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Июнь
2020

Ma come facciamo a non abbracciarci più?

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Ci abbracciamo per salutarci. Ci abbracciamo far sentire che ci siamo. Ci abbracciamo per trasmetterci energia. Perché l’abbraccio è il gesto più pieno d’umanità che abbiamo. E adesso, il coronavirus, ce l’ha tolto. Come se si potesse, da un giorno all’altro, pensare di poterne fare a meno. Come se fosse naturale smettere di slanciarsi verso l’altro, a qualsiasi età.

«I bambini si abbracciano sempre perché loro sono primordiali. Come l’abbraccio», mi dice al telefono Valerio Berruti, artista langhetto, ideatore e autore della serie di disegni L’abbraccio più forte (Gallucci Editore, 240 pagine)che oggi è diventata un flipbook ed è nata come una raccolta fondi, subito virale, a sostegno della Fondazione Nuovo Ospedale Alba-Bra Onlus per il nuovo Covid-19 Hospital di Verduno. Per ogni donazione superiore a 300 euro, Berruti ha inviato un suo disegno originale, rappresentante quello che oggi ci manca di più: l’abbraccio.

«Il progetto è nato durante il lockdown. Avevo visto che Andrea Mastrovito artista di Bergamo che vive a New York e che stimo molto, aveva organizzato una raccolta fondi per rispondere all’emergenza. E ho deciso che volevo fare qualcosa anch’io». Per decidere cosa fare, a Valerio Berruti è bastato guardare i suoi due figli. «Si abbracciano di continuo. La cosa che mi mancava di più in quel momento era proprio l’idea di abbracciare le persone a cui voglio bene. Io sono molto fisico, non sopporto le videochiamate e ho subito pensato che questa mancanza di contatto potesse diventare il centro di tutto».

Ed era il centro corretto perché in soli tre giorni Berruti ha raggiunto 778 donazioni (e quindi 778 disegni di cui l’ultimo spedito ieri), per un totale di oltre 270mila euro. La sua mancanza di contatto, la sua nostalgia verso l’abbraccio ha parlato a tantissime persone, che nei disegni realizzato dall’artista hanno cercato l’incanto di questo gesto. «L’abbraccio metaforicamente è un’immagine poetica. Mi ha stupito l’unione, l’abbraccio delle persone a me e all’iniziativa, che grazie ai social è diventata virale».

Con i fondi avanzati dopo l’apertura dell’ospedale, Berruti ha fatto acquistare un poliambulatorio polidiagnostico «che in questo momento esegue tamponi a domicilio e quando sarà finita l’emergenza coronavirus assisterà direttamente a casa le persone più deboli. Un servizio che non esisteva in tutto il sud Piemonte». In questo tempo che vuole negare l’umanità, la prossimità, anche se solo disegnata, è l’abbraccio più forte.

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