Spotify: come si rinnova la sezione podcast
Da poco ha comprato The Ringer, apprezzato network di podcast sportivi, culturali e di intrattenimento di Bill Simmons. Fra 2018 e 2019, invece, l’app Anchor per permettere a tutti di mettersi all’opera con facilità, ma anche Gimlet Media, specializzata nei contenuti originali. Che Spotify stia scommettendo pesantemente sui podcast non è una novità. Il settore peserà d’altronde qualcosa come un miliardo di dollari entro il prossimo anno, secondo le previsioni del colosso della consulenza PwC. Insomma, sarà pure curioso che la nuova gallina dalle uova d’oro del consumo audio in streaming sia una formula in realtà fortemente stagionata – basti pensare che «podcasting» fu eletta parola dell’anno dal dizionario statunitense New Oxford nel trapassatissimo 2005 – ma evidentemente quei contenuti on demand, serializzati, in grado di infilarsi con grazia nel pendolarismo e nei momenti morti della giornata stimolando interesse e dandoci l’idea di valorizzarli, funzionano. Eccome se funzionano.
Così, sull’onda di tutto questo e molto altro, la piattaforma anglosvedese – che conta ormai 271 milioni di utenti mensili di cui 124 paganti – ha riorganizzato l’intera sezione dei podcast. Prendendo di petto il problema dei problemi: il tempo. «È una risorsa preziosa: ci sono moltissimi podcast da ascoltare ma mai abbastanza tempo per scoprirli tutti – spiega il gruppo fondato da Daniel Ek – Spotify viene in aiuto ai propri utenti, aiutandoli a capire in modo più rapido e veloce il contenuto di uno show e a decidere quindi se iniziare ad ascoltarlo o meno».
Come? Con un nuovo design della sezione pieno di nuove funzionalità che serviranno fondamentalmente a questo: cogliere di più e meglio cosa si sta per ascoltare. Per esempio, laddove presenti, gli episodi trailer – che si possono realizzare con l’app di Anchor – saranno messi in evidenza in cima alla lista delle puntate di un certo titolo, così da dare agli utenti la possibilità di ascoltare l’anteprima dello show e di scoprire nuovi generi. Stesso discorso per i tag di categoria, pure quelli in cima.
C’è poi un nuovo design della pagina Podcast Show, che è un po’ il motore dell’intera sezione: se le descrizioni si spostano verso l’alto per permettere di avere le informazioni su podcast ed episodi a portata di mano, anche le categorie, come detto, vengono modificate. Cerchi un genere o uno show specifici? Sotto la descrizione del podcast verrà mostrato il genere – da «Storie personali» a«Storie vere di crimini», «Viaggi»,«Relazioni» e altro ancora. Ovviamente, cliccando sulla categoria si possono trovare contenuti simili in un tap.
Spotify propone al momento un catalogo da 700mila podcast nei 79 mercati in cui è presente, con una varietà di argomenti provenienti da autori e creatori diversissimi fra loro. Stando ai numeri dell’ultima trimestrale, decisamente positiva visto che ogni mese si sono aggiunti in media 2,3 milioni di utenti abbonati a Premium, proprio i podcast hanno trainato parte della crescita. La tesi del colosso è che siano un modo molto potente di favorire la conversione degli utenti da gratuiti a pagamento: se con la musica la riproduzione casuale e un po’ di pubblicità non sembrano essere un problema, quando ci si fidelizza a un contenuto narrato il disappunto e l’impazienza crescono e dunque si tenderebbe ad abbonarsi più rapidamente. E a usare più a lungo l’applicazione.
