Добавить новость
ru24.net
Модные новости
Июль
2019

Its 2019, i vincitori del concorso

0
Barbara Franchin con tutti i finalisti
Daoyuan Ding riceve l'ITS Award
Rafael Kouto con Renzo Rosso
... e con Andrea Tomat, presidente di Lotto
Annaliese Griffith-Jones con Renzo Rosso
Corrina Goutos con Barbara Franchin

Its 2019 ha i suoi vincitori. International Talent Support, il concorso per giovani creativi della moda lanciato nel 2002 da Barbara Franchin e giunto alla sua 17esima edizione, si è concluso, come sempre a Trieste, con la proclamazione dei suoi numerosi trionfatori.

In un’edizione caratterizzata da un’attenzione tutta personale e sincera, da parte dei partecipanti, nei confronti dei temi della sostenibilità e del riciclo (felice specchio di tempi nei quali il rispetto per l’ambiente sembra essere finalmente diventata un’urgenza e non una moda) ad aggiudicarsi il premio principale, uno dei numerosi finalisti orientali del contest, il 28enne cinese Daoyuan Ding: a lui l’ITS Award offerto da Allianz, in partnership con Pitti Immagine.
All’australiana Annaliese Griffith-Jones, invece, quella che può essere considerata la medaglia d’argento, ovvero il Premio OTB, attribuito dal giurato – ma anche partner di primissima ora del concorso – Renzo Rosso, con il suo Gruppo di brand cui fa capo, tra gli altri, anche Diesel.

Un elenco, dicevamo, lungo di premi. Lungo perché fortunatamnente lunga è la serie di sponsor e di partner che credono in questo importante evento e che, ogni anno, aumentano. L’ultimo arrivato (ultimo non per importnaza) è Lotto, che debutta in quel di Its e che consegna, subito, il suo primo Sport Award a Rafael Kouto.
A Corrina Goutos sono andati la menzione speciale Vogue Talents e l’Its Sustainability Award (bellissimi i suoi gioielli accessori realizzati con accendini usati), mentre a Moon Hussain è andato il premio della Camera nazionale della Moda Italiana. A Daoyuan Ding anche il Tomorrow Entrepreneurial Creativity Award, mentre Kouto ha fatto il bis di riconocimenti con il Diesel Award. A Moon Hussain è toccato anche il Coin Excelsior Award, mentre Jiaen Cai ha vinto l’Its Fashion@Work by illy Award.

Tra le tante personalità di spicco della prestigiosa giuria, anche il giovane ma già affermatissimo Glenn Martens, fondatore e direttore stilistico del brand di successo Y/Project.

Glenn Martens, foto Arnaud Lajeunie.

La sua prima volta a Its. È anche la prima volta in una giuria?
«Ho fatto parte di molte giurie, ma è la prima volta che sono qui. Ho provato a partecipare al concorso nel 2008 ma non sono stato preso!».

Una sorta di riscatto, quindi, essere qui?
«È un premio importante, mi fa piacere esserci. Credo sia molto importante dare una mano alla nuova generazione di talenti, anche grazie a un premio».

Ha notato un fil rouge nel lavoro dei ragazzi che sono arrivati fin qui?
«I ragazzi che ho visto hanno tutti approcci molto differenti tra di loro, i premi sono stati assegnati democraticamente. Ho visto un interesse diffuso nei confronti della sostenibilità, credo sia una cosa molto bella da ritrovare nei giovani che si avvicinano all’industria della moda. Pensano alla moda, ma anche al futuro del nostro pianeta».

Quale insegnamento può dare a questi ragazzi la sua esperienza di fondatore di un brand di successo come Y/Project?
«Ciò di cui sono molto fiero, rispetto al mio marchio, è che non abbiamo lavorato seguendo il mainstream dell’industria della moda, non abbiamo studiato a tavolino cosa fosse hype per replicarlo. Non ci siamo affidati alle celebrities, non abbiamo studiato branding. Da 5 anni lavoriamo sul design, sulla costruzione dei capi, sul concetto che sta dietro agli abiti. Internet, e l’era in cui viviamo, che privilegia un impatto visivo immediato, non sempre riescono a cogliere questi aspetti. Y/Project è in crescita costante, e quindi credo che… sì, ci sia spazio anche per un approccio diverso. A questi ragazzi consiglio di spingere su ciò in cui credono, di non cedere alla corrente, se non corrisponde a ciò che sentono. Di rimanere integri e onesti nei confronti della propria visione, ecco. Essere aperti e curiosi è importante, ma non bisogna mai tradire il proprio percorso, non si deve perderlo di vista. L’industria della moda è satura, se perdi la tua personalità, perdi tutto quello che hai».

