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Январь
2020

È già panico per il virus cinese: ma può arrivare da noi?

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Sono ora 6 i morti e più di 200 i casi ufficiali di contagio (quasi 2000 secondo una proiezione fatta da esperti) per il nuovo virus comparso da alcune settimane in Cina. La quarta vittima è sempre della città di Wuhan. Da uno dei mercati cittadini sembra essere partita l’infezione che si sta diffondendo in Cina, ma che ha visto casi anche in Giappone, Thailandia, Corea del Sud e Australia.

La Commissione della salute pubblica del governo di Pechino ha confermato che il virus è trasmissibile da persona a persona. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato una riunione d’emergenza, il 22 gennaio a Losanna, in cui si discuterà di quella che è definita «un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale» e di «quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla».

L’agente patogeno si chiama 2019-nCoV, mai registrato prima negli esseri umani, e porta una polmonite. Questa è la maggiore somiglianza con la Sars, che nel 2013 portò alla morte di oltre 700 persone nel mondo. Sono entrambi coronavirus, una famiglia di virus a forma di corona, che portano malattie dal raffreddore fino alla Sars che ha avuto origine in Cina a fine 2002 e nasce dagli animali. I sintomi sono simili a quelli della comune influenza con febbre e tosse che diventano polmonite solo in alcuni casi. Le prime due vittime erano persone anziane con patologie pregresse. Anche operatori sanitari che hanno curato pazienti sono stati contagiati dal nuovo virus.

Il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, Gianni Rezza, ha spiegato all’Ansa: «Al momento non possiamo escludere la possibilità che il virus arrivi pure in Europa o Italia; l’importante è identificare e isolare i casi. Se si interviene con rapidità si può infatti bloccare la diffusione, isolando gli infetti e procedendo alla quarantena dei contatti, ma è chiaro che questo si può fare solo se gli infetti non sono tanti».

Il ministero della Salute invita a non fare viaggi in Cina se non strettamente necessari. «Se ci si reca in Cina, nella città di Wuhan, provincia di Hubei, si raccomanda di vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima del viaggio. È raccomandato evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi, evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori». Negli aeroporti internazionali, Fiumicino compreso, si fanno controlli dei passeggeri provenienti dalla Cina.

Secondo il centro di controllo per le malattie infettive europeo (Ecdc), è limitato il rischio di importazione e diffusione del nuovo virus in Europa. C’è però l’incognita Capodanno cinese, che si celebra proprio in questi giorni e che è il momento di maggiore spostamento della popolazione cinese, una vera e propria migrazione.

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