Milena Canonero: «Il mio consiglio? Curiosità, passione e tenacia»
«Mi affascina tutto quello che ha qualità e perseveranza». Racconta di altri Milena Canonero, ma parla anche di se stessa e di un lavoro quarantennale che l’ha portata sul set con i registi più importanti, a vincere quattro Oscar e a diventare una delle donne e degli artisti più influenti dell’estetica contemporanea. Sul palco di Vanity Fair Stories c’è colei che ha saputo trasformare in abiti la visione e i sogni di registi come Wes Anderson, Sofia e Francis Ford Coppola e Stanley Kubrick.
Con lei c’è il produttore Max Prun che con lei ha lavorato a un cortometraggio su Vitale Barberis Canonico, azienda storia del tessile italiano. «Dal 1663 è della stessa famiglia», spiega la Canonero, «Mi affascina tutto quello che ha qualità e perseveranza. La cosa incredibile è di come si sono evoluti con alcuni macchinari top secret». E modernità aggiunge Prun: «Mi hanno emozionato i dipendenti felici e appassionatissimi. Sono figli di chi ha già lavorato lì. In azienda hanno brevettato telai insonorizzati. L’acqua di scarico è talmente filtrata che ci sono le ninfee».
Dietro la macchina da presa Milena Canonero ci sta da poco, ma ha visto grandissimi all’opera e alla regia ha sempre pensato. «Mia madre era appassionata di cinema e di moda. Sono cresciuta fra tanti libri d’arte e sono andata presto a studiare in Inghilterra. Non sapevo se fare la costumista o la registra. Attraverso il cinema sono arrivata alla moda, al costume e alla sua storia».
I grandi lavorano con collaboratori fidati e di altissimo livello. «Ci vuole intuito, pazienza, costanza e sentire la visione del regista che è come il capitano della nave. È anche questione di evolution, non hai immediatamente una risposta». È quella pazienza e quell’impegno continuo che servono anche nel lavoro artigianale. «Io non ho il problema delle generazioni. Si può sempre imparare. Per diventare bravi nel taglio e nel cucino però ci vuole pratica e tempo e bisogna lavorare con qualcuno più bravo di te».
Il percorso dall’idea all’abito è troppo lungo da raccontare, ma un consiglio arriva comunque. «Mi ha aiutata essere curiosa, tenace. Kubrick mi ha scelta perché voleva qualcosa che fosse legato a quello che succedeva in Inghilterra al tempo. Gli piaceva come mi vestivo. Non bisogna mai tirarsi indietro quando passa un treno e serve avere una visione tenendo tutte le valvole aperte del cervello».
È così che si arriva a poter raccontare di quanto è dettagliato nelle richieste Wes Anderson e di come invece Stanley Kubrick lasciasse libertà. «Non era la persona che si immagina. Era speciale e lasciava molta libertà nel mio campo che forse lo intimidiva un po’. Francis (Ford Coppola ndr) aspetta che arrivino gli attori sul set per vederli trasformati».
Main Partner: ŠKODA
Con il contributo di: Tendercapital Productions, Edison,
Thanks to: Berlucchi, Campari.
Beauty Partner: Guerlain, Perris Monte Carlo.
Iniziative speciali: Motorola, Vitale Barberis Canonico, Zalando, 24Bottles
Institutional Sponsor: A+E Networks Italia con History, canale 407 di Sky; Rai Cinema; Sky; Taodue Film; Warner Bros. Entertainment Italia;
Media Partner: Yes Milano; RTL 102.5; Urban Vision
Technical Partner: Verso, che ha realizzato l’app ufficiale di Vanity Fair Stories;
Si ringrazia anche Medusa
