alta intensità, di una passeggiata
«Si tende a proteggere la persona che invecchia, perché ci sembra fragile, ma si è visto che più dell’attività aerobica (camminata, bicicletta), che dà delle garanzie di benessere cardio-respiratorio, quella che induce maggiori benefici è l’anaerobica: i pesi, per esempio. Quest’ultima ha un effetto diretto sui mitocondri, i centri energetici delle cellule, e può modificare l’informazione genetica con effetti favorevoli sull’orologio dell’invecchiamento cellulare. L’esercizio fisico, in generale, mantiene attive le telomerasi, gli enzimi che preservano il telomero, la parte finale del cromosoma, che tende ad accorciarsi con l’invecchiamento».
N.B.: Un’attività fisica, aerobica e anaerobica (pesi), è fondamentale per un aging in salute. Da costruire col proprio coach medico, valutando tolleranza allo sforzo, forza e resistenza muscolare, capacità aerobica di base, attitudini personali.
La meditazione riduce lo stress, una delle cause più importanti dell’invecchiamento
«Lo stress, meccanismo naturale di difesa in situazioni di pericolo, se diventa costante (distress) causa il permanere di uno stato di attivazione del sistema nervoso simpatico, quello di allerta, che porta tachicardia, produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, adrenalina; questa iperattività fa sballare tutto, dal punto di vista ormonale, con un impatto su composizione corporea, equilibrio metabolico e sistema immunitario. Per gli esseri umani è oggi più difficile recuperare la fase di “cessato pericolo”, perché noi rimuginiamo sulle cose passate e su quelle che verranno, di fatto rimanendo stressati, anche quando non dovremmo. Le pratiche mentali come la mindfulness, concentrandosi sul “qui e adesso” e allenando la mente a non giudicare i propri pensieri, aiutano a recuperare lo stato di quiete e a interrompere lo stato di perenne allerta. Numerosi studi dimostrano che, con la meditazione, si riequilibra l’assetto ormonale, si contrasta efficacemente l’infiammazione silente, è più efficace la risposta del sistema immunitario e si modifica l’attività di diverse aree cerebrali con il miglioramento dello stato di tensione».
N.B.: Il controllo dello stress è cruciale. Dato che difficilmente si può vivere, nel 2019, senza esserne toccati, la meditazione come pratica che aiuta a recuperare uno stato privo di stress è un’alleata preziosa dell’Health span.
Il sonno è uno dei principali predittori di longevità
«Prima di tutto rigenera il sistema nervoso centrale. Durante le ore notturne, l’organismo si libera dalle scorie acide e produce l’ormone GH che nel bambino aiuta la crescita e nell’adulto si occupa dei processi riparativi. Per un riposo migliore, bisogna cercare di assecondare i ritmi circadiani, stare all’aperto e muoversi di giorno in modo da assecondare l’attività della serotonina che viene poi trasformata in melatonina la sera, al buio, momento in cui si dovrebbe “scivolare” nella calma, ma che tra attività lavorative, stimolazioni mentali (telefoni e pc) e fisiche (palestra, cena tardi) è sempre più un prolungamento del giorno che altera profondamente gli equilibri».
N.B.: Per ritrovare un ritmo che prepari al sonno, momento fondamentale di recupero e riparazione, oltre ad abitudini e routine, si possono usare adattogeni, sostanze naturali che combattono lo stress, predisponendo alla calma, anticamera del riposo. Da prendere nel tardo pomeriggio, per avviarsi alla fase di quiete, e prima di coricarsi.
L’assunzione di nutraceutici è fondamentale
«Sono un caposaldo per un aging in salute, un modo per correggere alcune fragilità e sostenere certe attività. Un tempo si usava dire integratori, ma la parola nutraceutico indica, in particolare, “un prodotto che è stato isolato o purificato dagli alimenti e proposto sotto forma di medicinale che sia dimostrato possa fornire un effetto benefico o una protezione per malattie croniche”. Tra i più noti e adatti all’aging, la curcuma, che ha un’azione antinfiammatoria importante e contrasta i sintomi di alcune malattie del sistema nervoso; lo zenzero, antiossidante e antinfiammatorio. E poi i funghi: nella tradizione orientale da millenni sono considerati utili per la longevità e recenti evidenze scientifiche confermano le loro proprietà. Cito il reishi, che aiuta la gestione dello stress e potenzia il sistema immunitario, e il cordyceps sinensis, che migliora il metabolismo energetico, aiuta le performance cognitive e sportive. E migliora le funzioni sessuali».
N.B.: Dato che l’alimentazione difficilmente riesce a fornire la dose di principi attivi degli alimenti che possono avere effetti benefici sulla longevità, i nutraceutici e la micoterapia (funghi) diventano un supporto che lo specialista saprà modulare a seconda di esigenze e finalità personali.
