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Май
2020

La Pina ed Emiliano: «L’amore è dirsi buongiorno ogni mattina (anche in quarantena)»

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Milano, maggio 2020. All’indomani delle riaperture, La Pina ed il marito Emiliano Pepe non hanno alcuna fretta di rituffarsi nella «vita di prima». La conduttrice radiofonica, storica voce di Radio Deejay, dosa con cura le parole: «Mi sento piena di incertezze». Il cantante e musicista si lascia andare un po’ di più: «In linea di massima tentiamo di non uscire mai più di casa», scherza. «Praticamente non varco la porta di casa da metà febbraio», continua lei, «Non siamo mai stati molto mondani e temo che questo isolamento mi abbia definitivamente terrificato, fatico molto all’idea di uscire. Abbiamo la fortuna di avere una casa grande, ci siamo divisi gli spazi. Io ho continuato a fare radio da casa, lui a suonare il pianoforte e a comporre. Davvero, siamo molto fortunati». Sposati dal 2013, hanno affrontato (e superato) la quarantena in coppia a gonfie vele, tanto da averla fatta diventare l’argomento del loro intervento al Festival dell’amore 2020. Si tratta della terza edizione (la prima in digitale), al via dalle 20.30 di giovedì 21 maggio. «Matrimonio e cattività», la loro «materia».

Di cosa avete avuto più paura in questi mesi?
La Pina: «Io ho avuto paura di quelli che non avevano paura. E poi paura per gli altri, per gli infermieri, per i dottori, per tutti quelli che hanno affrontato l’emergenza».

Com’è stato ritrovarsi insieme 24 ore su 24?
Emiliano: «Per me è stato fantastico. È questa la grandezza che c’è tra di noi».
La Pina: «Abbiamo la giusta dose di interessi comuni che ci permettono di avere i nostri momenti di condivisione. Per esempio, siamo due grandi amanti del Giappone e in questi mesi ci siamo messi a studiare con grande impegno il giapponese, ma io sono convinta che non siano le cose che condividi a tenerti insieme. Bensì il contrario. Quando la tua felicità, non dipende da quella dell’altro; quando la mia noia non dipende dalla sua. Non sono mai stata una fan del “fammi felice, occupati di me”. Per carità».

C’è qualcosa che avete scoperto dell’altro in questi mesi di isolamento?
La Pina: «Ho visto quello che immaginavo. Io di solito esco ogni mattina per andare in radio, lui lavora da casa. In questi mesi ho potuto osservare la sua routine in studio. La sua musica. Devo dire che è molto costante e coerente, una capa tosta».
Emiliano: «Oserei dire che in questi mesi siamo persino migliorati. Abbiamo capito quali sono i rispettivi spazi e fino a che punto possiamo spingerci».
La Pina: «Abbiamo trovato il nostro ritmo. Io credo molto nei piccoli riti. Il mangiare insieme, salutarci ogni volta che ci incontriamo in casa. Io temo come la morte la banalità, il dare le cose per scontato. Bisogna, invece, dirsi ogni mattina “buongiorno”, e ogni sera “buonanotte”».

Ha sempre dichiarato che anche «ti amo» va ripetuto spesso.
La Pina: «Sempre, ti amo si dice sempre. Bisogna trovare sempre un nuovo modo per dirlo».
Emiliano: «Ovviamente funziona se è quello che provi. Non c’è una ricetta. La convivenza è una grandissima risorsa quando non ci si odia».

In Cina a fine lockdown è stato registrato un boom di divorzi.
La Pina: «Certo, ovviamente c’è chi si è chiuso in casa con compagni o compagne con cui già la storia andava male. Ho pensato spesso a tutte quelle donne, vittime di violenza, che in questi mesi hanno fatto ancora più fatica a chiedere aiuto».

Da quando è iniziata la fase 2, che Milano vedete dalla finestra?
Emiliano: «Io prima ci speravo molto, speravo che qualcosa potesse cambiare. Adesso un po’ meno. Ci si è ributtati fuori, verso l’esterno, nella maggior parte dei casi senza cura, senza scelta. E poi c’è sempre il problema dell’inquinamento, delle risorse che consumiamo. In questo periodo abbiamo capito che la tecnologia ci aiuta, che lo smart working in molti casi si può fare. Perché non imparare qualcosa?
La Pina: «Anche dal punto di vista relazionale. Ho capito che le persone che ti mancano davvero non sono così tante. Con i nostri amici abbiamo organizzato cene su zoom, spettacoli da guardare insieme attraverso uno schermo».

Che cosa vi è mancato di più?
La Pina: «A me viaggiare. Ho strappato un biglietto aereo e probabilmente dovrò rinunciare anche a un altro. Per me viaggiare significa sapere quando partirò la prossima volta, quest’incertezza mi turba».
Emiliano: «A me non è mancato nemmeno quello. Tenendo ben presente che purtroppo ci sono state persone che sono mancate, parenti che non hanno potuto nemmeno salutarle, persone che non hanno lavorato, persone che non sanno se torneranno a lavorare, devo riconoscere che personalmente sono stato bene. È stato un periodo in cui ho capito che ci si può sentire uniti anche in un altro modo».
La Pina: «Noi siamo fatti così, tendiamo sempre al lato positivo. Perché quello negativo è ben chiaro a tutti. Anche in radio ho percepito che migliaia di persone stavano cercando rifugio nell’ironia. C’è chi si è ritrovato circondato da figli che a un certo punto non sopportava più, abbiamo messo su chili, ci siamo riempiti di peli, abbiamo scoperto micro-gioie collettive come sentire suonare il campanello, o guardare la ricrescita di mia madre in video-chat. Abbiamo imparato a far lievitare cose, abbiamo capito che nonostante tutto possiamo farcela».

Dopo aver animato per due edizioni Milano con talk, party e live experience, il Festival dell’Amore 2020 si trasforma in una diretta streaming di tre ore in cui influencer, artisti ed opinion maker si metteranno a disposizione degli utenti per raccontare storie di vita sentimentale vissuta in quarantena, e soprattutto per indagare quali modalità ed aspettative regoleranno l’amore che verrà.

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