Credo le piaccia l’Italia. A gennaio era a Firenze per Pitti, ora qui a Trieste.
«Amo l’Italia. Ci verrò anche in vacanza, in Puglia».

Ha notato che non ci sono finalisti italiani al concorso?
«Vero. Ma i concorsi internazionali sono così».

Che cosa ne pensa dei giovani creativi italiani?
«Devo dire che non conosco molti brand italiani emergenti. Ma devo confessare, purtroppo, di non essere una di quelle persone assetate di sapere che cosa succede nel mondo… La moda italiana però resta una delle più importanti del mondo, qui ci sono degli archivi incredibili».

Coerenza, ironia e coolness: quanto contano nel successo di Y/Project?
«L’idea del brand è quella di parlare a molte persone diverse, di porre l’accento sull’individualità, e di essere estremamente eclettico. Sulle mie passerelle puoi trovare una grande varietà di approcci, ciò che rende coerente il tutto è l’attenzione alla costruzione. Non ci sono mai semplici magliette nelle mie collezioni, c’è sempre un twist “concettuale” anche dietro il capo apparentemente più facile. Un’altra forma di coerenza per me è l’ironia, appunto. È fondamentale, così come lo humor, persino come lo scherzo. In fondo dobbiamo essere divertenti, per essere felici. Apprezzo tantissimo il lavoro, ad esempio, di Cristobal Balenciaga, così serio e bello. Ma, per me, il divertimento è una componente irrinunciabile del mio approccio. E poi la coolness: anche quella è una forma di coerenza. Che cosa è cool? Ognuno lo è a modo suo. Sottolineare l’individualità significa essere cool, no?».

Che cosa è la bellezza per lei?
«Credo che la bellezza sia una questione molto lega all’equilibrio, alle proporzioni, alla misura. Ecco perché molte persone sono attratte dalle stesse cose. Amo l’eleganza classica, sono belga. Ma credo anche che non si debba sempre essere belli, perché siamo essere umani. La diversità è altrettanto importante, lo capisci subito vivendo in una grande città come Parigi. E poi, io stesso riconosco la diversità in me stesso. Sono una persona, ma ho molte personalità diverse: sono un sognatore, un business man, un nipote, un amante. La diversità crea sempre qualcosa di bello e importante».

Come definirebbe in poche parole il concetto di successo?
«Il più grande successo, per me, è essere felici. Anche avere creato un’azienda dove si lavora democraticamente lo considero un successo. Per altri potrebbe essere avere soldi, o potere».

Che cosa la rende felice?
«È sempre l’amore a renderti felice. Darlo e riceverlo. Ma forse è stupido, no?».

L’inizio della sua carriera non è comune. Prima di lavorare nella moda si è laureato in architettura d’interni.
«Vengo da Bruges, una cittadina bellissima ma molto, molto provinciale. Non c’è apertura nei confronti della cultura. Quando avevo 14 anni pensavo di diventare avvocato, o qualcosa del genere. Comunque immaginavo per me un lavoro tradizionale. Credo che laurearmi in architettura sia stata una specie di compromesso tra gli studi classici e la volontà di esprimere la mia creatività».

Quindi le piace anche occuparsi di casa sua, arredarla…
«Ho appena comprato un appartamento! È la mia ossessione del momento. Per il momento ho lo spazio, ma non i soldi per arredarlo!».

E per il futuro, quale è la sua visione?
«Y/Project si compone di tanti diversi segmenti di prodotti. C’è il denim, ci sono i pezzi streetwearche tutti possono indossare, ci sono gli statement pieces, ci sono i pezzi più lussuosi, ci sono i pezzi creati solo ed esclusivamente per la passerella. In ogni caso, quando si produce, inevitabilmente, in qualche modo si inquina. Ma credo che sia importante, sempre, rispettare il mondo e il consumatore. Non siamo un brand completamente sostenibile, perché al momento non è questo il nostro focus. Il nostro focus è la creatività, e in un certo senso far sognare le persone. La moda può portare le persone ad altri livelli di realtà, senza necessariamente considerarli consumatori. Piace anche a me sognare, magari sflogliando un libro o seguendo un bel profilo su instagram».

Ce ne suggerisce uno?
«Al momento sono un po’ fissato con l’interior design! Dellostudio, ad esempio, è molto interessante. Ifyouhigh è molto divertente. E anche Kidsgettinghurt».




Moscow.media
Частные объявления сегодня





Rss.plus
















Музыкальные новости




























Спорт в России и мире

Новости спорта


Новости тенниса