Attentato Manchester, il messaggio in bottiglia della madre di una vittima arriva in Salento
Aveva 13 anni Paul Gilmore nel 1969. L’uomo era appena arrivato sulla Luna e lui si stava trasferendo in Australia con la famiglia. Decise di scrivere un messaggio e di affidarlo al mare in una bottiglia come facevano i marinai nei secoli passati. Il suo messaggio è stato ritrovata pochi giorni fa su una spiaggia nel sud dell’Australia.
Paul è rimasto uomo di mare ed era sul Baltico quando è arriva la notizia del ritrovamento della bottiglia con la lettera datata 17 novembre 1969. È stata la sorella, tornata in Inghilterra nel 1973, a commentare ricordando che l’allora 13enne Paul gettò almeno sei bottiglie con un messaggio in mare mentre tutta la famiglia era sulla nave Fairstair per emigrare in Australia. Cercava un amico di penna, cosa che nel mondo di oggi fatto di social e whatsapp, sa di antico.
https://twitter.com/abcadelaide/status/1151410220087693312È però stato un bambino a trovarlo. Si chiama Jyah Elliott, ha 9 anni e accompagnava il padre Paul a pescare. Il ragazzino ha scritto all’indirizzo di Melbourne che Gilmore aveva scritto, ma era ovviamente passato. Il moderno mondo connesso lo ha comunque collegato a chi aveva inviato il messaggio. Secondo gli esperti la bottiglia non è rimasta in acqua cinquant’anni, ma è finita sotto la sabbia ed è tornata in mare durante una tempesta.
Ha invece fatto un lungo viaggio la bottiglia ritrovata in Salento che conteneva il ricordo di una delle giovani vittime dell’attentato di Manchester il 22 maggio 2017 (non era al concerto, era all’esterno per prendere la sorella con la mamma e la nonna rimaste ferite). C’erano foto, preghiere e pensieri della madre della 14enne Sorrell Leczkowski. Lanciata in mare probabilmente dalle coste del Regno Unito è arrivata fino a un tratto di costa di Torre Vado, marina di Morciano di Leuca.
L’hanno recuperata gli operai che stava ripulendo il tratto di costa. All’interno c’è un braccialetto di gomma con due cuori, il nome della ragazza e la sua data di nascita: 5 febbraio 2003. In uno dei messaggi si legge: «Nell’attimo in cui sei morta il mio cuore si è spezzato a metà. Un lato è pieno di dolore, l’altro è morto con te…Ricordarsi di te è facile. Lo faccio ogni giorno, ma la tua mancanza è un dolore al cuore, che non se ne va mai via. Ti tengo stretta nel mio cuore e lì rimarrai, fino a quando arriverà il giorno gioioso che ci incontreremo di nuovo».
La tradizione vuole che il primo a usare questo mezzo di comunicazione sia stato il filosofo greco Teofrasto nel 310 a.C.. Si narra anche che Cristoforo Colombo ne mise uno in bottiglia durante una tempesta per ricordare le sue imprese se fosse morto in mare. Nei secoli fu proibito perché considerato un sistema usato dalle spie per raccogliere informazioni e divenne metodo scientifico per capire le correnti degli Oceani.
Un tempo erano richieste d’aiuto (è un SOS al mondo quello che mandano Sting e i Police in Message in a bottle), in tempi moderni sono diventati ricordi e messaggio d’amore come quello nel film Le parole che non ti ho detto con Kevin Costner.
I ritrovamenti non sono quotidiani, ma nemmeno così rari. Lo scorso anno, sempre in Australia, è stato trovato un messaggio vecchio di 132 anni. Kym Illman e la moglie Tonya hanno trovato fra le dune di sabbia una bottiglia con un foglio di carta arrotolato su cui era scritta una nota in tedesco, datata 12 giugno 1886. Era un esperimento condotto da scienziati tedeschi dalla nave Paula dell’Osservatorio Navale della Germania. In Inghilterra nel 2015 una coppia di anziani ha portato alla Marine Biological Association di Plymouth una bottiglia che era stata lasciata nel Mare del Nord tra il 1904 e il 1906 da George Parker Bidder, un biologo marino, per le sue ricerche.
