Woody Harrelson: «Hunger Games, una delle esperienze più divertenti della mia vita»
Vestito come un Indiana Jones in vacanza – borsalino di paglia, pantaloni e camicia di lino – Woody Harrelson è arrivato a Giffoni con la famiglia al seguito: la moglie Laura Louie e due delle sue figlie, Deni e Zoe.
«Ravello è il posto più bello del mondo, amo la gente del posto», ha detto, elencano una serie di nomi: «Cesare, Emiliano, Peppe…». Amici che si è fatto negli anni perché alla cittadina in provincia di Salerno è legato da tempo e una delle sue figlie, Makani, è nata proprio lì. «Un tempo, a Ravello, ci viveva Gore Vidal. Io sto meditando di trasferirmici. Così avrebbe un nuovo ribelle».
In effetti, Woody Harrelson si è fatto conoscere non solo come attore ma anche per le sue idee spesso controcorrente e per una serie di «problemini» avuti con le forze dell’ordine. Come, per esempio, l’arresto nel 1996 per semina illegale di canapa (Si trattava in realtà di un atto voluto di protesta). «La mia publicist, spesso si trova a dover sistemare qualche pasticcio che ho combinato. Purtroppo per lei continuo a dire quello che penso».
L’attore è noto per essere un sostenitore della prima ora del consumo legale di marijuana (A Los Angeles ad agosto apriranno il primo cannabis cafe e hanno già previsto un suo ritratto nella wall of fame del locale) e un ambientalista convinto oltre che un vegano: «Tra i pro di questa alimentazione, senz’altro il fatto che hai molta più energia e, nel mio lavoro, è importante perché spesso le giornate sono lunghe e faticose», ha detto, aggiungendo: «Prima di girare un scena a volte faccio un po’ di yoga, mi aiuta a rimanere rilassato. Quanto alle controindicazioni dell’essere vegani me ne viene in mente solo una: i camerieri al ristorante devono faticare di più con le mie ordinazioni”».
Tra i suoi prossimi film, Midway, in uscita a novembre: «Interpreto l’ammiraglio americano a capo della flotta del Pacifico durante la battaglia di Midway, appunto, quando la marina statunitense respinse l’attacco giapponese nel corso della seconda guerra mondiale. Credo sia una storia importante che è giusto continuare a raccontare».
Sempre a novembre, in Italia, arriva al cinema Zombieland 2, a nove anni dal primo.
«Negli ultimi anni ogni tanto arrivava una sceneggiatura del sequel ma non funzionava, poi un’altra e un’altra ancora ma non erano mai convincenti. Finché è arrivato il copione degli stessi sceneggiatori di Deadpool (Rhett Reese e Paul Wernick, ndr)e quella era buona».
Altro film che arriverà prossimamente, Venom 2. Nel primo, Harrelson aveva solo un cameo, «ma nel secondo sarò il super cattivo della storia». Aggiunge: «In questa fase, sono più interessato alla televisione che al cinema e se potessi lavorare con un regista italiano, sceglierei senza dubbio Paolo Sorrentino. Inoltre, vorrei tanto poter fare qualcosa con Paul Thomas Anderson. Siamo amici nella vita, non capisco come mai non abbiamo mai lavorato insieme».
Andando indietro con la memoria agli inizi della carriera, ha raccontato le difficoltà incontrate all’inizio: «Trovi sempre qualcuno che cerca di scoraggiarti per qualunque motivo. A me dicevano: “Oh, hai l’accento texano non puoi fare l’attore”. Un casting director mi disse che a non andare bene erano i miei denti. Quando entrai nel cast della sitcom Cheers, che ebbe molto successo negli anni Ottanta, pensavo di avercela fatta. E, invece, dopo quella serie per un po’ non riuscii più a lavorare. Devo molto a Chi non salta bianco è e a Natural Born Killers di Oliver Stone. Non so se quest’ultimo fosse un buon film ma creò un enorme dibattito. Secondo me si trattava di una commedia romantica fraintesa per qualcos’altro». Mentre tra i film più recenti? «Hunger Games è stata una delle esperienze più divertenti in assoluto».
A Giffoni, Woody Harrelson ha partecipato anche a una masterclass incentrata sul suo debutto alla regia nel film, Lost In London, del 2017, da lui anche scritto, un progetto iper-sperimentale. «Tornassi indietro non credo che lo farei di nuovo. Però l’esperienza mi ha reso un attore migliore nel senso che mi sono reso conto come ci sente a stare dietro la telecamera, da allora cerco di creare meno problemi ai regista con i quali mi trovo a lavorare».
Harrelson ha già scritto la sceneggiatura di un nuovo film: «S’intitola The Misadventures of Mr Fitz. È ambientato in Irlanda ed è la storia di un ragazzino che viene buttato fuori di casa. Penso che riuscirò a farlo per davvero questo film. Devo solo diventare un po’ meno pigro».
